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    A Montecitorio si sono tenuti gli “Stati generali sui cambiamenti climatici” in vista della Cop21 di Parigi, da cui, a dicembre 2015, dovrebbero scaturire gli impegni degli Stati parte del protocollo di Kyoto

    Stati generali del clima, le contraddizioni della politica

    © AP Photo/ Michael Dwyer
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    “Il Sole è alto, fa tanto caldo, dove sono i diritti umani? Dov’è l’umanità?”, lo slogan scandito dai migranti bloccati al confine è un monito troppo poco raccontato.

    Ieri a Montecitorio si sono tenuti gli "Stati generali sui cambiamenti climatici" in vista della Cop21 di Parigi, la conferenza da cui, a dicembre 2015, dovrebbero scaturire gli impegni degli Stati parte del protocollo di Kyoto per una strategia comune di riduzione dei gas climalteranti post 2020. Al consulto hanno preso parte anche Ségolène Royale, ministro francese dell'Ambiente e il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace che ha coordinato l'Enciclica di Papa

    Papa Francesco
    © AFP 2017/ FILIPPO MONTEFORTE
    Papa Francesco

    Francesco "Laudato sì". 

    L'evento di ieri ha messo in luce l'approccio a dir poco contraddittorio con cui la politica discute e decide sul tema. La crisi ambientale di cui i cambiamenti climatici sono il sintomo su scala globale ha implicazioni economiche e sociali anch'esse senza confini. Cosa hanno a che fare il clima e l'ambiente con la chiusura delle frontiere tedesche e francesi e le immagini dei migranti accampati sugli scogli a Ventimiglia o alla stazione Tiburtina a Roma?

    Sottrazione di risorse, desertificazione, inquinamento, sconvolgimenti climatici. Non ci sono soltanto guerre e persecuzioni politiche tra le cause di migrazione. Lo leggiamo negli atti dell'International Panel on Climate change, lo ricorda l'enciclica papale ove afferma che "è tragico l'aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale e che non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali". Per chi migra a causa di fattori ambientali non esiste a livello internazionale nessuna forma di tutela.

     Ecco allora la prima contraddizione. Il ministro francese dell'Ecologia e dello Sviluppo sostenibile,

    Ségolène Royal, la ministro dell`Ecologia e dello Sviluppo sostenibile
    © REUTERS/ Charles Platiau
    Ségolène Royal, la ministro dell`Ecologia e dello Sviluppo sostenibile

    ha ricordato nel suo intervento come i cambiamenti climatici possano essere causa di guerre e migrazioni al pari dell'accaparramento delle risorse. Il ministro francese ha citato le 7mila vittime del tifone Yolanda nelle Filippine, il Bangladesh minacciato per un terzo del suo territorio dall'innalzamento del livello dei mari, le migliaia di vittime per il caldo killer in India. Il problema è che tutto ciò non ha a che fare con "la sicurezza mondiale", come ha affermato il ministro francese, ma con la tutela dei diritti umani di chi è costretto a migrare per le conseguenze di un sistema economico e produttivo i cui effetti ambientali sono iniquamente distribuiti e insostenibili.

     "Prendiamoci sei mesi di tempo perché tutti i giorni, in tutti i settori, si faccia un passettino in avanti". E' la proposta di Matteo Renzi guardando alla prossima Conferenza di Parigi. Il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti ha rimarcato, da parte sua, che "viviamo in un momento cruciale di transizione. Dalle scelte che faremo nei prossimi mesi dipenderà il destino del pianeta, ma anche il destino dell'Italia, come protagonista dello scenario economico e politico mondiale".

    Il tempo è la contraddizione fondante. Gli Stati generali sul clima hanno fatto emergere quanto sia sempre più difficile conciliare le politiche del governo in materia energetica con gli slogan pronunciati in occasione delle passerelle mediatiche.

     Il governo Renzi con lo Sblocca Italia ha dato seguito a una nuova ondata di permessi di ricerca ed estrazione petrolifera a terra e in mare. A ciò si aggiunge lo stralcio del divieto della tecnica dell'Air gun dalla legge sugli ecoreati. Solo per citare le ultime notizie, nel mese di giugno, il ministero dell'Ambiente ha dato il via con 11 decreti alla ricerca di petrolio con la tecnica dell'Air gun nei tratti di costa compresi tra Rimini e Termoli e tra il Gargano e il Salento. Nel tratto tra Bari e Brindisi, sono una decina i decreti di compatibilità ambientale per i progetti di ricerca della Northern petroleum. Ma anche il Mar Jonio è oggetto degli interessi delle compagnie petrolifere. Qui, nel 2011, è stato rimosso il divieto di ricerca ed estrazione di petrolio nel Golfo di Taranto, precedentemente stabilito dal Decreto 128 del giugno 2010. Tra le società interessate la Schlumberger e la Ionica Gas: negli ultimi giorni, la prima ha ottenuto la riapertura della procedura di Valutazione d'impatto ambientale per la prospezione e la seconda una proroga decennale della concessione del permesso d'estrazione.

    Nel suo intervento, Matteo Renzi ha dato una giustificazione poco convincente alla contraddizione esistente tra il nuovo impulso alle estrazioni petrolifere e gli impegni da prendere in vista della Cop21: "Oggi il nostro nemico è il carbone, tra 50 o forse 100 anni, avremo bisogno di andare ben oltre ". Insomma è ancora necessario estrarre petrolio. E comunque, in Italia sono ancora attive 13 centrali a carbone per la produzione di energia elettrica, due delle quali tra le prime trenta più inquinanti d'Europa, Brindisi Sud e Torrevaldaliga Nord (Civitavecchia). Climate action network, Health and environment alliance (Heal), European environmental bureau (Eeb), Climate Alliance Germany e Wwf denunciano come l'utilizzo del carbone per produrre energia in Europa dal 2009 al 2012 sia aumentato. Se questi sono i risultati e se il vero nemico è solo il carbone, sembra difficile rispettare l'impegno dei 2° di aumento massimo delle temperature.

     

     

     

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    Ambiente, enciclica, Il ministro d`Ecologia, Segolene Royal, Papa Francesco, Matteo Renzi, Vaticano, Italia, Francia
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