15:39 25 Giugno 2018
Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni

Gentiloni: soluzione crisi ucraina può essere solo politica

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Il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale dell'Italia Paolo Gentiloni è arrivato oggi a Mosca per dei colloqui con il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov e il vice premier Arkady Dvorkovich.

Nei commenti pubblicati relativamente a questi incontri sul sito del dipartimento di Informazione e Stampa del ministero degli Esteri russo, si osserva che "l'attuale visita a Mosca di Gentiloni è la prima ufficiale dal suo insediamento, avvenuto nell'ottobre 2014, in qualità di ministro degli Esteri d'Italia". I capi delle diplomazie dei nostri Paesi si erano già incontrati lo scorso dicembre a Basilea, a Monaco a febbraio e a maggio a Mosca, dove Gentiloni era giunto come rappresentante dell'Italia in occasione delle celebrazioni per il 70° anniversario della Vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Alla vigilia della sua visita in Russia, il ministro degli Esteri italiano aveva rilasciato un'intervista esclusiva al corrispondente dell'agenzia RIA Novosti a Roma Sergey Startsev.

Vista sul Cremlino di Mosca
© Sputnik . Alexander Vilf
Vista sul Cremlino di Mosca
-Ministro Gentiloni, il primo giugno incontrerà a Mosca Sergey Lavrov. Prima ha affermato diverse volte che per l'Occidente sarebbe estremamente difficile risolvere molti acuti problemi internazionali senza la partecipazione della Russia. Sarà questo un tema del Suo incontro con il collega russo e quali dossier internazionali ha intenzione di discutere con lui?

— Con il collega Lavrov affronterò le principali crisi dell'attualità internazionale. Abbiamo sempre sostenuto che la Russia sia un interlocutore necessario per i dossier politici più delicati ed ai quali la comunità internazionale tutta guarda con attenzione. Mi riferisco ad esempio alla Libia, che per l'Italia è tanto più rilevante data la vicinanza geografica e le conseguenze che l'instabilità in quel paese ha sul tema delle migrazioni e sulla minaccia terroristica. Penso anche alla Siria o al nucleare iraniano, sui quali la Russia ha sempre saputo offrire un contributo intelligente e propositivo. Naturalmente, parlando di crisi internazionali non posso che riferirmi anche all'Ucraina. A nessuno, né all'Europa, né alla Russia conviene avere un polo di instabilità nel cuore d'Europa. Per questo è fondamentale lo sforzo di tutti per una soluzione di compromesso soddisfacente e sostenibile nel lungo termine. 

-Questa settimana l'Alto Rappresentante per la politica estera dell'UE Federica Mogherini ha dichiarato che «una Russia isolata, fragile e destabilizzata non è nel nostro interesse».  Ma dopo la riunificazione della Crimea con la Russia, i paesi dell'Occidente hanno dato il via ad una politica di sanzioni contro il nostro paese. Qual é la posizione dell'Italia su questo argomento?

— L'Italia, così come tutti i paesi europei ha reagito all'annessione della Crimea. La modifica unilaterale di confini è sicuramente un fatto che non può non generare conseguenze. La nostra posizione al riguardo è chiara ed in linea con quella europea: a gesti di distensione e di buona volontà corrisponderà l'attivazione di meccanismi di reversibilità delle misure restrittive.   

— È un fatto che molte aziende europee ed italiane sollecitino il rifiuto delle sanzioni contro la Russia. Riguardo tale necessità si sono espressi anche numerosi noti esponenti politici italiani, appartenenti anche a diverse forze politiche. Non ritiene che sia già passato il tempo dеlle sanzioni come strumento dalla politica internazionale, e che le sanzioni antirusse debbano essere annullate al più presto, considerando che contraddicono gli interessi dell'Europa stessa?

