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    F-35 Joint Strike Fighter Lightning II

    Motore difettoso negli F-35. Difesa italiana conferma l’acquisto agli USA.

    © AFP 2017/ HO/US NAVY/ MCS2D
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    13 miliardi di euro per l’acquisto dei cacciabombardieri americani F-35. Questa la spesa che il ministero della Difesa italiano ha di recente confermato.

    Eppure, l'Ispettorato generale del dipartimento della Difesa statunitense ha individuato ben 61 casi di non conformità del motore, prodotto per la Lockheed Martin dalla Pratt & Whitney, alle norme di qualità e sicurezza previste dallo stesso dipartimento Usa.

    Già il 23 giugno scorso le autorità americane avevano imposto un divieto temporaneo di volo ai cacciabombardieri, ritenuti vulnerabili persino ai fulmini.

    Non bastasse la valutazione del dipartimento della Difesa, il Gao (Government Accountability Office), ha appena stilato un documento secondo il quale "la scarsa affidabilità dimostrata dal motore ha limitato l'affidabilità complessiva del programma". Per affidabilità l'ufficio statunitense intende "una funzione relativa alla capacità di un sistema di operare nel corso di un determinato periodo di tempo senza incontrare guasti, deterioramenti o necessità di riparazione".

    Secondo l'americano Gao, inoltre, nessuno dei 36 aerei prodotti nel 2014 dalla Lockheed Martin per le forze armate americane è stato consegnato con l'allestimento richiesto, perchè privi dei sistemi idonei per il combattimento.

    A peggiorare ulteriormente la situazione, qualora ce ne fosse bisogno, sempre dagli USA perviene un'analisi della House of Rapresentatives Armed Services Committee, una sorta di commissione permanente della Camera dei rappresentanti cui è affidata la supervisione dei finanziamenti alla Difesa e alle Forze armate americane. Dalla documentazione risulta che 8 volte su 10 il sistema di segnalamento dei guasti fornisce una lettura erronea, indicando la necessità d'interventi anche laddove non sarebbero necessari.

    A causa di questi inconvenienti, costi e tempistiche dell'intero programma sono evidentemente cambiati, a tal punto che gli F-35 già prodotti hanno passato più tempo negli hangar per le riparazioni e la necessaria manutenzione che non in volo. Infatti, la variante F-35B (a decollo verticale) ha volato con una media di 47 ore a fronte delle 90 ore programmate, mentre i modelli F-35A (a decollo e atterraggio convenzionali) e F-35C (destinato alla Marina) hanno volato per una media di 25 ore invece delle 120 previste.

    Così, mentre Olanda e Canada stanno rivalutando l'impegno economico per l'acquisto degli F-35, il governo italiano, nonostante l'impegno parlamentare dell'autunno scorso di dimezzare l'ordinativo dei cacciabombardieri da 90 a 45, non intende venire meno alla fedeltà con l'alleato USA. Anzi, pare che il ministero della Difesa italiano sia del tutto intenzionato a mantenere l'ordine dei 90 cacciabombardieri.

     Non solo, ma in provincia di Caserta, dopo l'annuncio dell'americana Whirpool — Indesit di voler chiudere lo stabilimento locale e lasciare a casa 800 persone, la Aero Sekur, azienda aeronautica italiana con capitale inglese, inaugurerà il prossimo 11 maggio il primo stabilimento nato in Italia proprio nel quadro della partecipazione al programma F-35. L'Aero Sekur, introducendo 30 nuovi posti di lavoro, produrrà quella che per gli addetti ai lavori si chiama ‘enclosure', ovvero una struttura gonfiabile che permetterà di effettuare la manutenzione dell'aereo anche quando sarà fuori dai grandi scali.

     

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    F-35, acquisto, Pratt & Whitney, Il Ministero della Difesa, Italia, USA
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