22:00 07 Maggio 2021
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La stagione balneare dovrebbe partire il 15 maggio, i litorali si stanno preparando ad accogliere i turisti e dal Veneto arriva la proposta di istituire delle “zone blu”, ovvero sia degli spazi dove saranno attuati protocolli di sicurezza, sanificazione e sostenibilità. In vista di una stagione complessa, vi sono comunque dei segnali positivi.

Lasciandosi alle spalle la critica stagione 2020 gli operatori turistici sono pronti alla ripartenza e i litorali apriranno le proprie spiagge ai turisti il 15 maggio, pandemia permettendo. Attendendo la conferma ufficiale da parte del governo gli operatori balneari hanno lavorato per preparare al meglio gli stabilimenti per garantire una vacanza in totale sicurezza ai propri clienti.

Inizia a farsi strada anche l’ipotesi proposta da Unionmare Veneto di istituire “una zona blu”, ovvero sia delle aeree delle aree dove verranno attuati degli innovativi protocolli di sicurezza e sostenibilità. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento sul tema Alessandro Berton, presidente di Unionmare Veneto.

-La data di riapertura delle spiagge in teoria dovrebbe essere il 15 maggio. Alessandro Berton, come si sta preparando per questa ripartenza la balneazione del Veneto?

-Noi abbiamo iniziato già da alcune settimane l’attività di preparazione perché è bene ricordare che allestire un campeggio o uno stabilimento balneare presuppone diverse settimane di lavoro. Negli scorsi giorni abbiamo incontrato il ministro del turismo che ci ha dato in anteprima la comunicazione di questa data. Siamo fiduciosi, stiamo lavorando per farci trovare pronti. Appena la data verrà confermata anche dai documenti governativi speriamo di aprire le spiagge anche con un pizzico di anticipo.

-Potrebbe parlarci della “zona blu” del Veneto?

-Lo scorso anno quando tutti noi siamo stati travolti da questa terribile situazione sulla costa veneta è stato profuso un grande sforzo per cercare di tradurre questo momento di oggettiva difficoltà in un momento di opportunità e di riorganizzazione del fenomeno turistico. Abbiamo innalzato il livello di qualità dei servizi da offrire ai nostri ospiti ed è evidente che il tema della sicurezza è un tema centrale ancor di più quest’anno.

Abbiamo deciso di dotarci di un protocollo di intervento per far sì che la sanificazione fatta sulle spiagge fosse uniforme su tutte le località. Prima del Covid non ci sono stati dei casi di sanificazione massiva, non c’era stata la necessità di sanificare ampi spazi. Ci siamo quindi dotati di un protocollo interno, è stato frutto di un ampio lavoro con i nostri partner. Il protocollo ora ha avuto un riconoscimento perché è stato certificato da un ente nazionale, abbiamo voluto implementarlo con la tematica della sostenibilità del sistema: non solo sanificare i luoghi, renderli sicuri, ma introdurre il concetto della sostenibilità ambientale. Perché se riusciamo a effettuare la sanificazione con dei prodotti rispettosi per l’ambiente ecco che aggiungiamo un altro tema importante, ovvero sia il tema delle risorse naturali.

Qui ci siamo inventati il concetto di “zona blu”. Esiste da anni il marchio delle bandiere blu che indica la qualità delle acque, in questi mesi in Italia purtroppo abbiamo imparato a conoscere il tema delle zone colorate per le restrizioni, ci piaceva il concetto del blu, da sempre sinonimo di sicurezza.

-Diverse imprese hanno espresso la volontà di vaccinare a proprie spese il personale. Lei che ne pensa?

-È evidente che il tema dei vaccini è cruciale per la stagione 2021, io credo che tutti gli operatori economici sarebbero assolutamente ben disposti a farsi carico anche economicamente del vaccino dei propri collaboratori, non solo per una questione di sicurezza, ma anche per poter veicolare questo messaggio a livello promozionale. In Italia però non è prevista la possibilità di un approvvigionamento diretto, abbiamo da sempre ottimi rapporti con le amministrazioni sanitarie e proprio in questi giorni è in fase di predisposizione un piano vaccinale dedicato agli operatori economici. Il tema rimane l’approvvigionamento stesso dei vaccini e quindi ci auguriamo che presto possano arrivare delle quantità adeguate che ci permettano oltre che mettere in sicurezza le categorie più fragili, di vaccinare gli operatori economici in contatto con la clientela.

-Vista la concorrenza della Grecia e della Spagna, voi che numeri vi attendete per quanto riguarda il turismo dalla Russia e da altre parti del mondo?

-Dobbiamo innanzitutto fare una fotografia di quali sono i dati. Il Veneto è la prima regione turistica d’Italia, motore turistico del Paese per presenze. Di questo primato il turismo balneare che si svolge sulla costa ne rappresenta quasi un 50%. Parliamo di oltre 10 miliardi di pil solo per le spiagge. È un dato fondamentale perché oltre ai numeri ci testimonia le importanti ricadute occupazionali, per cui mantenere operativo questo segmento significa consentire una continuità occupazionale che impiega oggi 100 mila addetti sulla costa.

Noi siamo dei patologici ottimisti, perché se così non fosse non potremmo fare impresa in Italia, quindi siamo fiduciosi che la stagione 2021 possa essere positiva, pur essendo non semplice. Notiamo una flessione rispetto alle performance del 2019, ma stimiamo di poterci attestare su un 20-25% in meno rispetto al 2019, e non sul 40% che c’è stato l’anno scorso. È evidente che per confermare questi dati il tema dei vaccini e soprattutto il tema della mobilità sia interna sia esterna sono due temi cruciali. La vera domanda è quella di capire quando sarà possibile lo spostamento dai Paesi limitrofi alle spiagge italiane, questo dipenderà anche dai piani vaccinali di Paesi come l’Austria, la Germania e i Paesi che frequentano le nostre località.

-Come commenterebbe l’avviso dell’Ambasciata americana a Roma in cui si sconsigliava ai propri cittadini di viaggiare in Italia per il rischio Covid e terrorismo? Quale impatto può avere sul turismo?

-Solitamente cerco di non entrare in polemica politica con questo tipo di situazioni che mi ricordano ad esempio le polemiche analoghe fatte l’anno scorso sui corridoi di transito dalla Germania per andare in Croazia. Io credo che il consumatore finale sia sempre dotato di intelletto e abbia tutti gli strumenti per decidere autonomamente come e dove muoversi. Penso che le ingerenze degli Stati da questo punto di vista dovrebbero essere minori perché non è corretto esprimere giudizi su realtà che non si conoscono bene.

Che l’Italia non abbia brillato nella prima fase sul piano vaccinale penso sia abbastanza evidente, ma credo che il grosso delle responsabilità sia da imputare ad una errata organizzazione della comunità europea. Senza voler fare polemica nei confronti di nessuno mi auguro che a breve l’approvvigionamento dei vaccini, anche quelli statunitensi, possa aumentare come promesso dagli accordi fatti in ambito Ue. Mi auguro che qualcuno possa prendere in considerazione presto la possibilità di approvvigionare altri vaccini, come ad esempio quello russo, che peraltro in Italia è già arrivato ed è stato impiegato per vaccinare la comunità di San Marino. Mi piacerebbe pensare che si riesca a lasciare le polemiche da una parte e che si lavori tutti per conseguire il prima possibile il risultato di vaccinare il più alto livello di popolazione non solo in Italia, ma in tutti gli Stati del mondo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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