15:08 16 Maggio 2021
Interviste
URL abbreviato
Di
174517
Seguici su

“Erdogan dittatore”, la forte e inaspettata dichiarazione del premier Draghi ha spiazzato tutti. Che si tratti di una gaffe o di un segnale all’Europa contro la Turchia di Erdogan non è chiaro fino in fondo, ma l’accusa del primo ministro italiano ha provocato grandi polemiche, oltre alla convocazione dell’Ambasciatore italiano.

Durante una conferenza stampa Mario Draghi ha definito il presidente turco Erdogan “un dittatore” commentando la vicenda della sedia mancante per Ursula von der Leyen, una infelice storia oramai soprannominata “sofagate”.

La dura e diretta affermazione del premier Draghi ha scatenato l’immediata reazione da parte di Ankara.

Se si vuole perseguire una politica improntata sul rigore morale questa dovrebbe essere applicata a tutti gli Stati, dal primo all’ultimo; occorre in altre parole tanta coerenza se si vuole fare affari solo con i Paesi più “giusti”.

Ma l’Italia, che ha in atto con Ankara tantissimi accordi bilaterali e importanti progetti commerciali, può davvero fare a meno della Turchia?

Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Fabio L. Grassi, docente di Storia dell’Europa Orientale all’Università “La Sapienza” di Roma e senior fellow del think tank Il Nodo di Gordio.

-Dopo la dichiarazione di Draghi indirizzata ad Erdogan in cui lo definisce un dittatore è arrivata una risposta immediata da parte turca: convocato l’ambasciatore italiano. Professore Grassi, secondo lei questa tensione tenderà ad acuirsi o si risolverà in maniera positiva?

-Penso che non ci saranno gravi conseguenze evidenti, però certamente questo è un episodio che getterà un’ombra di imbarazzo nei rapporti fra i due Stati, fra i tanti italiani e turchi legati fra di loro per mille motivi di cooperazione.

È una vicenda che non va drammatizzata, ma non è neanche giusto minimizzarla.

Ho dato un’occhiata ai siti internet sia di un giornale notoriamente vicino ad Erdoğan sia a un giornale di opposizione. Entrambi i siti non danno particolare risalto alla notizia. Oramai non esistono delle chiare e forti strutture internazionali, ogni tanto bisogna ricordarsi che esiste l’ONU, potremmo facilmente scordarcelo. Si sta andando verso un periodo di rivalità e contrasti à la carte che vengono messi in conto e che debbono essere ora il più possibile controllati. L’Italia si trova dalla parte della Turchia su certe questioni internazionali, invece si trova in posizioni fortemente in contrasto con Ankara su altre.

Molti Stati si stanno abituando a non essere né pienamente nemici né pienamente amici. Siamo in un’epoca di disordine mondiale. In Turchia comunque sembra che le varie parti non vogliano enfatizzare questa vicenda.

-Perché secondo lei?

-Per esempio perché c’è una parte dell’opinione pubblica turca che è d’accordo con quello che ha detto Draghi. Da parte dell’opposizione, da cui mi aspettavo maggiore enfatizzazione, c’è forse il timore che un attacco duro da parte di un capo di governo straniero possa produrre il tipico forte effetto di reazione nazionalista.

-Secondo lei Draghi ha voluto dare un segnale all’Europa con questa dichiarazione? Non sembra una semplice gaffe lanciata così. 

-Quando una persona di governo con grandi responsabilità fa a prima vista una gaffe provoca le più svariate interpretazioni. Forse a volte la realtà è dannatamente semplice. Draghi certamente è un uomo importante, ma è la prima volta che fa il capo di governo, è la prima volta che si impegna in settori non puramente economici.

Per molti mesi con grande sorpresa di molti è stato silente, forse perché aveva paura, perché si rendeva conto che non era in grado di padroneggiare la retorica politica.

Forse quello che ha fatto cominciando a parlare ha spiegato perché fino a quel momento aveva parlato così poco. Non si tratta di cose che si improvvisano. Mi viene in mente il principio di Peter per cui una persona per la sua competenza sale di grado fino al suo punto di incompetenza.

Nella stessa conferenza stampa, per criticare coloro che riuscivano a vaccinarsi prima delle persone anziane ha fatto l’esempio degli psicologi, che con il suo stesso decreto del primo aprile sono obbligati a vaccinarsi il prima possibile. È meno grave dal punto di vista internazionale, ma è un’altra bella gaffe.

Draghi non ha l’abitudine di padroneggiare situazioni improvvise e il polso del paese, capire che cosa è opportuno dire e che cosa non lo è al di fuori dei campi di sua specifica competenza.

-Fra Turchia e Italia intercorrono stretti rapporti commerciali. L’Italia può fare davvero a meno della Turchia?

-L’Italia può fare a meno della Turchia con ulteriori danni per la sua economia. Un Paese può decidere di diventare la guida e l'esempio del mondo quanto a perfetta moralità politica e di vivere in eroica povertà. Bisogna stabilire che cosa voglia l’Italia.

Posso avere il massimo rispetto per chi dice che l’Italia non deve fare affari con Paesi autoritari. Mi piacerebbe però che queste persone per dare il buon esempio rinunciassero ai propri stipendi. Gli italiani che continuano a percepire ogni mese un regolare stipendio o una regolare pensione tendono a non essere sufficientemente solidali con gli italiani che hanno subito un danno forte e immediato a causa di questa crisi.

  • L’Italia può decidere di fare affari soltanto con i Paesi Scandinavi e due o tre altri al mondo: è una cosa meravigliosa dal punto di vista etico, allora tutti noi dobbiamo ridurre il nostro stipendio del 70%.
  • E poi c’è un altro aspetto importante: una politica impostata su una base di rigore morale poi deve essere coerente. Se conduci una determinata politica nei confronti di un Paese e poi con un altro più potente ti comporti diversamente allora questa politica non funziona.

C’è bisogno di razionalità, spero che l’Italia la recuperi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook