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    Mentre ci prepariamo alla festa del lavoro, la disoccupazione è al 13%

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    La cura del Jobs Act ancora non funziona.

    A poco più di un mese dall'approvazione del Jobs Act, torna a salire il tasso di disoccupazione, toccando quota 13%.

    In aprile, in Italia ci sono 52mila disoccupati in più rispetto solo a un mese fa (+1,6%) e l'aumento rispetto a un anno fa è stimato dall'Istat, che ha reso pubblici gli ultimi dati stamane, è di ben 138mila persone (+4,4%).

    Allarma la disoccupazione giovanile, oltre il 43%.

    Dura la reazione dell'opposizione al governo, con Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla camera, che rilancia su Twitter: "Come ogni mese, dopo entusiasmi Renzi e Poletti arriva doccia fredda Istat: aumenta disoccupazione e disoccupazione giovanile. E mo'?". Secondo Daniele Capezzone (FI), a capo della commissione Finanze della camera, "la ‘cura Renzi' non funziona. Spin e propaganda non bastano. Occorre un vero e positivo choc-fiscale (una terapia di drastico taglio delle tasse), contro la logica degli `zero virgola´, che non porta l'Italia da nessuna parte".

    Anche dal Pd, i malumori non tardano ad arrivare. Rosy bindi, ex presidente del partito, dichiara di non avere votato il Jobs Act "perchè ritenevo fosse una legge che abbassa i diritti dei lavoratori e che non avrebbe portato conseguenze positive per l'occupazione, quantomeno da sola. Mi dispiace che i dati di oggi mi diano ragione. Io vorrei un paese senza disoccupazione e in cui s'investe nella crescita".

    La crisi finanziaria che perdura da troppo tempo ci ha resi poveri. Il raffronto tra disoccupazione e occupazione ci restituisce una foto europea in cui solo Malta, Germania e Polonia dal 2007 al 2014 hanno segnato tanto una crescita nell'occupazione quanto una diminuzione della disoccupazione.

    A livello europeo, la disoccupazione giovanile è aumentata mediamente del 50 per cento. Era al 15,6% nel 2007 ed è arrivata al 23,5% nel 2013.

    L'Italia ha subito un aumento pari al 96% della disoccupazione giovanile (dal 20,4% del 2007 al 40% del 2013). Ma oltre a quelli in cerca di lavoro, un'altra categoria di giovani è finita per diventare protagonista di questa fase storica: i Neet, quei ragazzi fra i 15 ed i 24 anni che non cercano lavoro e non sono inseriti nel sistema scolastico. Con la crisi, l'Italia è diventato il paese con la percentuale più alta di Neet, ben il 22,2%, con una media per gli altri stati membri dell'UE ferma al 13%.

    Di sicuro, poi, c'è che la doppia ondata di recessione ha finito col lasciare sul tappeto anche la capacità produttiva italiana, ridotta addirittura di un quarto (dal 2007 la produzione industriale è calata del 24%).

    E così, mentre domani si festeggia il giorno del lavoro, nel nostro paese sta terribilmente crescendo per molte famiglie il rischio di sprofondare sotto la soglia di povertà relativa. L'ultimo rapporto ‘Benchmarking Working Europe' ci dice che il rischio povertà in Europa riguarda addirittura il 24,5% delle famiglie. Colpa forse dei salari d'ingresso, dei tirocini non retribuiti, dei contratti  a tempo determinato ultra flessibili, delle finte partite iva. Si calcola che in Italia un giovane su 10 resti intrappolato nella situazione cosiddetta di ‘in work risk of poverty' e che solo il 43% di coloro che ha appena iniziato un lavoro sottopagato riesca a uscirne. Viviamo l'atroce anomalia della disoccupazione nel mondo dello spreco, in cui la proliferazione delle merci porta a nuove guerre fra poveri e a un generale imbarbarimento delle condizioni materiali dell'esistenza. Per questo, probabilmente, occorre cercare altrove, fuori da una logica mercantile e mettere in pratica anche lavori di cura delle persone, delle città e delle campagne.

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    jobs act, Rosy Bindi, Matteo Renzi, Italia
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