17:25 10 Aprile 2021
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Mustafa Varank, ministro turco dell’Industria e della Tecnologia, ha illustrato in un'intervista i piani futuri della Turchia in diversi campi, tra i quali l'ambizioso Programma spaziale nazionale, la produzione di vaccini sperimentali contro il Covid e l'istituzione di nuove industrie sul territorio

Mustafa Varank, ministro turco dell’Industria e della Tecnologia, ha illustrato il Programma spaziale nazionale, l’avanzamento nella produzione di vaccini e molto altro.

Il Programma spaziale nazionale realizzato dall’Agenzia spaziale turca ha fatto parlare molto di sé. In che modo le future azioni di ricerca spaziale influiranno sulla posizione della Turchia a livello internazionale?

Il Programma spaziale nazionale ha suscitato grande interesse sia in Turchia sia all’estero. Negli ultimi 18 anni la Turchia ha coltivato un grande potenziale nello sviluppo delle tecnologie spaziali. Al momento siamo in grado di produrre autonomamente satelliti per il collegamento e per le osservazioni. La Turchia ha conseguito importanti traguardi nello sviluppo di tecnologie missilistiche che rivestono una certa rilevanza nel garantire accesso allo spazio.

La principale direzione dell’Agenzia spaziale posta in essere negli ultimi 2 anni è stata la preparazione del Programma spaziale nazionale. Presentando il programma abbiamo annunciato al mondo interno che la Turchia è pronta a investire tutte le proprie risorse e possibilità per prendere parte a progetti di massimo profilo. L’obiettivo primario del programma è stabilire un primo contatto con la Luna mediante la nostra sonda spaziale.

Chiaramente ad oggi la Turchia non ha la possibilità di inviare la propria sonda nell’orbita circumterrestre. Per questo, intendiamo implementare questo progetto nell’ambito della collaborazione internazionale con Paesi quali gli USA, la Russia o altri. Stiamo tentando di dimostrare al mondo che le tecnologie spaziali da noi messe a punto funzionano e che chiaramente contiamo sul fatto che possano dare il proprio contributo nel nuovo comparto economico turco relativo allo spazio.

Com’è noto, il comparto spaziale è un settore che potrebbe essere declinato per fini sia civili sia bellici. L’attività del Programma spaziale nazionale presenta esclusivamente fini civili ed è finalizzata all’esplorazione pacifica dello spazio. Come accennavo il programma presentato intende dimostrare al mondo interno i traguardi raggiunti dalla Turchia nell’ambito delle tecnologie di maggiore complessità negli ultimi 18 anni ed estendere il campo d’azione della collaborazione tra il nostro Paese e gli altri. Nello specifico, abbiamo sottoscritto accordi internazionali con Paesi terzi. Al momento è in corso un dibattito in merito ad accordi bilaterali di collaborazione con la Russia, gli USA e una serie di altri Paesi. Coltivando la collaborazione internazionale contiamo di trasformare la Turchia in un Paese influente nel settore dell’esplorazione spaziale a fini civili nell’ambito di una rinnovata corsa allo spazio.

Santa Sofia a Istanbul, Turchia
© Sputnik . Burcu Okutan
Santa Sofia a Istanbul, Turchia

Nel 2019 Roscosmos ha dichiarato di essere pronta a inviare astronauti turchi sull’ISS. A Suo avviso è possibile implementare questo progetto congiunto con la Turchia per la preparazione degli astronauti turchi?

Uno degli obiettivi principali alla base del Programma spaziale nazionale è l’invio di un astronauta turco nello spazio. Desideriamo preparare come astronauta un nostro scienziato o un esperto di aeronautica perché venga inviato sullo spazio a condurre attività di ricerca. In tutto il mondo gli esperti che sono andati nello spazio forniscono un contributo essenziale nello sviluppo scientifico e grazie alla loro esperienza attirano l’interesse verso lo sviluppo del settore nei rispettivi Paesi. Al momento vi sono due Paesi che garantiscono l’accesso dell’umanità allo spazio: USA e Russia.

Stiamo negoziando con entrambi i Paesi per la preparazione di astronauti. Durante l’incontro avvenuto in occasione dell’esposizione aeronautica il nostro presidente Erdogan e il presidente russo Putin hanno discusso della preparazione e dell’invio sull’ISS di alcuni astronauti. Siamo intenzionati a raggiungere questo obiettivo congiuntamente a questo Paese l’interazione con il quale sarà per la Turchia motivo di grande beneficio nel comparto spaziale. La Russia in tal senso è uno dei principali candidati per la collaborazione.

Un altro progetto turco atteso con grande impazienza è quello delle auto TOGG. A quale fase di implementazione si trova al momento questo progetto?

Per lungo tempo la Turchia ha lavorato per realizzare un progetto finalizzato alla produzione di un’automobile di Stato. Per conseguire questo obiettivo, 5 grandi società private si sono riunite in un consorzio e hanno avviato questa iniziativa nel settore automotive. Da parte nostra stiamo fornendo il massimo supporto statale e, nello specifico, abbiamo fornito a queste società spazi pubblici. Con la presentazione del progetto TOGG abbiamo annunciato al mondo che intendiamo creare un’automobile totalmente elettrica ed ecologica utilizzando le più complesse tecnologie. Tutti i principali player del comparto automotive a livello internazionale hanno iniziato a investire e a riservare un posto di rilievo alle automobili elettriche. E noi siamo riusciti a occupare questa nicchia già quando la concorrenza ancora non era così agguerrita. Il nostro obiettivo è mettere in strada entro la fine del 2022 i primi esemplari di automobile.

automobili
© AP Photo / Mark Lennihan
automobili

In quale fase si trova il processo di elaborazione del vaccino russo contro l’infezione da coronavirus? Quando riceverà l’autorizzazione il primo vaccino russo?

