17:03 24 Marzo 2017
    Il parlamento italiano

    Riforme costituzionali, la Camera al voto decisivo

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    È ripreso nel pomeriggio l'esame alla Camera del ddl di riforma costituzionale, con il voto degli ordini del giorno. Martedì alle 12 è previsto il voto finale.

    Il testo prevede un senato composto da cento parlamentari, di cui 95 eletti dai Consigli Regionali — con metodo proporzionale tra i propri componenti — e cinque nominati dal Capo dello Stato, che resteranno in carica per 7 anni. Il nuovo senato avrà competenza legislativa piena solo sulle riforme costituzionali e potrà chiedere la modifica delle leggi ordinarie alla camera, che non sarà obbligata a tenere conto della richiesta. La camera sarà l'unica Assemblea legislativa e anche l'unica a votare la fiducia al governo. Il numero dei deputati non varia e rimarrà fermo a 630.

    Saranno riportate in capo allo Stato alcune competenze come l'energia, infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto. Su proposta del governo, la Camera potrà approvare leggi nei campi di competenza delle Regioni, "quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale".

    Per quanto concerne la corte Costituzionale, cinque dei 15 giudici Costituzionali saranno eletti dal Parlamento: 3 dalla Camera e 2 dal Senato.

    Il quorum del referendum s'innalzerà a 800.000 firme. Dopo le prime 400.000 la Corte costituzionale darà un parere preventivo di ammissibilità. Salgono, invece, da 50.000 a 250.000 le firme necessarie per presentare un ddl d'iniziativa popolare.

    Inoltre, nelle nome transitorie del provvedimento è previsto che, prima che vada a regime il testo, su richiesta di almeno il 25% dei parlamentari, la Corte Costituzionale esprima un giudizio preventivo sulla costituzionalità delle leggi elettorali in corso di approvazione (ovvero l'Italicum).

    Successivamente al voto di domani, il provvedimento tornerà in Senato in terza lettura. Poi, sempre a distanza di tre mesi, è previsto un altro voto di Montecitorio e palazzo Madama, prima dell'annunciato referendum confermativo, previsto nel 2016.

    Berlusconi ha annunciato che Fi sarà in Aula e voterà contro, decisione che dovrebbe essere ratificata in serata dal gruppo azzurro. Stessa linea annunciata anche da Lega e Sel. Sempre stasera le varie anime della minoranza Pd renderanno noto il loro orientamento. Ma i civatiani hanno già annunciato che non parteciperanno al voto. Così come usciranno dall'aula i deputati M5S. Intanto, in una lettera aperta indirizzata ai colleghi ex M5S, il senatore Lorenzo Battista (passato al gruppo Misto) ha auspicato esplicitamente un ingresso nella maggioranza, reclamando un ministero tecnico.

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