20:26 18 Aprile 2021
Interviste
URL abbreviato
Di
382
Seguici su

Dopo 10 anni di caos arrivano, seppur prudenti, dei segnali positivi dalla Libia, dove il 25 marzo si sono riuniti i ministri degli esteri di Italia, Francia e Germania. Ad aprile è prevista la visita ufficiale nel Paese del premier Draghi. L’Italia guadagna “terreno” e sembra ripartire con una marcia in più in questa nuova fase libica.

Gli europei hanno giocato a lungo divisi sul fronte libico, la Francia in primis ha adottato un atteggiamento ostile nei confronti di tutti i progetti unitari nel Paese. Ora appoggiando il nuovo premier del governo transitorio libico Dbeibeh Francia, Germania e Italia agiscono unite sotto la guida di Roma, che sembra avere il coltello dalla parte del manico.

Michela Mercuri
© Foto : fornita da Michela Mercuri
Michela Mercuri
Sono numerosi gli ostacoli da superare, ma la Libia ha fatto tanta strada e l’Italia in questa nuova importante fase per il futuro del Paese può giocare un ruolo centrale e realizzare una partnership privilegiata con i libici. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Michela Mercuri, esperta di Libia, docente di Storia contemporanea dei Paesi mediterranei all’Università di Macerata.

— Di Maio è di nuovo a Tripoli, questa volta con gli omologhi tedesco e francese. Michela Mercuri, l’Italia è l’interlocutore prioritario del nuovo governo? Ha riguadagnato “terreno” rispetto ai suoi alleati?

— L’Italia sta lavorando alacremente per riguadagnare terreno, lo ha fatto già con la visita di Di Maio domenica in Libia. Di Maio è stato il primo ministro di un Paese straniero a incontrare Dbeibeh, il nuovo premier del governo transitorio libico. Questa missione è molto significativa perché vede la Germania e la Francia per la prima volta in qualche modo al seguito dell’Italia, soprattutto la Francia che fino a qualche mese fa era apertamente schierata con il generale Haftar. La Francia deve recuperare spazio e forse è l’attore perdente, per lo meno nel teatro libico, e sembra quasi “aggrapparsi” all’Italia per recuperare postazioni nell’ovest. È un inizio decisamente positivo per quanto riguarda l’Italia. Mi auguro Roma prosegua su questa strada.

— Il ministro Di Maio si è recato in Libia già 7 volte durante il suo mandato. A breve anche il premier Draghi volerà in visita ufficiale in Libia. Possiamo dire che l’Italia ha rimesso al centro dell’attenzione nella sua politica estera il dossier libico?

— Nonostante i tantissimi problemi di politica interna sembra che per quanto riguardi la politica estera l’Italia abbia rimesso davvero al centro della sua agenda la Libia, forte dell’endorsement americano del nuovo presidente Biden, che sembra voler puntare sull’Italia per aprire un percorso di stabilizzazione del Paese. Dobbiamo capire se poi Biden vorrà continuare su questa strada.

L’Italia in questo momento sembra da un punto di vista europeo avere il coltello dalla parte del manico fra i tanti attori. Mi auguro Roma sappia sfruttare questo rinnovato ruolo nel Paese per realizzare una partnership privilegiata con i libici declinabile in tanti modi: da un punto di vista politico e da un punto di vista diplomatico, ricordiamo che abbiamo un nuovo inviato speciale per la Libia, l’Ambasciatore Ferrara; l’Ambasciatore d’Italia Buccino Grimaldi invece non se n’è mai andato dal Paese, neppure durante la guerra. La nostra Ambasciata è l’unico punto di contatto occidentale nel Paese.

Mi auguro l’Italia sfrutti questo momento anche da un punto di vista economico: la Libia ha bisogno di gas, di elettricità e l’Italia grazie anche all’Eni può offrire molto. Non è un caso che la prima visita in Libia di Di Maio si sia svolta insieme all’amministratore dell’Eni Descalzi.

Abbiamo anche una missione europea a guida italiana, la missione navale Irini, che sta operando piuttosto bene nel Mediterraneo, questo dà all’Italia un ulteriore asset da sfruttare in sede europea. Ci sono tante opportunità quindi che l’Italia può cogliere se continuerà a mantenere la barra dritta.

— In vista delle elezioni di dicembre per la Libia in questi mesi è in gioco il suo futuro. Vedi delle prospettive ottimistiche per gli scenari futuri del Paese e della sua unità?

— Sicuramente ci sono delle difficoltà da qui alla possibile data delle elezioni fissate per il 24 dicembre. Vi sono ostacoli istituzionali, ci deve essere comunque un referendum, una nuova Costituzione, ma ci sono anche altre complicazioni come lo strapotere di alcune milizie. È anche importante il mantenimento della ripresa della produzione del petrolio, che in questo momento si assesta sull’1,4 milioni di barili al giorno, quindi quasi a pieno regime, ma deve essere mantenuto e la rendita ben distribuita anche ad alcune milizie per cercare di garantire la stabilità del Paese. Vi sono problemi legati all’assenza di elettricità che potrebbero portare a proteste della popolazione, quindi l’elettricità deve essere messa in cima all’agenda politica. Non è una problematica banale.

Se tutto ciò dovesse funzionare, se Dbeibeh e tutti i ministri dovessero proseguire su questa strada probabilmente porterebbero la Libia su un percorso umanitario che potrebbe riflettersi anche sulle elezioni. Chiaro è che in tutto questo ci sono anche due attori esterni da tenere in considerazione: la Turchia e la Russia.

— Come divideranno la propria influenza in Libia la Francia, la Germania e l’Italia? C’è il rischio che i francesi prendano in contropiede l’Italia?

— In questo momento la Germania è piuttosto debole, vista anche la fine della lunga legislatura di Angela Merkel. Non vedo la Germania come competitor dell’Italia né in Libia né su altri scenari, nemmeno all’interno dell’Unione Europea. La Francia è sicuramente un Paese che ha sempre avuto una politica estera nel Mediterraneo piuttosto spregiudicata, ha sostenuto fin qui il generale Haftar, mettendo spesso e volentieri i bastoni fra le ruote ai progetti unitari, come quello di Skhirat del 2015.

In questo momento la Francia è in una posizione di svantaggio, conosciamo bene però l’aggressiva realpolitik francese, ma mi auguro che l’Italia in questa rinnovata partnership con la Libia riesca a limitare le ambizioni di oltralpe e riesca a fare anche un asse con la Francia coinvolgendo più Paesi europei possibili per cercare di far fronte comune in un processo di pacificazione e stabilizzazione del Paese. È un processo utile a tutti gli attori europei che vogliono iniziare ad investire all’interno della Libia.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook