16:10 09 Maggio 2021
Interviste
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Ultimamente le relazioni tra Russia e USA si trovano in una fase critica: si susseguono le une dopo le altre le sanzioni americane e le espulsioni di diplomatici, la Russia è costretta ad adottare contromisure, Washington promette di “punire” Mosca e così via.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha rilasciato un’intervista a Sputnik in cui ha parlato di diverse tematiche fra cui la strategia che la parte russa intende adottare per uscire dalla situazione venutasi a creare. Lavrov ha altresì aggiunto che l’attuale contingenza in cui versano le relazioni bilaterali è persino peggiore di quanto non fosse durante la Guerra Fredda. Il ministro ha poi delineato in che modo la Russia è pronta a reagire qualora l’America tenti di travalicare determinate soglie e si è espresso in merito al motivo per cui non è possibile “scegliere tra il televisore e il frigorifero”.

— Le relazioni con l’America sono pessime. Personalmente non riesco a ricordare un periodo in cui fossero peggiori. Nemmeno durante la Guerra Fredda la situazione era così. Gli ambasciatori sono tornati nei propri Paesi. Cosa accadrà in futuro? Quali sono le prospettive di sviluppo?

— Se dipendesse soltanto da noi, probabilmente torneremmo alle consuete relazioni e, come primo e semplice segnale, annulleremmo tutte quelle misure che sono state poste in essere per limitare l’operato dei diplomatici russi negli USA in risposta alle quali noi abbiamo limitato l’operato dei diplomatici statunitensi in Russia. Noi abbiamo proposto di agire in questo modo immediatamente al governo Biden, subito dopo il giuramento e l’affidamento dei mandati. Ne ho parlato con Blinken, senza impegno. Ho semplicemente detto che una mossa chiara per tornare a lavorare come di consueto potrebbe essere la rimozione di tutto ciò che fu avviato da Barack Obama quando, un paio di settimane prima di lasciare la carica di presidente sequestrò beni di proprietà russa violando la Convenzione di Vienna ed espulse i diplomatici russi. Poi vi fu una reazione a catena. Noi, tra l’altro, portammo a lungo pazienza: aspettammo fino all’estate del 2017 prima di reagire perché il governo Trump ci chiese di non reagire agli ultimi eccessi dell’uscente governo Obama che stava lasciando la Casa Bianca. Ma nemmeno il governo Trump è riuscito a normalizzare la situazione, pertanto siamo stati costretti a rispondere di fatto in maniera speculare. Ma gli americani non si sono calmati.

Oggi constatiamo che anche il governo Biden sta continuando sulla stessa scia. E questo sebbene durante il confronto tra Putin e Biden, tenutosi subito dopo l’inaugurazione, e nel mio discorso con il segretario di Stato Blinken, i nostri colleghi statunitensi ci abbiano detto che credono che le relazioni con la Russia riguardino un ampio ventaglio di settori e che contano sul fatto che in esito a suddetti confronti la situazione si sarebbe normalizzata. Tuttavia, in esito a tali confronti sono comparse nuove sanzioni alle quali siamo stati costretti a rispondere ormai non soltanto specularmente, ma, come più volte abbiamo ammonito, in maniera asimmetrica. E mi riferisco, tra l’altro, alla significativa disparità che riguarda il numero di diplomatici e altri collaboratori impiegati presso le missioni diplomatiche americane in Russia. Tale numero infatti supera quello dei nostri diplomatici negli USA. Di questo ne abbiamo parlato e non mi dilungherò sul tema.

Servizio stampa del ministero degli Esteri della Federazione Russa
Ma se parliamo di visione strategica delle nostre relazioni, spero vivamente che anche Washington, così come lo facciamo noi, riconosca la propria responsabilità nel garantire la stabilità strategica a livello globale. Federazione Russa e USA non sono gli unici ad avere problemi: non si tratta, infatti, di problematiche che complicano in maniera sensibile la vita dei nostri cittadini, l’imprenditoria e i progetti sociali, ma sono problemi che possono costituire un grave rischio per la sicurezza internazionale nel senso più ampio del termine. Pertanto sapete come abbiamo reagito agli eccessi che sono stati riferiti in occasione della nota intervista di Joe Biden al canale televisivo ABC. Sapete come il presidente Putin ha reagito alla proposta del presidente statunitense di svolgere un incontro: abbiamo reagito in maniera positiva. Vogliamo comprendere ogni aspetto di questa iniziativa sulla quale ci siamo già messi al lavoro. Lo ribadisco nuovamente: se gli USA cesseranno di agire come sovrani, come ha affermato il presidente in occasione di un discorso all’Assemblea federale, se riconosceranno l’insensatezza di qualsivoglia tentativo di ridar vita a un mondo unipolare e di creare una struttura nella quale tutti siano sottomessi ai Paesi occidentali e in cui tutto il blocco occidentale arruoli sotto la sua bandiera tutti gli altri Paesi contro Cina e Russia, se gli USA capiranno che non a caso lo Statuto dell’ONU sancisce principi quali il rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale, della non ingerenza negli affari interno e della parità di tutte le nazioni, non faranno altro che adempiere alle proprie obbligazioni di cui a detto Statuto e dialogheranno con noi come fanno con qualunque altra nazione, ossia in maniera vicendevolmente rispettosa cercando di conseguire un equilibrio degli interessi delle parti coinvolte. Se tutto questo non accadrà, non ci sarà alcun progresso. Il presidente si è espresso chiaramente in merito durante il suo discorso sottolineando che siamo pronti a stringere accordi su più fronti se questo soddisferà i nostri interessi. Ma chiaramente siamo pronti a reagire in maniera rigida a qualsivoglia tentativo di superare le "linee rosse" ben precise che noi stessi definiamo.