— E' naturale che le sanzioni facciano male a chi le impone e non solo a chi le subisce. Questo vale tanto per le misure decise nei confronti della Russia, quanto per le sanzioni che Mosca ha successivamente decretato nei confronti dell'Europa. Le misure sanzionatorie mirano a recuperare la Russia ad un dialogo franco e positivo e ad un negoziato proficuo per la soluzione della crisi ucraina. Una volta chiaro il significato politico delle sanzioni, siamo pronti anche a sopportare le conseguenze economiche delle nostre scelte. Anche in costanza di sanzioni non abbiamo mai, d'altra parte, rifiutato il dialogo con la Russia, ma abbiamo esplorato sentieri di collaborazione in settori non controversi, anche in ambito economico. Non posso dire che il nostro interscambio sia cresciuto, ma sicuramente la maggior parte dei nostri investimenti sono proseguiti e nuove collaborazioni si sono aperte in questi ultimi mesi. 

Presidente russo Vladimir Putin e Primo Ministro italiano Matteo Renzi a Milano
© Fotobank.ru/Getty Images / Sasha Mordovets
Presidente russo Vladimir Putin e Primo Ministro italiano Matteo Renzi a Milano
 Dopo il raggiungimento degli accordi di Minsk, appoggiati sia dalla Russia, che dall'UE, è nata la speranza per una risoluzione pacifica della crisi ucraina. Quali ritiene che siano le vie per una seguente normalizzazione della situazione nel sud-est dell'Ucraina?

— La normalizzazione in Ucraina passa attraverso la piena e completa attuazione degli Accordi di Minsk, sia nella loro componente di stabilità e sicurezza sul terreno (cessate-il-fuoco, ritiro degli armamenti e rilascio dei prigionieri), che nella loro componente politica, vale a dire le riforme interne in Ucraina. Gli sforzi diplomatici del gruppo di "Normandia" e la preziosa opera di mediazione e di monitoraggio dell'OSCE sono essenziali. L'architettura del negoziato attualmente in esercizio è complessa, ma efficace. I diversi livelli di interlocuzione (politico e tecnico), la frequenza degli incontri, la specializzazione di alcuni tavoli di trattativa (come nel caso dei sottogruppi tematici a guida OSCE) sono la migliore assicurazione che nessun aspetto della composizione pacifica della crisi sia lasciato irrisolto. Alla base, certo, vi è la volontà politica degli attori più coinvolti di raggiungere la pace e la stabilità. E, per quanto ci riguarda, c'è il più ampio sostegno al negoziato, perché la soluzione alla crisi ucraina non può essere che politica.

— L'Italia e la Russia per lunghi anni sono state legate da relazioni definite da entrambe le parti come una partnership strategica. La cooperazione tra i nostri paesi continua, anche con l'invito di visitare EXPO-2015 a Milano da parte del Premier italiano Matteo Renzi al Presidente russo Vladimir Putin. Come vede il futuro prossimo delle nostre relazioni bilaterali?

Il padiglione russo all'EXPO di Milano
© AP Photo / Antonio Calanni
Il padiglione russo all'EXPO di Milano
— Il nostro partenariato resta importante, anche in una fase complessa come quella attuale. Siamo legati da antica amicizia ed abbiamo cooperazioni in ogni ambito, da quello politico, a quello economico a quello culturale. L'Italia è stato fra quei Paesi che nell'ultimo anno hanno avuto il maggior numero di contatti a livello politico con Mosca. Il nostro Presidente del Consiglio è stato qui in marzo, io stesso vi sono tornato due volte nel giro di un mese, il collega Ministro dei Beni Culturali ha chiuso l'anno incrociato del turismo, sempre a marzo, ed il Ministro della Giustizia ha preso parte al Forum Giuridico di San Pietroburgo la scorsa settimana. Non possiamo negare che il quadro generale dei rapporti della comunità internazionale con Mosca sia cambiato e che i contatti si siano fatti più difficili. Ma questo non deve impedirci di confrontarci su settori non coperti da sanzioni o di affrontare assieme anche questioni divisive come la crisi ucraina. Paesi amici hanno il coraggio di parlarsi anche di questioni su cui le rispettive vedute non sono convergenti, in maniera serena e trasparente.  

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Intervista, Visita a Mosca, Cremlino, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Italia, Russia
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