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    Impianto per la trivellazione

    Trivellazioni nel mar Adriatico per una bolletta più leggera

    © flickr.com/ Ed Schipul
    Italia
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    Il governo croato guidato da Zoran Milanovic prosegue l'iter della maxi gara per la ricerca d'idrocarburi e lo sviluppo d'impianti d'estrazione su di un'area pari a 12mila chilometri quadrati nella costa sud del mare adriatico.

    L'operazione prevede un investimento di 2,5 miliardi di dollari da parte del governo di Zagabria a partire da ora ai prossimi cinque anni. La realizzazione delle prime sette aree su ventinove, ognuna delle quali copre una zona dai 1.000 ai 1.600 chilometri quadrati, è stata affidata all'asta a un consorzio costituito dall'americana Marathon Oil e dall'austriaca Omv. Altre tre licenze sono state attribuite alla società pubblica croata Ina, all'ungherese Mol e al consorzio tra l'italiana Eni e l'inglese Medoilgas. La gara ha avuto una base d'asta da 14 milioni di dollari per tutta l'area e l'esecutivo croato ha reso noto che grazie alle offerte approvate incasserà subito circa 100 milioni di dollari. Entro il 2 aprile saranno sottoscritti gli accordi di esplorazione con i candidati vincitori.

    Incalzato dai rappresentanti del settore turistico e dalle associazioni ambientaliste, l'esecutivo italiano ha chiesto e ottenuto di partecipare alla Valutazione ambientale strategica (Vas) transfrontaliera italo-croata sul piano di Zagabria per lo sfruttamento di gas e petrolio nei giacimenti davanti alle coste italiane. I giacimenti, infatti, si estendono sotto le acque territoriali dell'Italia, con il rischio di ripercussioni ambientali. Secondo il WWF "benché queste zone siano in acque territoriali croate il rischio inquinamento dovuto alle attività di routine e a maggior ragione in caso d'incidente può mettere a grave rischio, data la sua conformazione, l'intero bacino dell'Adriatico, avendo più che probabili "impatti significativi" sul sistema marino e costiero italiano".

    D'altra parte, il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti spiega che "essere pienamente a conoscenza di quel che si verifica a poca distanza dalle nostre coste, a maggior ragione perché si tratta d'interventi energetici con un potenziale impatto ambientale, era per noi un passaggio irrinunciabile". Anche se il ministro per lo Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha chiarito più volte di voler rilanciare le trivellazioni in mare "per arrivare a una bolletta energetica più leggera e sostenibile", con buona pace dei movimenti ambientalisti che danno spesso vita a manifestazioni sotto lo slogan No Triv lungo tutta la costa adriatica.
    Il premier croato Milanovic, intanto, ha annunciato che l'estrazione di gas e petrolio dai fondali dell'Adriatico non comincerà prima che un referendum popolare l'abbia avallata. Milanovic ha però ricordato che "i più grandi esperti mondiali del settore confermano la reale possibilità di guadagnare miliardi". E ha chiesto agli ambientalisti:

    "Vogliamo veramente perdere un'occasione come questa?".

    Subito dopo il benestare di Zagabria, il ministero dell'Ambiente ha informato dell'avvio della consultazione le regioni adriatiche interessate. Le ha poi invitate a trasmettere entro il 17 aprile le proprie osservazioni, che verranno acquisite e inoltrate il 4 maggio, assieme a quelle del ministero, alla Croazia. "Così attraverso uno strumento comunitario potremo far valere le nostre giuste ragioni, e questo è davvero un importante risultato", dice il sottosegretario all'Ambiente Barbara Degani.
    Luca Zaia, presidente della regione Veneto ha già precisato — come riferisce l'Adnkronos — di essere "contrario alle trivellazioni in Adriatico anche se la nostra difesa continua ad essere debole perché il Governo è schierato a favore delle trivellazioni". Zaia conclude chiedendosi "come quelle forze politiche che si dichiarano vicine all'ambiente possano stare ancora all'interno di questo Governo".

    Tags:
    Estrazione, Gas, Petrolio, Mar Adriatico, Italia
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