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    Renzi e Putin durante il loro incontro di marzo a Mosca

    Ambasciatore Sergey Razov: L'Italia rimane uno dei partner più importanti

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    Marina Tantushyan
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    I rapporti tra Russia e Italia stanno entrando in una nuova fase. L'impressione è che in Italia stia prendendo piede la comprensione che non sarebbe saggio perdere un partner importante come la Federazione Russa.I rapporti tra Russia e Italia stanno entrando in una nuova fase.

    Dopo le recenti visite del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini, in maggio verrà a Mosca anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando. A Milano e Napoli recentemente si sono svolti due importanti Forum economici italo-russi, ai quali hanno partecipato rappresentanti di grandi e medie imprese dei due paesi. 

    Dello stato attuale delle relazioni tra Roma e Mosca ha parlato a "Sputnik-Italia" l'ambasciatore della Russia in Italia Sergey Razov.

    L`ambasciatore  della Russia in Italia Sergey Razov
    © Sputnik. Владимир Вяткин
    L`ambasciatore della Russia in Italia Sergey Razov

    Ambasciatore, Lei ha partecipato al recente convegno italo-russo sulla cooperazione economica a Napoli, organizzato con la collaborazione del Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Che cosa ne pensa?

    I risultati del convegno mi sembrano positivi e colgo l'occasione per ringraziare l'associazione "Conoscere Eurasia" e la banca "Intesa" per questa possibilità di incontrare gli imprenditori dell'Italia meridionale. A proposito, una conferenza analoga sulle problematiche delle relazioni bilaterali tra non molto dovrebbe essere organizzata anche in Sicilia.

    L'anno scorso è stato abbastanza diffiicile per la cooperazione dei nostri paesi. Il fatturato dell'interscambio è diminuito del 10%, cioè di oltre 5 miliardi di dollari, scendendo dalla cifra record di 54 miliardi, raggiunta nel 2013, a 48,5 miliardi. Secondo le statistiche italiane, nei primi mesi dell'anno in corso questa tendenza negativa ha continuato a svilupparsi. In particolare, sono cessate le esportazioni di alcuni prodotti agricoli e alimentari. Un altro settore che ne risente è quello dell'abbigliamento: il numero dei buyer russi alla recente Fashion Week di Milano è diminuito del 75%. Le cause di ciò sono le sanzioni, alle quali l'Italia ha aderito, il calo dei prezzi delle risorse energetiche che compongono una notevole parte delle nostre esportazioni verso l'Italia e la brusca diminuzione del valore del rublo alla fine del 2014.

    Tuttavia, nonostante le difficoltà, stanno nascendo dei nuovi progetti, alcuni dei quali davvero grandi. "Rosneft" è in trattativa con AgustaWestland per la fornitura di un grande lotto di elicotteri, a Voronezh è stato costruito un nuovo stabilimento della Pirelli, viene creata una joint-venture russo-italiana per la costruzione di macchinari e attrezzature nell'ambito del progetto Yamal Lng. Giorni fa a Roma è stato firmato un protocollo d'intesa tra la russa EuroChem e l'italiana Tecnimont per la costruzione di 5 impianti per la produzione di fertilizzanti. Questo contratto, che ammonta a svariati miliardi di euro, sarà finanziato con le garanzie della SACE.

    Incontri B2B, convegni e conferenze, come quelle menzionate pocanzi, mirano a supportare queste iniziative e assicurano agli imprenditori un sostegno da parte delle strutture governative.

    Come è visto in Italia il problema delle sanzioni?

    I politici dotati di buon senso sono contrari ad ogni sorta di sanzioni e restrizioni. I miei contatti in varie regioni italiane dimostrano che questo atteggiamento è convidiso anche dalle autorità regionali che sono costrette a fronteggiare le conseguenze delle decisioni politiche. Pur comprendendo le delusioni degli imprenditori onesti, molti dei quali per decenni avevano lavorato con la Russia, mi tocca spiegare che le restrizioni, con le quali noi abbiamo risposto, non sono altro che la nostra reazione di fronte alla pressione, del tutto illegittima, da parte dell'Occidente. I dirigenti italiani, che hanno aderito alle sanzioni nell'ambito della solidarietà euroatlanica, si esprimono comunque contro il rinnovo automatico delle restrizioni e tanto più contro l'ulteriore irrigidimento, rilevando che è importante prendere in considerazione la situazione reale in Ucraina nel contesto degli accordi di Minsk.

    Prima o poi, però, tutte le crisi finiscono. Dobbiamo guardare al futuro. È importante salvaguardare tutto quanto di positivo è stato fatto nei decenni scorsi sul piano della cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i nostri paesi.

    Tempo fa il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha detto che l'UE pensa troppo all'Ucraina, trascurando i problemi interni e le minacce che vengono dal Sud. Lei è d'accordo?

