15:43 09 Maggio 2021
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Chiudere il turismo, la ristorazione, i servizi alla persona ha portato alla demolizione d’interi settori produttivi. La gente come gli esercenti sono esasperati, varie forme di malcontento iniziano a emergere e a concretizzarsi in proteste sempre più frequenti soprattutto tra le fasce sociali e lavorative più esposte.

La sfiducia davanti al balletto di date e di colori su base regionale che settimana per settimana, mese per mese, pesa e condiziona la vita di milioni d’italiani, sta avendo la meglio sulle promesse governative puntualmente disilluse.

All’orizzonte c’è la zona “gialla”, promessa dal 26 aprile per la maggior parte delle regioni italiane, tuttavia, anche in questo caso non significherà finalmente “libera ripresa”, ma tutta una serie di limitazioni che condizioneranno sia gli esercenti delle varie attività a cui sarà permesso riaprire, sia la clientela.

Se solo osserviamo quali saranno le condizione di lavoro per bar e ristoranti apprendiamo che: “In zona gialla, dal 26 aprile a tutto il mese di maggio, sarà possibile pranzare o cenare solo nei luoghi di ristorazione con tavoli all’aperto. Dal primo giugno si mangia nei ristoranti con tavoli al chiuso solo a pranzo. In zona arancione sarà mantenuta la sola possibilità di asporto, così come in quella rossa. Nelle linee guida stilate dalle Regioni, e che dovranno essere vagliate dal Cts, è stato proposto un metro di distanza nei ristoranti all’aperto o al chiuso - se la situazione pandemica lo consente - per aumentare a due laddove la condizione di diffusione del virus si dovesse aggravare”.

E chi non ha spazio all’aperto che farà? Rimarrà chiuso senza lavoro? O potrà spostare i tavoli sul marciapiedi o sulla strada? L’Italia è una penisola con significative particolarità climatiche, i gestori dovranno riaprire con gli occhi sempre puntati al meteo? Inevitabili quindi altri investimenti nell’attrezzarsi di tettoie, ripari antivento.. e poi?

Come si suol dire “La misura è piena”. Il disagio da sentimento diffuso ora si sta trasformando e condensando in azioni di protesta concrete e sempre più organizzate. È proprio sulla base di questo disagio che i ristoratori di TNI (Tutela Nazionale Imprese) per protesta nella mattina di lunedì 19 hanno bloccato l’autostrada A1 all’altezza di Incisa-Firenze.

Pasquale Naccari
© Foto : Pasquale Naccari
Pasquale Naccari
Sputnik Italia ha contattato il signor Pasquale Naccari, ristoratore di Firenze, presidente di “Ristoratori Toscana”, portavoce del TNI.

— Signor Naccari, quali le ragioni della vostra protesta?

— Fanno riferimento alle misure previste per la riapertura del 26 aprile. Prima di tutto l’iniquità delle misure sulle riaperture dei locali solo all’esterno e non all’interno. Quali sono le misure previste per chi non potrà riaprire? Dalle istituzioni non c’è dato saperlo. Oltre a ciò è impossibile aprire con questo clima. Se dovesse iniziare a piovere come bisognerà comportarsi? Cosa si farà? Manderemo via la gente? Butteremo via tutte le portate che avremo preparato? Come si può tenere aperto una struttura con queste prerogative, davanti a possibili cambiamenti repentini del meteo tipici di questa stagione?

Altra ragione: perché gli autogrill “si” e noi “no”? Perché le mense “si” a prescindere dal colore assegnato alla regione e noi “no”?

Altro tema: perché nelle case le persone si possono incontrare tra amici e nei ristoranti si dovrà andare per forza tra conviventi?

Poi il coprifuoco. Come si fa a mettere un coprifuoco d’estate dove la gente prima delle 20.00 a cena non va! Perché non è stata prevista una regola su come superare questo periodo di coprifuoco? In un anno qualcosa poteva e doveva essere previsto. Non possiamo a distanza di un anno essere ancora qui a parlare di coprifuoco e dei due metri di distanza come se ne parlava l’anno scorso. Abbiamo visto che due metri è una misura inapplicabile.

Siamo anche contrari al “pass vaccinale”, se la campagna vaccinale va a rilento, a parte che dovrebbe esserci la libertà di scelta, ci sono anche coloro che non vogliono fare il vaccino. In tal caso le persone non vaccinate se ne debbono rimanere a casa? Non possono andare al ristorante?

Vorremmo inoltre la moratoria della legge Bersani: un blocco delle licenze fino al 2023, in modo d’aiutare chi sta subendo i danni in questo periodo e sta facendo enormi sacrifici per non chiudere, in altre parole per difenderlo dalla concorrenza di chi vorrebbe aprire ora.

— Quindi Lei è scettico sulla scelta di riaprire dal 26 aprile “solo all’aperto” avanzata dal governo?

— Ma non è accettabile! Fa ancora freddo, basta andar a vedere le temperature del meteo per capirlo! Tra l’altro in Italia c’è una certa differenza di clima e temperature tra il Sud e le isole e il Nord!

Le richieste al governo

— Cosa chiedete al governo?

— La cosa più importante è “mai più chiusure”, noi non chiuderemo mai più i nostri locali. Al governo oltre a “mai più chiusure” chiediamo di ascoltarci un po’ su tutte le questioni che le ho appena descritto. Sono sul nostro manifesto:

  • no al coprifuoco
  • apertura, dal 25 aprile, a pranzo e a cena sia dentro che fuori i locali
  • no al distanziamento di 2 metri
  • no al pagamento solo con il Pos
  • tavoli anche per frequentatori abituali, non più solo congiunti
  • richiesta voucher emergenziali
  • esonero della richiesta del Durc (Documento unico di regolarità contributiva)
  • moratoria legge Bersani fino al 2023
  • azzeramento commissioni Pos
  • abolizione tetto del 30% per gli indennizzi
  • mai più chiusure

— In riferimento alla manifestazione del 19 potete già trarre un bilancio di com’è andata?

— Il bilancio lo traiamo giovedì quando parlerà il premier.

— Avete in programma altre iniziative, manifestazioni?

— Certo, ma per il momento preferisco non parlarne.

— Che le forze di sinistra non abbiano mai visto con simpatia la “libera impresa”: le partite IVA, i ristoratori, gli esercenti di attività commerciali private.. non è un mistero. Nicola Zingaretti ex segretario del PD ha definito queste attività “lavoretti”. Voi come categoria non vi sentite discriminati?

— È offensivo per tutti quanti non solo a livello di categoria! È vergognoso! Non è ricevibile come affermazione, non esistano categorie di lavoratori di serie A o serie B.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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