20:05 18 Aprile 2021
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Non si muore soltanto di Covid, c’è un luogo in Italia dove le persone morivano e tuttora muoiono di tumore nell’indifferenza delle istituzioni. La cosiddetta Terra dei fuochi, nelle province di Napoli e Caserta, è un vero triangolo della morte, in cui i cittadini gridano il proprio dolore e vogliono delle risposte concrete dallo Stato.

C’è un legame fra lo smaltimento abusivo dei rifiuti nella Terra dei fuochi e l’insorgenza di gravi patologie come il tumore alla mammella, l’asma, le varie forme di leucemia, le malformazioni congenite. A confermarlo ufficialmente nero su bianco oggi è il rapporto conclusivo dell’accordo fra la Procura di Napoli Nord con l’Istituto Superiore di Sanità stipulato nel 2016.

I cittadini della Terra dei fuochi, che da anni denunciano l’atmosfera di morte in cui sono costretti a vivere, oggi più che mai vogliono risposte ed azioni concrete da parte delle istituzioni. Occorre mappare seriamente le terre inquinate e effettuare la bonifica dei terreni e delle acque. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Vincenzo Tosti, attivista della Terra dei fuochi, tra i fondatori dell’associazione Rete di cittadinanza e comunità e promotore della rete regionale Stop Biocidio.

— Vincenzo Tosti, il rapporto conclusivo dell’accordo stipulato fra la procura di Napoli Nord e l’Istituto Superiore di Sanità è un passo in avanti in questa triste e lunga vicenda?

— È una notizia che non ci meraviglia perché noi questo lo gridiamo da anni: in questa terra si muore di tumori e di leucemie. Noi sappiamo bene qual è la motivazione: siamo circondati dalle discariche. Questo studio tuttavia è importante perché è una tappa di un percorso. In questa terra, non avendo ricevuto risposte alle nostre domande dalle istituzioni, spesso ci siamo organizzati da soli e abbiamo fatto degli studi con quella parte della comunità scientifica libera.

Lo studio in questione però ha qualcosa in più. Nello studio si parla di 38 paesi di competenza della procura di Napoli Nord. Nel 2016 dietro la spinta della comunità la Procura si fa portavoce di questo studio. Per la prima volta un’istituzione si fa portavoce e commissiona all’Istituto Superiore della Sanità questo studio. Lo ha fatto la Procura e non le istituzioni locali, un fenomeno molto grave. Le istituzioni locali hanno cercato di negare il tutto.

— Che cosa dice di importante questo studio?

— C’è una causa e una concausa probabile dell’aumento esponenziale di tumori in questa terra legate allo smaltimento dei rifiuti e ai roghi. Il 38% della popolazione in questi paesi è maggiormente esposta alle malattie e si tratta dei cittadini che abitano nei paraggi di una o più discariche in un raggio di 100 metri. Quindi nello studio dicono chiaramente che il problema sono le discariche. Un altro passaggio importante dello studio è dove viene detto che bisogna rimuovere le eventuali cause e concause.

  • La cosiddetta Terra dei fuochi, nelle province di Napoli e Caserta
    La cosiddetta Terra dei fuochi, nelle province di Napoli e Caserta
    © Foto : Vincenzo Tosti
  • La cosiddetta Terra dei fuochi, nelle province di Napoli e Caserta
    La cosiddetta Terra dei fuochi, nelle province di Napoli e Caserta
    © Foto : Vincenzo Tosti
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    © Foto : Vincenzo Tosti
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    © Foto : Vincenzo Tosti
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    © Foto : Vincenzo Tosti
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    © Foto : Vincenzo Tosti
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    © Foto : Vincenzo Tosti
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© Foto : Vincenzo Tosti
La cosiddetta Terra dei fuochi, nelle province di Napoli e Caserta

— Che cosa significa vivere nella Terra dei fuochi?

— Significa vivere continuamente in una tragedia. Si vive il terrore continuo che ci si può ammalare. I tumori di cui parliamo sono anche molto invasivi, non lasciano troppo tempo. Nel mondo intero oggi si muore di Covid, c’è una grande attenzione di tutte le istituzioni a riguardo, ma l’attenzione delle istituzioni per quanto riguarda la gente che muore da anni in questa terra non c’è. Noi abbiamo visto una totale indifferenza da parte delle istituzioni. Si continua a morire di tumore qui anche in tempi di Covid. Nessuno è immune da questo male. In ogni famiglia c’è un malato di tumore, c’è un parente con qualche neoplasia. I governi e le istituzioni nazionali si attivano per frenare il Covid, ma perché in questa terra invece si muore nell’indifferenza delle istituzioni? Perché le istituzioni non ascoltano il grido della comunità?

