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    Marco Biagi era ucciso dalle Br nel 2002.

    Mancata scorta a Biagi, prescrizione per Scajola e De Gennaro

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    Erano indagati per la mancanza di disposizione di misure a tutela del giuslavorista ucciso dalle brigate rosse nel 2002.

    La sezione distrettuale del tribunale dei ministri di Bologna ha dichiarato l'estinzione per prescrizione delle accuse nei confronti di Claudio Scajola e Gianni De Gennaro per la mancata scorta a Marco Biagi, ucciso dalle Br nel 2002. Erano indagati per cooperazione colposa in omicidio colposo.

    Tante domande vengono dopo aver letto le intercettazioni dell’inchiesta su Mafia Capitale
    © AFP 2017/ Filippo Monteforte
    Tante domande vengono dopo aver letto le intercettazioni dell’inchiesta su Mafia Capitale

    Il primo ne rispondeva in qualità di ministro dell'Interno e autorità nazionale di pubblica sicurezza dal 10 gennaio 2001, il secondo quale capo della Polizia e direttore centrale di pubblica sicurezza dal 26 maggio 2000, già vice-capo della Polizia e direttore centrale della Criminalpol dal 1994. 

    Negli atti dell'accusa il Procuratore di Bologna, Roberto Alfonso, e il Pubblico Ministero, Antonello Gustapane, avevano elencato per Scajola e De Gennaro omissioni, "poste in essere in violazione dei doveri su di loro incombenti per le pubbliche funzioni rispettivamente svolte, pur essendo il prof. Marco Biagi sempre più noto nel dibattito politico-sindacale quale consulente del ministro del Welfare e già ampiamente conosciuto dall'amministrazione della Pubblica sicurezza".

    Secondo l'accusa, Scajola e De Gennaro avevano omesso di considerare le analisi sull'eversione di matrice brigatista dal Dipartimento di pubblica sicurezza "che paventavano azioni aggressive anche omicidiarie da parte delle Br-PCC" e di altri gruppi, sulla scia dell'azione contro il professor D'Antona, nei confronti di esponenti di settori politico-economici più impegnati in progetti di riforme istituzionali, nella mediazione tra le parti sociali. Né considerarono, tra l'altro, le numerose analisi sviluppate dal Sisde con documenti che "giungevano a preconizzare nel solco dell'azione D'Antona, azioni dimostrative o di attacco anche grave, ad obiettivi simbolo o a persone che non beneficiano di misure di protezione".

    L'inchiesta sulla mancata scorta al giuslavorista era stata riaperta dopo la trasmissione a Bologna di nuovi documenti, in particolare gli appunti dell'ex segretario del ministro Scajola, Luciano Zocchi. La Procura aveva concluso l'indagine a fine febbraio, chiedendo al tribunale dei ministri di procedere all'interrogatorio di Scajola e De Gennaro.

     Secondo quanto appreso, le difese di Scajola e De Gennaro, rappresentati rispettivamente dagli avvocato Giorgio Perroni e Franco Coppi, non hanno fatto richiesta di interrogatorio ma si sono affidati a memorie scritte, senza esprimere volontà di rinunciare alla prescrizione. Prescrizione dichiarata quindi dal collegio del tribunale, che non sarebbe entrato nel merito.

    Lapidaria la dichiarazione del legale della famiglia Biagi, l'avvocato Guido Magnisi: "La prescrizione consentirà agli indagati di non confrontarsi con la giustizia e con la realtà dei fatti. Mi limito a fare mia la considerazione della famiglia Biagi: per citare Jung, agli stessi soggetti coinvolti resta il doloroso e sofferente confrontarsi con le proprie coscienze".

     

     

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