20:49 02 Dicembre 2016
    Le sanzioni antirusse sono un peso enorme per la economia italiana

    Le sanzioni antirusse sono già costate troppo all'Italia

    © Sputnik. Vladimir Sergeev
    Italia
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    Marina Tantushyan
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    l nuovo rapporto dell’Associazione Coldiretti sostiene che il conflitto ucraino ha un peso enorme sull’economia italiana. Il responsabile del settore tecnico ed economico di Coldiretti, Lorenzo Bazzana ha parlato degli effetti delle sanzioni sul Made in Italy.

    —  Secondo le vostre stime, che impatto hanno avuto le controsanzioni sulle esportazioni italiane verso la Russia e sulla immagine del famoso marchio Made in Italy?

    — Da punto di vista della riduzione delle esportazioni, registriamo una meno 11,6 per cento rispetto l'anno precidente, che in sostanza vale 1,25 miliardi di euro. Questo evidentemente un danno molto grave e molto grosso. Per quanto riguarda l'immagine di Made in Italy, direttamente non c'è stato nessun tipo di conseguenza.Tuttavia adesso in Russia si trovano dei prodotti falsamente italiani che cercano di imitare quelli veri. Se vogliamo, questo un danno d'immagine.

    — A che cosa sono dovute queste cifre allarmanti?

    — Sono stati colpiti sia i prodotti, che sono soggetti all'embargo, che i prodotti che direttamente non sono soggetti all'embargo ma comunque hanno avuto una riduzione delle esportazioni. Mi spiego meglio. Per quanto riguarda l'agroalimentare fra agosto, settembre e ottobre abbiamo avuto una riduzione delle esportazioni di 33,4 milioni di euro. Si tratta soprattutto di ortofrutta e di formaggi. Inoltre, registriamo anche considerevoli perdite di quote di mercato anche in altri importanti comparti, dal tessile all'arredamento fino ai mezzi di trasporto.

    — Quali regioni sono state colpite di più?

    — Da punto di vista delle produzioni agroalimentari, tra le maggiormente colpite sono le regioni del nord e del centro d'Italia. Ovverosia, il discorso delle mele, delle frutta in generale e poi per quanto riguarda i formaggi — la Grana Padana e il Parmigiano Reggiano e i prodotti carnei — carne e salumi. Questo embargo magari non colpisce direttamente le nostre produzioni ma indirettamente crea un appesantimento di mercato che riguarda tutte le regioni italiane.

    — Avete avuto modo di sentire i produttori italiani, molti dei quali hanno stretti rapporti commerciali con la Russia? Che cosa dicono?

    — I produttori italiani sperano che questo tipo di situazione che si è venuta a creare, si venga a risolvere al più presto possibile, per rilanciare gli investimenti volti a penetrare il mercato russo e far si che questi investimenti siano giustificati.

    — Subito dopo l'introduzione delle sanzioni, la Commissione europea per l'agricoltura e lo sviluppo rurale ha adottato misure straordinarie, decidendo di stanziare 125 milioni di euro per risarcire gli agricoltori colpiti da questa "guerra delle sanzioni". Sono stati sufficienti questi soldi per coprire i loro danni?

    — Secondo noi, no. Non sono stati sufficienti, innanzitutto, perché le misure erano poco appetibili, poco interessanti per i produttori e quindi questi soldi non sono stati utilizzati completamente. In secondo luogo si tratta di esportazioni verso un mercato particolare, guidato non da una logica economica-commerciale ma da una logica politica. Quindi sarebbero serviti ben altri strumenti per poter intervenire a favore dei produttori danneggiati da questa situazione.

    — Bruxelles sta valutando di adottare nuove restrizioni nei confronti della Russia. Le Sue previsioni? Quali conseguenze potrebbero avere ulteriori sanzioni sulle esportazioni italiane?

    — Io credo che se la storia ci insegna qualcosa, dobbiamo imparare la lezione. Quando l'Unione Europea ha introdotto le sanzioni, la Russia è intervenuta con le controsanzioni. Quindi, c'è un grosso rischio che la situazione possa ulteriormente aggravarsi. Noi non pensiamo che sia la strada giusta, crediamo invece che si debba trovare una soluzione diplomatica anche perché oggi il modo si compone di tanti fronti aperti e sarebbe il caso che l'Ue e la Russia trovassero una maggiore armonia.

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