— Come si spiega secondo lei il silenzio della politica difronte a questa tragedia?

— Ci sono delle chiare responsabilità. Sicuramente una parte della classe politica è collusa con il malaffare e con chi ha gestito i rifiuti in questa terra. Voglio ricordare che qui da noi sono arrivati rifiuti di mezza Italia e da diverse regioni europee. Si vogliono coprire delle responsabilità. Se noi diciamo chiaramente come stanno le cose ci sono anche dei comparti che dovranno pagare un prezzo altissimo. Se la verità emerge si colpisce una parte di consenso e di clientela che ha portato questi signori a governare per tanti anni. Questi politici governano anche oggi.

C’è una parte politica che ha condiviso e che spesso si è collusa con le mafie e le camorre. Questo non lo diciamo solo noi, ma anche le inchieste svolte negli anni. Vorrei ricordare la prima inchiesta del ‘92-‘93 che ha iniziato a tirare fuori delle verità. In quell’inchiesta ci fu il primo pentito di mafia, Nunzio Perrella, che iniziò a dire cose ben chiare sulla commistione fra politica e malaffare.

— Quali sono i rifiuti che vengono smaltiti illegalmente e che provocano questi danni alla salute agli abitanti della Terra dei fuochi?

— Quando il procuratore aggiunto Pennisi parla di reato ambientale parla di impresa. Stiamo parlando di rifiuti industriali. C’è un’industria che lucra sul proprio rifiuto pericoloso speciale e quindi ha una domanda che viene intercettata dalla camorra. Noi qui abbiamo un problema di discariche che hanno coperto con la storia del rifiuto urbano. I rifiuti pericolosi sono finiti nelle discariche legali. I rifiuti industriali sono arrivati da tutta Italia e da altri Paesi europei. Questi rifiuti sono stati prima interrati, hanno riempito le ex cave di tufo e poi sono state riempite alcune discariche.

C’è anche un indotto locale collegato al grande indotto nazionale, parlo del settore calzaturiero, del tessile. Diverse aziende smaltiscono i loro rifiuti nelle campagne. Qui subentra il famoso fenomeno dei roghi. I rifiuti vengono incendiati sistematicamente, non si tratta di rifiuti urbani di casa nostra, ma si tratta di rifiuti provenienti dall’indotto locale industriale legato alla grande industria nazionale.

— Sono stati smaltiti anche rifiuti radioattivi nelle campagne?

— Anche se Schiavone, uno dei pentiti delle mafie, spesso ha parlato di rifiuti radioattivi, per ora questi rifiuti non sono stati rinvenuti. Quando si parla di rifiuti radioattivi noi siamo abituati a pensare alle scorie delle centrali nucleari, ma attenzione: c’è tanto di radioattivo che viene dalle attività sanitarie degli ospedali. Anche questi rifiuti vengono smaltiti in una maniera illegale.

— Che cosa vi aspettate adesso dalle istituzioni e dallo Stato?

— Alla luce del documento in questione la stessa Procura ha dichiarato che adesso bisogna lavorare in prevenzione primaria e secondaria. Vanno rimosse le probabili cause, quindi vanno rimosse le discariche. Bisogna fare una vera mappatura ufficiale delle discariche e delle aree inquinate, che a tutt’oggi non esiste.

È giusto per questa terra e per la dignità dei suoi abitanti effettuare una mappatura serie dei terreni e delle acque. È importante anche indicare i luoghi non inquinati, ciò significa tutelare quello che di bello in questa terra c’è ancora, che ha da sempre avuto una vocazione particolare per la produzione agricola.

E infine bisogna bonificare le aree inquinate. Ci aspettiamo che lo Stato se ne faccia carico. Speriamo che una parte delle risorse del Recovery plan sia destinata per cercare di bonificare le nostre terre che hanno subito un saccheggio e che sono state inquinate. Inoltre, oltre alla Terra dei fuochi, il nostro Belpaese ha diverse sofferenze ambientali dove la regia è sempre la stessa.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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