03:24 15 Aprile 2021
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A Milano, nella città che ha fatto della transizione ambientale il proprio obiettivo principale per i prossimi anni, sono iniziati i lavori per "Welcome, feeling at work", un complesso per uffici progettati dallo studio Kengo Kuma & Associates e ispirati a ”l'effetto biofilia”.

Il progetto nasce da un’idea della piattaforma indipendente Europa Risorse, che già da prima della pandemia aveva espresso la volontà di indagare gli spazi di lavoro contemporanei. L’imponente cantiere di Welcome sorgerà nel 2024 nell’ex area Rizzoli, una zona industriale dismessa che si trova al confine con uno dei polmoni verdi più importanti di Milano, il Parco Lambro e permetterà all'individuo di accedere ai più sofisticati requisiti tecnologici e digitali, ma anche a efficaci misure per proteggere le persone da future pandemie.

Per un approfondimento Sputnik Italia ha raggiunto Yuki Ikeguchi, partner di Kengo Kuma and Associates e designer di "Welcome, feeling at work".
 
— Sig.ra Ikeguchi, come nasce il progetto e con quale obiettivo? È stata la pandemia di coronavirus il catalizzatore principale che ha inevitabilmente portato a grandi cambiamenti, modificando il nostro modo di vivere, di socializzare, di viaggiare e di lavorare?

— Noi, lo studio Kengo Kuma and Associates, siamo stati invitati a un concorso di progettazione architettonica insieme a un gruppo selezionato di architetti di vari paesi.

Durante la prima visita all’area di progettazione, una passeggiata con il Sig. Napoleone, mi è venuto in mente l'approccio biofilico come naturale risposta progettuale alla sua visione di contribuire alla città e alla comunità, aprendo il progetto come una piazza pubblica verde e creando un solido legame nell'ampio contesto naturale del Parco Lambro.

 Yuki Ikeguchi
© Foto : Stephanie Fuessenich
Yuki Ikeguchi

Il fatto che l’area di progetto non si trovi nell’area più centrale e densa della città ci ha permesso di esplorare una struttura volumetrica architettonica più aperta per incastrare interni ed esterni con luce naturale e molto verde in mezzo.

Sì, la pandemia ha influenzato in qualche modo la nostra progettazione. Ha ricordato a tutti noi l'importanza di vivere in un ambiente naturale con elementi organici; la luce, l'aria, il verde e il legno, non solo quando sei in un parco o in un bosco, ma negli spazi dove trascorri la maggior parte del tuo tempo ogni giorno a casa e nei luoghi di lavoro.

La progettazione biofilica rappresenta un approccio che desideravo perseguire da tempo e si adatta maggiormente alle necessità, quindi ora in questa situazione pandemica il valore di questo tipo di progettazione è calzante. Il riconoscimento del proprietario, degli architetti e dei costruttori sono il primo passo per fare la differenza perché ci vogliono fatica, conoscenza, tempo e impegno per realizzare un progetto biofilico.

— Perché avete scelto città di Milano per la realizzazione della Vostra iniziativa? Quali saranno le sue particolarità dal punto di vista architettonico?

— L'approccio dell'architettura biofilica, che ha l’intento di rendere verde l'esterno e l'interno, contribuirebbe notevolmente a migliorare la qualità dello spazio urbano in qualsiasi città, ma in particolare Milano potrebbe essere un terreno perfetto per elaborare questo tipo di approccio grazie al distinto senso del design, arte e artigianato e il mix di modernità e tradizione.

Kengo Kuma
© Foto : J.C.Carbonne
Kengo Kuma
È un qualcosa che abbiamo in comune tra Giappone e Italia, che un così alto senso per l'artigianato sia radicato nella cultura della costruzione e della produzione.

Fa la differenza in termini di risultato architettonico, qualità e precisione, soprattutto per il nostro progetto che verrà costruito estesamente con il legno. È essenziale che lo spazio biofilico sia costruito con buona qualità e alta precisione.

— Come l’ufficio del futuro sarà diverso da quelli che abbiamo adesso? Visto che Kengo Kuma and Associates è indiscusso interprete mondiale dell'architettura organica, che da sempre propone costruzioni che si fondono nel contesto, utilizzando materiali naturali e innovativi, il cantiere sarà più green, più sostenibile e quindi si baserà sui pilastri principali della ripresa?

— La progettazione architettonica degli edifici per uffici è spesso incentrata principalmente sull'efficienza dell'utilizzo dello spazio e quindi compattezza, ripetizione e modularità sono gli strumenti. Ciò potrebbe rendere gli spazi meno ariosi, meno esposti all'esterno, meno unici e coerenti.

La pandemia ci ha ricordato l'importanza della qualità dello spazio di lavoro in cui trascorriamo quotidianamente molte ore.

La progettazione convenzionale degli uffici potrebbe non essere sufficiente, ma la qualità in un ambiente naturale sarebbe più desiderabile e l'edilizia sostenibile potrebbe essere attraente per le aziende più consapevoli e lungimiranti. 

— Lo chiamate “uno spazio da vivere”. Vuol dire che fra qualche anno il confine tra casa e lavoro svanirà completamente? A Suo avviso, è un bene o un male?

— Credo che l'ufficio in cui trascorriamo la maggior parte della nostra vita quotidiana meriti qualità tanto quanto ci si aspetta dalla propria casa. In questo senso, sì, sarebbe bene che sia il lavoro che la casa fossero spazi “viventi” realizzati con cura e attenzione.

— In questi edifici, immagino, sarà rispettata la giusta distanza tra le scrivanie, ci saranno spazi igienizzati, sensori, controlli all'ingresso, ecc.?

— Il nostro team di architetti e ingegneri ha tenuto conto di più fattori e misure di precauzione durante il processo di progettazione. La densità di occupazione degli uffici e degli spazi di riunione e le distanze tra le postazioni di lavoro sono state riconsiderate nel rispetto di adeguate misure di sicurezza e igiene.

Verranno introdotte scale più aperte per ridurre il carico degli ascensori e introdurremo inoltre spazi semi esterni presso i giardini pensili. I sistemi di filtraggio migliori e più efficienti verranno applicati nei sistemi HVAC.

— Secondo Lei, dopo l'emergenza architetti e urbanisti saranno costretti a ripensare le città? In che modo?

— Sì, credo di sì. Influirebbe sugli standard di pianificazione, regolamentazione e linee guida di progettazione che prendono in considerazione le misure sanitarie. Spero che tutto vada in una direzione positiva verso una maggiore qualità.
 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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