07:44 17 Aprile 2021
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“Madre” e “padre” banditi, via libera a “genitore”. Non utilizzare “matrimonio gay”, ma preferire la formula più simpatica “matrimonio egualitario”. Si tratta del nuovo glossario del Parlamento Europeo, una neolingua politicamente corretta che cambia i termini, stravolge i significati con l’obiettivo di modellare le idee delle persone.

A scoprire il nuovo sorprendente glossario dell’Unione Europea per la comunicazione interna ed esterna del personale è stata l’europarlamentare della Lega Simona Baldassarre. Bruxelles ha diramato un vero e proprio vocabolario in cui si illustrano i termini da evitare e quelli da preferire affrontando i temi immigrazione, LGBT, etnie, disabilità, religione.

Quali sono i rischi della neolingua politicamente corretta dell’Unione Europea? Com’è strutturato il glossario “del linguaggio sensibile”? Le parole sono importanti, perché rappresentano le nostre idee ed esigere un determinato linguaggio nasconde il tentativo di “imporre il modello unico di società, di famiglia e di relazioni sociali”, sottolinea in un’intervista a Sputnik Italia l’europarlamentare leghista Simona Baldassarre.

Simona Baldassarre
© Foto : Fornita da Simona Baldassarre
Simona Baldassarre
— L’Unione Europea ha introdotto un nuovo linguaggio politicamente corretto. Onorevole Baldassarre, di che cosa si tratta?

— Qualche giorno fa ho fatto questa scoperta mentre lavoravo nell’intranet del Parlamento Europeo, fra le novità ho trovato “il glossario del linguaggio sensibile” per la comunicazione interna ed esterna. È un glossario per il personale del Parlamento Europeo per aiutarlo a comunicare in maniera sensibile. Ho pensato che dovessi denunciare subito questa cosa. L’ho ritenuto l’ennesimo atto di indottrinamento da parte dell’Unione Europea. Da una parte vediamo sempre il solito volto di un’Europa solidale, dall’altra vediamo il tentativo di imporre il modello unico di società, di famiglia e di relazioni sociali.

— Com’è strutturato questo glossario?

— Ci sono tre sezioni. La prima riguarda un argomento sanitario: la disabilità. Su questo non ho nulla da eccepire, perché le definizioni sulla disabilità devono essere rispettose, al primo posto c’è la dignità di tutti. Anche in questo capitolo ci sono però delle parti eccessive. Si dice di evitare la definizione “non udente” e preferire “persona sorda”, c’è scritto di preferire “cieco” alla parola “non vedente”. Quello che fa sorridere è di evitare “nano” e di usare “persone con la acondroplasia”, che è un termine specifico poco conosciuto.

Passiamo alla seconda parte del glossario sulla terminologia LGBTQ+. Troviamo le caselle con i termini da evitare e quelle con le parole da preferire. Evitare “madre” e “padre”, preferire “genitori”. Questo, secondo me, prelude alle parole “genitore 1” e “genitore 2”. Bisogna evitare il termine “sesso biologico”, ma usare “sesso assegnato alla nascita”, oppure evitare “cambio di sesso” e usare “transizione di genere”. Non utilizzare “matrimonio gay”, ma “matrimonio egualitario”. Poi ancora: preferire “gestazione per altri” a “maternità surrogata”. Fra qualche anno si insegnerà magari tramite un glossario particolare che le stagioni sono cinque e che gli occhi azzurri sono diversamente marroni.

L’ultima parte è relativa alla razza, all’etnia e alla religione. Ci dicono di evitare le parole “extra comunitario”, “immigrato” e “clandestino”, ma di usare “richiedente asilo”, “rifugiato” e “profugo”. Se usi migrante irregolare al posto di clandestino si attenua di molto l’impatto della lotta contro l’illegalità.

L’ultima chicca: non dire “mulatto”, bensì “birazziale”. La domanda che vorrei porre ai geni che hanno redatto il glossario: ma le razze non erano sparite? Trovo singolare che i progressisti del Parlamento Europeo abbiano scoperto questo concetto che per anni hanno duramente combattuto.

— Lei nella sua corrispondenza al Parlamento Europeo si rifiuterà di usare il nuovo glossario?

— Certo. Noi vogliamo un’Europa nuova, un’Europa dell’identità, un’Europa dei valori. Nella nostra visione di identità le cose devono essere chiamate con il loro nome e cognome. Credo che l’Europa voglia plagiare le nostre menti, è in atto un tentativo di manipolazione cerebrale. Io faccio il politico, ma sono anche mamma e medico: sono indignata.

— Quali sono i rischi della neolingua di Bruxelles?

— Questa è una tecnica antica di comunicazione, è la tecnica della “rana bollita”: si deve bollire a fuoco lento sennò la rana scappa. Dietro questa comunicazione anti discriminazioni si nasconde in realtà la violenza del pensiero unico che l’Unione Europea pretende di imporre. Loro cambiano le parole, rovesciano i significati e lentamente, ma inesorabilmente, si introduce una neolingua che cambia il modo di pensare delle persone.

Lo scrittore cattolico francese Bernanos diceva che quando si perde la battaglia delle parole si perde la battaglia delle idee. Io penso che noi non perderemo né una né l’altra. Le parole sono importanti, non mi adeguerò al glossario, le parole non dobbiamo farcele scippare o stravolgere. È una missione di civiltà il fatto di non cedere e di non farsi uniformare dall’Unione Europea. Sono orgogliosa della mia lingua, la manterrò con tutte le mie forze.

— A suo avviso qual è l’obiettivo finale di tutti questi glossari?

— Dal linguaggio si forma il pensiero, vogliono imporci la loro visione di modernità. “Matrimonio egualitario” suona bene, no? Il fatto di toglierci “mamma” e “papà” significa che la famiglia non esiste più. Io voglio gridare a voce alta “mamma e papà”, lo voglio leggere nei documenti ufficiali. Loro cercano di uniformare il mondo verso il pensiero globalista, di annientare tutti i valori. Noi dobbiamo mantenere il nostro linguaggio per tutelare le future generazioni, glielo dico da politico e da madre.

— Fra i suoi colleghi al Parlamento Europeo c’è chi si è indignato? Come hanno reagito fra i corridoi di Bruxelles al glossario?

— Innanzitutto vorrei citare la mia collega spagnola Margarita de la Pisa, una persona con cui ci troviamo molto bene, condividiamo gli stessi ideali e sposiamo spesso le stesse battaglie. Tutta la Lega è unita e compatta da questo punto di vista.

L’importante è diffondere queste informazioni, la gente deve sapere quello che cercano di fare. E poi, in un periodo così emergenziale per tutti, con il lockdown e con le famiglie che muoiono di fame cosa fanno al Parlamento Europeo? Si preoccupano di diffondere il linguaggio sensibile…

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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