    Sono d'accordo, sì. È fuori dubbio che la situazione in Ucraina e attorno ad essa è anomala e allarmante. Su questa crisi nel centro dell'Europa è attirata l'attenzione dei mediatori internazionali che stanno cercando di risolverla. Gli accordi di Minsk firmati il 12 febbraio scorso, come si sa, sono un risultato diretto della cooperazione internazionale in "formato Normandia". Eppure, mettere a rischio tutta l'architettura della sicurezza europea, creata nel periodo dopo la guerra, cercare di isolare la Russia, scollegarla dai meccanismi importantissimi della sicurezza e della cooperazione, significa reagire in maniera esagerata e precludere la possibilità di cooperazione su altri temi di politica internazionale che hanno altrettanta importanza. Come dicono in Cina, dove ho lavorato per molti anni, "trovi un seme, ma perdi il melone".

    Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni
    © AP Photo/ Ebrahim Noroozi
    Oggi il ministro degli Esteri italiano arriva a Mosca
    C'è chi dice che la politica "aggressiva" della Russia sarebbe una delle tre minacce più gravi al mondo. Tali affermazioni però non sono assolutamente compatibili con il ruolo costruttivo, universalmente riconosciuto, che la diplomazia della Russia sta svolgendo in Iran, Corea, Siria, Libia, Iraq, Yemen e in altri "punti caldi", nell'ambito della lotta contro il terrorismo internazionale. È curioso che quando si ha bisogno della collaborazione costruttiva della Russia, dalla situazione in Ucraina si può anche prescindere.

    Ritornando a quanto detto dal Ministro degli Esteri italiano, voglio rilevare che l'Italia è preoccupata soprattutto dalle sfide alla sua sicurezza nazionale che vengono dal Sud, dall'area del Mediterraneo. Trattasi dell'instabilità in varie regioni del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale, della minaccia del terrorismo, del crescente problema dell'immigrazione clandestina, ecc.

    Ultimamente le personalità ufficiali dell'Italia hanno ricominciato a venire a Mosca. Prima c'è stata la visita di Matteo Renzi, poi quella di Dario Franceschini. In maggio deve venire il Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Significa che nonostante la crisi le relazioni bilaterali continuano a svilupparsi?

    Renzi e Putin al Cremlino
    © Sputnik. Sergey Guneev
    Oltre alle visite da Lei menzionate, in programma ce ne sono diverse altre. Complessivamente, i rapporti russo-italiani sono storici e si basano su ricche tradizioni del rispetto reciproco e della cooperazione. Il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha rilevato che l'Italia è uno dei nostri partner più importanti in Europa e nel mondo. Apprezziamo la posizione della Repubblica Italiana che sta cercando di apportare un suo contributo al risanamento della situazione in Europa e alla normalizzazione dei rapporti tra Russia e UE. Roma si esprime con coerenza a favore del dialogo politico con Mosca, si oppone all'ingresso dell'Ucraina nella NATO e alle forniture di armi al governo ucraino, auspica una soluzione pacifica della crisi ed è pronta a condividere con le parti interessate le proprie esperienze in campo di decentramento del potere e di autonomia delle regioni. A mio giudizio, la visita a Mosca del Presidente del Consiglio Matteo Renzi all'inizio di marzo è stata non sono tempestiva, ma anche abbastanza proficua, una logica continuazione dei contatti tra i leader dei due paesi, iniziati ai margini di ASEM di Milano e continuati poi a Brisbane, in Australia. Ci aspettiamo che questi contatti al vertice vengano continuati, in particolare nell'ambito dell'EXPO di Milano che inizia in maggio.

    Anche Federica Mogherini sta preparando la sua seconda visita a Mosca in qualità di capo della diplomazia europea. Che cosa ci possiamo attendere da questa visita, considerato che Mogherini rappresenterà tutta l'Europa, dove, a differenza dell'Italia, non tutti sono amichevoli nei confronti di Mosca?

    Infatti, in questo momento, attraverso i canali diplomatici, si sta discutendo sulla possibilità di una visita di Federica Mogherini a Mosca. Mi sembra logico che nell'ambito di questa visita debba essere impostata una seria discussione sulla strategia che deve consentire di uscire dall'attuale girone di tensione nei rapporti tra Russia e UE, perché fino ad oggi rimangono congelati i canali importanti come incontri al vertice, contatti tra i militari, trattative sulla liberalizzazione dei visti. E anche progetti che riguardano dei singoli settori. I temi da discutere non mancano, il risultato dipenderà dalla misura in cui le parti saranno in grado di dialogare in maniera costruttiva, non politicizzando i problemi che esistono.

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    Relazioni Internazionali, Ambasciatore, Italia, Russia
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