—Quanto è realistico aspettarsi che gli USA riconoscano tutto questo e che cedano il loro status di sovrano? Dopotutto, la speranza è l’ultima a morire, ma la realtà è tutt’altro.

— Io non ho parlato di speranze. Io ho esposto quali sono le condizioni alle quali siamo pronti a dialogare con loro.

— E se ciò non accadrà, cosa succederà?

— Be’ è una loro scelta. Ciò significa che vivremo nelle condizioni che Lei ha esposto: o in Guerra Fredda o in condizioni ancora peggiori. A mio avviso, durante la Guerra Fredda c’erano sì importanti tensioni e più di una volta si presentarono situazioni rischiose, situazioni di crisi. Ma c'era rispetto reciproco, che ora scarseggia. E da qualche parte piovono a cascata appunti schizofrenici nelle dichiarazioni di alcuni personaggi a Washington. Di recente la portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che le sanzioni contro la Russia saranno prorogate, che le sanzioni danno quell'effetto su cui contava Washington e che l’obiettivo delle sanzioni è ridurre le tensioni tra Russia e USA. Non posso nemmeno commentare questa cosa. Spero che sia chiaro a tutti che tali dichiarazioni non danno credito a quelli che sostengono questa politica alla Casa Bianca.

— Mi è capitato di leggere che, secondo alcuni, i diplomatici fanno male il loro lavoro, non sanno intessere relazioni. Non siamo flessibili e pertanto le nostre relazioni non sono delle migliori.

— Sì, leggo anche io queste opinioni. Per fortuna che abbiamo la libertà di espressione e, tra l’altro, credo che da noi sia una libertà garantita più che in molti Paesi occidentali, USA inclusi. Leggo anche materiali digitali e riviste dell’opposizione. Credo che queste persone abbiano il diritto di esprimere il loro punto di vista, ossia che, “qualora non discutessimo con l’Occidente, oggi avremmo il parmigiano e molto altro che ci manca davvero. Ma quando abbiamo interrotto per determinate ragioni l’acquisto di prodotti alimentari dall’Occidente senza spiegare che quella fosse una contromisura, semplicemente abbiamo interrotto gli acquisti, abbiamo cominciato a implementare i processi di sostituzione delle importazioni e i prodotti alimentari hanno subito dei rincari”. Si tratta di un punto di vista chiuso e unilaterale che considera unicamente la posizione di benessere in cui ci si trova a dover scegliere tra il televisore e il frigorifero. Questo è il linguaggio che utilizzano per comunicare. Se ritengono così importante aderire ai valori degli USA, ci tengo soltanto a ricordare una dichiarazione di quello che, a mio avviso, fu un grandissimo presidente degli USA, John Kennedy: “Non pensare a ciò che il tuo Paese può fare per te. Pensa a ciò che tu puoi fare per il tuo Paese”. C’è un divario enorme rispetto alle visioni liberali di oggi secondo le quali ad avere davvero senso è soltanto il benessere personale. Coloro i quali propugnano questi approcci filosofici, a mio avviso, non è che non comprendono il nostro codice genetico, ma stanno tentando in tutti i modi di minarlo. Infatti, oltre al desiderio di vivere bene, essere sazi, avere figli, amici, parenti, nel nostro Paese ha sempre svolto un suolo importante il sentimento di orgoglio nazionale. Se qualcuno pensa che questi valori non abbiamo più significato, è una sua scelta. Ma io sono convinto che la stragrande maggioranza del nostro popolo la pensi diversamente.

— Lei conta di incontrare Blinken? Quando potrebbe tenersi questo incontro nel prossimo futuro?

— Quando ci siamo sentiti per telefono, in linea con il protocollo, mi sono congratulato con lui. Ci siamo scambiati alcune visioni sull’attuale contingenza. C’è stato uno scambio, a mio avviso, amichevole, tranquillo e pragmatico. Ho notato che quando i nostri colleghi americani avranno terminato la ripartizione dei compiti in seno al dipartimento di Stato, saremo pronti a rinnovare le nostre relazioni partendo dal presupposto di cercare accordi vicendevolmente proficui e ricercando la stabilità strategica. Le imprese americane e russe vogliono che la loro collaborazione continui e si estende, come di recente ci ha comunicato la Camera di commercio russo-americana. Abbiamo concluso il nostro incontro promettendo di svolgere alcuni eventi multilaterali congiunti in occasione dei quali si potranno tenere ulteriori momenti di confronto. Ad oggi non sono a noi giunti segnali dalla parte americana. Se consideriamo il calendario degli eventi in programma, tra 3 settimane la Russia raccoglierà il testimone della presidenza del Consiglio artico il Islanda. A Reykjavík è previsto, mi pare di ricordare, un incontro a livello ministeriale il 20 e 21 maggio. Se la delegazione americana sarà guidata dal segretario di Stato, io sono chiaramente pronto a dialogare con lui qualora sia interessato. Considerato il fatto che per due anni presiederemo il Consiglio artico, ho già comunicato ai nostri colleghi islandesi che parteciperò a questa seduta ministeriale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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