21:34 21 Luglio 2018
Migranti su una delle tante carrette del mare in navigazione nel mare tra la Libia e l'Italia.

Prodi: Europa senza capacità di azione

© AFP 2018 / MAHMUD TURKIA
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Margherita Furlan
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Impossibile un intervento militare in Libia

Romano Prodi, alla Commissione Affari Esteri del Senato, in un'audizione informale sul "Mediterraneo e l'interesse nazionale" tenutasi stamane, si dice certo che "l'Europa ha solamente un'influenza intellettuale ma ha perso quasi completamente la capacità di azione. L'unico paese in grado di agire è la Germania. Oramai anche la Francia si è indebolita. 

"Per portare la pace in Libia — afferma l'ex premier — bisogna mettere attorno a un tavolo le grandi potenze. Egitto e Arabia Saudita appoggiano apertamente il governo di Tobrouk. Lo stesso fanno, in modo altrettanto chiaro, Qatar e Turchia nei confronti del governo di Tripoli. Bisogna unire, nella lotta al terrorismo, Russia, Stati uniti e Cina per una politica estremamente efficace e rapida, che taglierebbe all'Isis tutti i riferimenti finanziari. Credo che sarebbe importante un'azione italiana su Russia e Stati Uniti, proprio per la posizione d'influenza (anche se non di forza) che l'Italia può avere. Il problema è trovare forti alleanze per lo spostamento verso il Mediterraneo. Dobbiamo tentare di ricostruire un'azione europea comune, volta a sensibilizzare le grandi potenze per ricostruire la statalità della Libia in fretta. La Libia è un paese che non ha più uno stato e se non c'è un accordo con le grandi potenze non si riesce a ricostruire lo Stato libico. Ma senza lo Stato libico non si riesce più a regolare nulla dei rapporti tra noi e l'Africa, cominciando dalle migrazioni".

All'uscita dell'incontro, a cui erano presenti anche l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'ex premier Monti, Romano Prodi, interpellato da Sputnik Italia, riferisce:

"Vedo impossibile un'ipotesi militare in Libia perché le guerre si fanno ancora con gli scarponi non con i droni e fortunatamente non c'è nessuno disposto a mandare decine o centinaia di migliaia di soldati in Libia, a cominciare dagli Stati Uniti. L'opinione pubblica americana non vuole vedere tornare altri cadaveri a casa e i paesi europei sono evidentemente riluttanti. L'opzione militare secondo me non risolverebbe nulla".

Condivide la posizione dell'ONU per cui è sbagliato colpire i barconi?

"Purtroppo non ci sono barconi vuoti in fila. Li riempiono di gente. Ho chiesto a tutti gli esperti come si potrebbe fare. Non ho avuto una risposta seria. Quindi non possiamo colpirli ma il problema centrale è costruire un rapporto con Francia, Spagna e Grecia per una politica mediterranea comune per decisioni strategiche in cui il peso ora è più sull'Italia che non su un equilibrio interno dell'Europa. D'altra parte, sulla via della seta marittima, la Grecia ha fatto molti più avanzamenti di noi, è vero che ha venduto mezzo Pireo alla Cina, però è anche diventata un punto di riferimento che nel futuro avrà conseguenze positive per il paese".

 

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Immigrazione, Libia, Italia
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