03:38 11 Aprile 2021
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La sospensione temporanea del siero Astrazeneca da parte dell'Ema rischia di "influire negativamente" sull'andamento della campagna vaccinale. Il direttore del reparto di Allergologia e Immunologia clinica dell’Ospedale Mauriziano di Torino, Giovanni Rolla, a Sputnik Italia: "Le persone sono spaventate, bisogna riconquistare la loro fiducia".

In attesa del pronunciamento dell’Ema sul siero di AstraZeneca, sospeso nei giorni scorsi dopo alcune morti sospette, gli esperti dell'Oms rassicurano sul fatto che “al momento i benefici superino i suoi rischi”. Per capirne di più Sputnik Italia ha raggiunto al telefono Giovanni Rolla, direttore del reparto di Allergologia e Immunologia clinica dell’Ospedale Mauriziano di Torino, che nei giorni scorsi ha partecipato come relatore ad un webinar organizzato dall’Accademia di Medicina di Torino proprio sul tema delle “reazioni da ipersensibilità ai vaccini”.

- Professore, pensa che la sospensione del vaccino AstraZeneca influirà in modo negativo sull'andamento della campagna vaccinale italiana? 

- Certamente influirà in modo negativo, fino a quando le autorità di sorveglianza sulla sicurezza del farmaco non faranno chiarezza. La valutazione da parte di Ema deve avvenire in tempi rapidissimi. Siamo molto preoccupati, perché quando succedono queste cose è sempre molto difficile poi spiegare i dati statistici e comunicarli in modo efficace alla popolazione.

C'è da dire che gli enti regolatori ci hanno messo del loro: prima l’Ema ha detto che andava tutto bene, basandosi soprattutto sui dati che arrivano dall’Inghilterra, poi appena la Germania ha alzato la voce hanno cambiato rotta. Questo ovviamente rischia di disorientare le persone. Speriamo in una voce definitiva.

- Quindi, secondo lei dietro c’è anche una questione politica?

- Sicuramente non sfugge il fatto che ci sia una contrapposizione tra il Regno Unito, che è appena uscito dall’Europa e che è anche produttore di vaccini, e il fatto che l’Europa annaspi a procurarsi questi stessi vaccini. Che questo abbia creato astio è fuor di dubbio. Spero che però la decisione finale dell’Ema si basi sui dati e non sulle valutazioni politiche.

- L’effetto dello stop temporaneo però rischia di non essere senza conseguenze…

- Certo, si immagini quelli che erano nei centri vaccinali in attesa di fare il vaccino come si sono sentiti alla notizia della sospensione. Anche se domani arrivasse il via libera, ormai ci sono sempre più persone che dicono: “Io non vorrei fare AstraZeneca”. E posso anche capire che siano spaventate.
La prima fornitura del vaccino russo, Sputnik V, al confine con l'Italia
© Foto : Istituto per la Sicurezza Sociale di San Marino / Andrea Costa
La prima fornitura del vaccino russo, Sputnik V, al confine con l'Italia

- Come si fa a recuperare la fiducia di queste persone?

- Non sarà facilissimo. Ci vorranno delle strategie di comunicazione e degli esempi, qualcuno che lanci un messaggio forte di normalizzazione.

- Quella di avere più vaccini a disposizione può essere una strategia per superare l'impasse?

- Lo diciamo tutti. Ci sono molti sieri in fase di sperimentazione avanzata. Purtroppo non finirà tutto nel 2021, quindi avere un pacchetto di vaccini diversi può soltanto facilitare le cose. È un valore aggiunto, anche per far fronte ad altri focolai epidemici. Quindi ben vengano anche altri vaccini, come lo Sputnik V, che sembra efficace al pari degli altri.

- Ma finora quali sono state le reazioni di ipersensibilità ai vaccini anti-Covid?

- Sono reazioni imputabili alla reattogenicità, comuni peraltro anche dopo vaccini per altre malattie infettive, e consistono in dolore, rossore o tumefazione nella sede di iniezione, sintomi simil influenzali, come artromialgie e febbricola, della durata di 24-72 ore.

- Passando ai dati, quante sono state finora le reazioni di ipersensibilità riscontrate in questa prima fase della campagna vaccinale? 

- In Italia le segnalazioni di reazioni come quelle sopra descritte sono analoghe a quelle riscontrate in altri Paesi. Nel dettaglio le segnalazioni al 26 febbraio ammontavano complessivamente a 729 ogni 100mila dosi somministrate, per il 96 per cento riferibili al vaccino Comirnaty, 1 per cento al Moderna, 3 per cento al vaccino AstraZeneca. Per interpretare correttamente i dati bisogna ricordare che al 26 febbraio le dosi somministrate erano 4.118.277: 87 per cento Comirnaty, 4 per cento Moderna, 9 per centro AstraZeneca.

Vaccino AstraZeneca
© REUTERS / Yves Herman
Vaccino AstraZeneca

- Cosa pensa dei casi di trombosi ed embolia registrati nei soggetti che hanno ricevuto il vaccino della casa anglo-svedese?

- La tromboembolia non è stata segnalata come evento avverso del vaccino AstraZeneca nei Paesi nei quali questo tipo di vaccino è stato largamente somministrato. Stando ai dati disponibili, in Europa sono già state somministrate 25 milioni di dosi e i casi di tromboembolia ammontano a 30, con un’incidenza pari a 6 casi per milione, a fronte di una incidenza nella popolazione generale di 1 caso ogni 1000.

- Quando si può parlare, quindi, di correlazione tra eventi avversi e vaccino?

- Devono essere soddisfatti il criterio temporale, che varia a seconda del tipo di evento, ad esempio entro un’ora nel caso dell’anafilassi, la plausibilità biologica, ovvero il tipo di evento deve poter essere spiegato dal meccanismo d’azione del vaccino, e infine la frequenza dell’evento avverso che si verifica dopo il vaccino deve essere superiore alla frequenza dell’evento avverso attesa nella popolazione generale.

- È sicuro vaccinarsi per chi ha già gli anticorpi contro il Covid?

- I pazienti che hanno superato il Covid  hanno una maggior prevalenza di effetti collaterali di tipo reattogeno dopo la seconda dose di vaccini mRNA . È stato recentemente dimostrato che una singola dose di vaccino mRNA suscita in questi pazienti una risposta anticorpale pari o superiore a quella ottenibile dopo le due dosi.

Pare quindi razionale quello che dice il Cts, ovvero proporre di limitare la somministrazione ad una sola dose di vaccino mRNA nei pazienti che hanno superato il Covid, dopo almeno tre mesi da quando è stata contratta la malattia. I dati ad oggi disponibili, infine, non hanno evidenziato un ruolo dell’Antibody-dependent Enhancement nella patologia Covid-19 nell’uomo. Le misure che riducono il rischio di ADE includono l’induzione di alti livelli di anticorpi neutralizzanti.

- Vale la pena, quindi, effettuare un test sierologico per capire se si hanno o meno gli anticorpi prima di vaccinarsi?

- Direi di no, anche perché questo potrebbe rallentare di molto la campagna vaccinale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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