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    Il governo ha approvato la legge elettorale Italicum.Il presidente della repubblica Sergio Mattarella

    Mattarella verso la firma dell'Italicum

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    PD a un passo dalla spaccatura, mentre il centro destra guarda al referendum abrogativo.

    Già nelle prossime ore il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, potrebbe apporre la firma all'Italicum, la nuova legge elettorale che entrerebbe in vigore dal luglio 2016, ieri approvata alla Camera con il voto di fiducia posto dal premier Matteo Renzi.

    Per Mattarella l'approvazione della legge elettorale rappresenta una priorità, esplicitata anche nel suo discorso d'insediamento, tenuto a Montecitorio, "con l'obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia".

    Mattarella conosce a fondo la materia, se non altro per avere dato il nome alla legge che recava il suo nome. E poi per essere stato tra i giudici costituzionali che un anno e mezzo fa cassarono il "Porcellum". Ambienti vicini al Quirinale riportano che il presidente vorrebbe mantenere un ruolo super partes senza contestare il merito della legge né interferire con il procedimento legislativo. Mattarella preferirebbe che le perplessità giuridiche nel merito, eventualmente ce ne fossero, fossero valutate esclusivamente dalla Consulta. 

    Il Presidente Sergio Mattarella.
    © REUTERS/ /Press Officer Presidenza della Repubblica
    Il Presidente Sergio Mattarella.

    L'atteggiamento del presidente della Repubblica non ferma, però le opposizioni, con in testa la Lega Nord. Roberto Calderoli, vice presidente al Senato, ha dichiarato che il suo partito "ha già scritto" una proposta di referendum parzialmente abrogativo. Il testo prevede l'abrogazione dei 100 capilista bloccati, le pluricandidature e il ballottaggio. Anche Forza Italia è pronta al Referendum: "Adesso, subito, si tratta di riconsegnare la sovranità al corpo elettorale, e la Costituzione indica la strada maestra", quella del Referendum, scrive Il Mattinale, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati. "La via giusta è quella semplice. Abrogazione dell'Italicum.

    Dura la critica proveniente dall'esponente del M5S, Luigi Di Maio, vice presidente della Camera: "Ieri è stato il giorno in cui gli italiani sono stati presi in giro. Questa è una legge che andrà in vigore nel 2016 e tra l'altro non prevede il Senato". E aggiunge: "Nonostante la compravendita e il mercato delle vacche, hanno ottenuto una votazione con pochissimi voti di scarto. Questa è anche una sconfitta per Renzi".

    Dalla minoranza dem si alza la voce di Pierluigi Bersani: "Il dato politico sia sull'approvazione della legge sia sulle dimensioni del dissenso è non poco rilevante". Per Speranza "Se 38 sfidano non votando la fiducia vuol dire che il dissenso è molto maggiore. Ma non sono i numeri a interessarmi, il fatto è che si è approvata la legge elettorale con meno della maggioranza. Questo è il punto politico". "Una vittoria di Pirro. Approvare una legge elettorale pagando questi prezzi alla qualità della democrazia parlamentare assomiglia molto a una sconfitta. Una sconfitta politica per il governo".

    Così l'ex presidente del Pd Rosy Bindi. "L'Italicum nasce con molti vizi d'origine, gli stessi con cui è stato approvato il Porcellum: anche quella legge elettorale ha avuto il via libera a maggioranza; conteneva le liste bloccate; aveva un premio di maggioranza definito incostituzionale". E Pippo Civati, oggi pomeriggio, a Palazzo Madama, incontra i "suoi" per discutere della creazione di un gruppo autonomo al Senato: "C`è un problema politico insormontabile. Ora si aprono due strade: o ci sarà un atteggiamento determinato e compatto della minoranza del Pd, oppure questo governo non potrà più essere sostenuto. E quindi non si potrà più fare parte della maggioranza. Per essere più chiari, non sono mai stato così vicino a lasciare il Pd. Se riuscisse l'operazione a palazzo Madama, Renzi dovrebbe spiegare quale maggioranza vuole: se negoziare con chi ha lasciato il Pd o se stare al governo con Verdini".

    Da Bolzano, tuttavia, arrivano le ferme dichiarazioni del premier Matteo Renzi: "Abbiamo intrapreso il percorso di grandi Riforme e andremo avanti con testa dura". E incalza, riferendosi anche alla riforma sulla scuola, oggi messa in discussione da uno sciopero che copre tutto il paese: "L'obiettivo è dire che siamo a un bivio: da un lato quelli che protestano soltanto, lamentano, fanno l'elenco delle difficoltà. In alcuni casi hanno ragione, non possiamo dire che va tutto bene e raccontare barzellette. Ma loro sono destinati a crogiolarsi nelle loro proteste" mentre dall'altro lato c'è chi "fa le cose."   

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