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05:24 22 Luglio 2019
Tunisi museo Bardo

Guerra all'Isis: il contributo della Russia sarebbe determinante

© AFP 2019 / Salah Habibi
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Tatiana Santi
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L'Isis ha compiuto un anno. Continua il terrore: a distanza di pochi giorni dal venerdì nero, così chiamato per gli attentati in Francia, Tunisia, Somalia e Kuwait, i jihadisti dell'Isis decapitano due donne in Siria.

In quest'anno lo Stato Islamico ha rafforzato la propria propaganda facendo circolare in rete video creati a regola d'arte che fanno sembrare imbattibili i jihadisti. Inoltre sono sempre più numerosi i giovani che da tutto il mondo si arruolano nell'esercito dei tagliagole.

I ministri della difesa Nato al summit del 25 giugno hanno visto nella Russia una vera minaccia, citando solo poi l'Isis nella lista dei pericoli da combattere. E'possibile che l'Occidente continui a fare della Russia un nemico, invece di un alleato per combattere l'Isis?

Secondo Orsini, Ci sono Paesi come l'Italia che ritengono la Russia un Paese amico o comunque questa è la percezione della stragrande maggioranza degli italiani.
© Foto : foto fornita da Alessandro Orsini
Secondo Orsini, "Ci sono Paesi come l'Italia che ritengono la Russia un Paese amico o comunque questa è la percezione della stragrande maggioranza degli italiani".

"Nella lotta al terrorismo il contributo della Russia sarebbe determinante", questo è il parere di Alessandro Orsini, direttore del "Centro per lo studio del terrorismo" presso l'università Tor Vergata e professore di sociologia politica alla Luiss, che ha rilasciato un'intervista a Sputnik Italia.

— L'Isis colpisce su larga scala, questa volta in ben tre continenti nello stesso giorno. Quali sono le particolarità di questo venerdì nero?

— Non c'è alcuna sorpresa in quello che sta accadendo, anzi io credo che nelle prossime settimane e mesi dovremo aspettarci tanti altri attentati terroristici. Questo purtroppo lo dicono le statistiche: nel 2013 gli attentati terroristici nel mondo erano stati 10 000e sono diventati 13 500 nel 2014. Abbiamo assistito ad un incremento del 35% degli attentati. Questo dato, per quanto impressionante, presenta tra tutto l'orrore degli aspetti positivi per le democrazie occidentali: questa nube tossica rappresentata dagli attentati dei terroristi islamici si sta spostando dai cieli delle democrazie occidentali verso il Medio Oriente, l'Africa e il Sudest asiatico. Nell'80% dei casi questi attentati si sono verificati lontano dalle nostre case.

— Anche l'Europa però viene colpita dai terroristi, come a Parigi nella redazione di Charlie Hebdo e qualche giorno fa nei pressi di Lione per citare solo alcuni esempi.

— Qualunque attentato terroristico impressiona, anche soltanto una vita spezzata è un dramma gigantesco, però se noi guardiamo quello che è accaduto negli ultimi dieci anni in Europa, ci rendiamo conto che il progetto di Al-Qaeda è andato incontro ad un gigantesco fallimento, perché non è stata in grado di radicarsi nelle nostre città. Gli attentati che ha portato a termine in Europa sono poca cosa nei confronti di quello che temevamo. Dopo l'attentato di Londra del 2005 noi temevamo che saremmo stati travolti da altri attentati, ma questo non è accaduto.

Ankara ha dato il via a una serie di raid aerei contro postazioni di gruppi jihadisti in Siria.
© AFP 2019 /
Ankara ha dato il via a una serie di raid aerei contro postazioni di gruppi jihadisti in Siria.

— L'Isis compie un anno proprio questi giorni. Possiamo dire che in quest'anno è aumentata la sua potenza, soprattutto dal punto di vista informatico e della propaganda?

— A mio giudizio sì. L'Isis più che rappresentare una minaccia sotto il profilo militare, perché non può confrontarsi con lo strapotere delle democrazie occidentali, credo rappresenti un pericolo dal punto di vista culturale. L'Isis ha accresciuto la capacità di fare proseliti e di attirare giovani.

— Analizzando quest'anno di terrore, l'Occidente è in grado di combattere la minaccia dell'Isis secondo lei?

— Io direi di sì, se guardiamo le statistiche, tra il 2008 e il 2013 si sono verificati 49 complotti jihadisti contro le città dell'Europa occidentale e soltanto in 2 casi i terroristi sono riusciti a ucciderci. Questo per loro incapacità o perché sono stati fermati prima che potessero colpirci.

— L'Italia non è immune alla minaccia dell'Isis. La stessa ministra Roberta Pinotti ha dichiarato che è necessaria più sicurezza. Visti i continui tagli alla difesa crede che l'Italia abbia i mezzi per combattere il terrorismo?

— Sono d'accordo con il ministro, perché si debba investire di più. E'chiaro che gli investimenti per la sicurezza vanno in proporzione alla minaccia percepita. Tuttavia dobbiamo far presente che fin'ora i servizi d'intelligence italiani, la polizia e i carabinieri hanno svolto un lavoro egregio, perché sono sempre riusciti a smantellare tutte le cellule jihadiste che si erano formate sul nostro territorio.

Aumentando il pericolo, è chiaro che deve aumentare la spesa per la sicurezza interna.

— Secondo lei l'Occidente non commette un grave errore, ritenendo la Russia il suo nemico, invece di coinvolgerla nella lotta al terrorismo?

— Io non credo che l'Occidente consideri la Russia un suo nemico, per esempio ci sono Paesi come l'Italia che ritengono la Russia un Paese amico o comunque questa è la percezione della stragrande maggioranza degli italiani. Io direi anche della maggioranza delle forze politiche nel nostro Paese.

Sono d'accordo con lei, la guerra contro il terrorismo può essere condotta in modo più efficace con il sostegno della Russia e nel lungo periodo io credo che un'alleanza da questo punto di vista tra Russia e Occidente sia indispensabile. Per quanto riguarda la lotta al terrorismo il contributo della Russia sarebbe determinante e necessario.

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jihadisti, Terrorismo, ISIS, NATO, Alessandro Orsini, Tor Vergata, Occidente, UE, USA, Russia
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