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    Lavoro, in Italia aumentano i contratti a tempo indeterminato

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    I dati Inps sulle assunzioni del primo trimestre del 2015. Critiche dalla CGIL. Boeri invita alla prudenza: numeri incoraggianti ma è presto per fare bilanci.

    Diffusi ieri dall'INPS i numeri sui nuovi contratti a tempo indeterminato in Italia. Elaborando i dati dell'Osservatorio sul precariato, nel primo trimestre del 2015 l'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha registrato un forte aumento delle assunzioni, soprattutto quelle legate al cosiddetto "posto fisso": il saldo positivo è +24,1% rispetto a dodici mesi fa, con 470.785 nuovi contratti a tempo indeterminato registrati.

    Scorrendo i dati INPS si rileva poi che tra gennaio e marzo 2015 sono stati circa complessivamente 1,3 milioni  i nuovi contratti di lavoro, con un saldo positivo rispetto a quelli cessati di 319.873 unità. I diminuzione i contratti a tempo determinato e quelli di apprendistato.

    Numeri incoraggianti, che secondo molti analisti risentono positivamente degli sgravi fiscali per le nuove assunzioni previsti dal Jobs Act, ma soprattutto dell'effetto "psicologico" che la nuova disciplina sui lavoro avrebbe attivato nel mondo dell'impresa italiana. Resta cauto il presidente INPS Tito Boeri che, a proposito dei dati diffusi ieri, ha predicato prudenza. "Di solito l'occupazione tende a seguire l'andamento dell'economia — ha detto Boeri in un'intervista radiofonica rilasciata al Gr1 — e fin qui i segnali di ripresa sono abbastanza labili e sono appena iniziati. Credo che per avere dati molto importanti sull'occupazione dovremo aspettare più in là nell'anno". Il presidente dell'ente pensionistico italiano ha però sottolineato come un segnale significativo sia già da oggi desumibile: il nuovo lavoro infatti è più stabile, e nel dettaglio dei dati è possibile rilevare con certezza come sia in aumento la quota di contratti a tempo indeterminato. "La quota di assunzioni con contratti a tempo indeterminato si sta avvicinando al 50% — ha confermato Boeri — mentre prima era attorno al 30%, quindi si va verso un lavoro più stabile".

    Critica la CGIL, che a proposito dei numeri diffusi ieri, ha parlato di regalo alle imprese, proseguendo la sua battaglia contro il Jobs Act, considerato dal principale sindacato italiano come uno strumento per aumentare la precarietà. "Non ci troviamo di fronte ad una vera svolta, ma ad un grande regalo alle imprese e a meno diritti per i lavoratori — si legge in una nota — non occorreva cancellare diritti per far aumentare il tempo indeterminato".

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    Tags:
    jobs act, CGIL, INPS, Italia
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