12:48 11 Agosto 2020
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Dopo Mafia Capitale, per cui non risulta indagato, Ignazio Marino deve incassare un altro colpo dal Ministero delle Finanze ma si difende: Conosco bene le carte, quei soldi spesi dalla giunta precedente.

Il sindaco di Roma è sotto assedio. Dopo lo scoppio dell'inchiesta su Mafia Capitale alcuni mesi fa, la poltrona di Ignazio Marino al Campidoglio ha iniziato a surriscaldarsi sempre di più nelle ultime settimane, con il coinvolgimento nelle indagini di alcuni consiglieri comunali dell'attuale legislatura comunale.

Da subito dichiaratosi estraneo ai fatti, come confermato dalla sua non iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Roma nell'inchiesta che molti esperti di cose capitoline hanno definito la più grave di sempre, con le infiltrazioni mafiose nell'amministrazione, Marino aveva tenuto ieri mattina una conferenza stampa per confermare che non è sua intenzione fare un passo indietro.

"Abbiamo bloccato la melma affaristica e criminale, ora è il tempo di ricominciare da capo".

Il sindaco, che ha ribadito ancora una volta la propria volontà di restare in carica fino al termine del mandato, nonché di candidarsi per la riconferma nel 2018, nel corso della conferenza stampa convocata ieri mattina dopo ore di silenzio seguite all'appello di Renzi a governare la città, ha detto di avere trovato Roma "come Mario Monti trovò il paese dopo il governo di Silvio Berlusconi", facendo "reset" per ripartire.

In serata, la notizia della bocciatura da parte del Ministero dell'Economia sui salari accessori erogati dal Comune tra il 2008 ed il 2013, anni in cui sulla poltrona di sindaco sedeva Gianni Alemanno. Ora però la patata bollente della restituzione di oltre 350 milioni di euro è nelle mani di Marino, già alle prese con la crisi dell'amministrazione e con le contestazioni delle opposizioni che ne chiedono la rimozione.

"Sono tranquillo — ha dichiarato il sindaco ai cronisti de Il Messaggero — quelle del Mef sono carte che conosco molto bene. Io, come capo dell'amministrazione, sono l'unico sindaco d'Italia che ha firmato unilateralmente il contratto che agganciava i salari accessori al merito. L'otto luglio del 2008  — ha concluso polemicamente Marino — gli ispettori del Mef fecero una relazione che venne tenuta nel cassetto dalla giunta Alemanno e che non venne mai discussa".

Aldilà delle dichiarazioni, adesso il rischio è che il Comune debba azzerare o tagliare una parte di quegli stipendi accessori, che nel corso della sua gestione erano stati "agganciati" per la prima volta al merito e all'efficienza degli impiegati comunali, per evitare la procedura di infrazione da parte della Corte dei conti. Gli uffici tecnici del Comune hanno già fatto sapere che un eventuale provvedimento di questo tipo rischierebbe di paralizzare i servizi essenziali della municipalità, mentre i lavoratori si sono già dichiarati contrari ad ogni possibile taglio, minacciando di bloccare la città durante il Giubileo. 

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sindaco, Ignazio Marino, Roma, Italia
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