Ancora prima che venisse annunciata la pandemia abbiamo creato una piattaforma denominata Piattaforma COVID-19 sotto l’egida del Consiglio turco per la Scienza e la Tecnologia (TÜBİTAK) e abbiamo invitato a parteciparvi tutti gli scienziati intenzionati a contribuire con i loro progetti e iniziative. Al momento la Turchia sta mettendo a punto oltre 10 vaccini. Nell’ambito della Piattaforma ben 3 vaccini sperimentali sono oggi testati sull’uomo.

Di tanto in tanto riceviamo critiche in merito al fatto che la Turchia è in ritardo sull’elaborazione del vaccino. E a queste critiche rispondiamo così: sì, la rapidità di reazione è un fattore importante, ma la Turchia sta lavorando alla messa a punto di un vaccino mediante l’applicazione di tecnologie innovative e questo ce lo riconoscono in tutto il mondo.

Nell’ambito della Piattaforma stiamo elaborando un vaccino inattivato. Inoltre, è in fase di test un altro vaccino analogo per tipologia a quello creato dalla Russia. Stiamo lavorando anche a un altro vaccino sperimentale creato secondo le modalità di azioni di particelle analoghe a quelle virali. Studi di questo tipo non sono particolarmente diffusi a livello mondiale. Questi tre vaccini sperimentali passeranno presto alla sperimentazione sull’uomo.

I test vaccinali sull’uomo si dividono in 3 fasi. Le prime 2 sono condotte su un gruppo relativamente ristretto di soggetti. La terza fase, invece, coinvolge un numero significativo di soggetti. Se verso la fine di quest’anno riusciremo a concludere la terza fase di test, riusciremo a ottenere almeno 1 vaccino pronto per la vaccinazione di massa. Disponiamo di un vantaggio significativo: stiamo lavorando alla elaborazione di vaccini di concerto con il settore privato, ossia con i produttori stessi del farmaco.

I nostri 3 vaccini sperimentali hanno superato i test di prima e seconda fase in condizioni reali di laboratorio. Se otterremo risultati positivi, sarà possibile passare tempestivamente alla produzione.

La somministrazione del vaccino Johnson & Johnson
© REUTERS / Mike Hutchings
La somministrazione del vaccino Johnson & Johnson
Lo ribadisco: entro la fine di quest’anno contiamo di avviare l’utilizzo massiccio in Turchia di almeno 1 di questi nostri vaccini. Supportiamo la collaborazione con altri Paesi perché è altamente probabile che i nostri vaccini dimostrino un elevato grado di affidabilità rispetto ai vaccini di altre nazioni.

Al momento si registra una forte richiesta di vaccini soprattutto dai Paesi più poveri in quanto i Paesi più sviluppati non stanno inviando al Terzo mondo una quantità sufficiente di vaccini. In questa fase noi potremmo avere la possibilità di instaurare stretti contatti con le nazioni in difficoltà condividendo con loro il nostro vaccino.

In Turchia si continua a lavorare alla produzione del vaccino russo Sputnik V. Il TÜBİTAK sarà incluso in questo processo?

Una società privata turca ha sottoscritto un accordo con la Russia. Al momento sono in corso le trattative finalizzate alla creazione dell’infrastruttura necessaria alla produzione di un vaccino russo in Turchia. Ma al contempo il Ministero della Salute sta discutendo con la parte russa della questione relativa all’acquisto del vaccino pronto. Chiaramente per la produzione in Turchia sono necessari degli investimenti. Se riusciremo a ottenere un risultato positivo in tal senso, saremo pronti sia a supportare la produzione sia ad accordarci sull’acquisto del vaccino russo già pronto. Inoltre, come ho già osservato, la Turchia sta mettendo a punto un vaccino sperimentale analogo per tipologia a quello russo. Pertanto, nel caso in cui le trattative abbiano esito positivo, avremo la possibilità di produrre questi due vaccini in un unico stabilimento.

Ci può commentare le dichiarazioni secondo cui negli ultimi anni si sarebbe intensificata la “fuga di cervelli” dalla Turchia?

Abbiamo avviato il programma “Ricercatori leader a livello internazionale” finalizzato ad attirare alla partecipazione in progetti scientifici turchi diversi scienziati impegnati in università leader nel mondo, nonché esperti di grandi società internazionali che stanno investendo in lavori di ricerca e sviluppo i cui articoli sono maggiormente citati nella comunità scientifica. 

A questi ricercatori è riservato un apposito fondo che garantisce loro l’implementazione della loro attività in Turchia e la preparazione di almeno 5 dottori di ricerca. Nell’ambito di questo programma la Turchia sta accogliendo esperti altamente qualificati operanti in settori che richiedono lo svolgimento di ricerca scientifiche ai massimi livelli. Durante la prima selezione hanno partecipato 127 esperti: non solo turchi, ma anche scienziati di altre nazioni.

Al momento questi ricercatori stanno svolgendo la loro attività in Turchia.

Stiamo anche prevedendo di annunciare una seconda selezione nell’ambito di questo programma.

Ogni anno cresce il numero di scienziati intenzionati a lavorare in Turchia. E questo è dovuto al fatto che stiamo implementando progetto ad elevato valore tecnologico che richiedono una preparazione scientifica di alto profilo. Pertanto, le informazioni relative alla cosiddetta “fuga di cervelli” vanno considerate come veritiere, ma solo parzialmente. Chiaramente vi sono soggetti che intendono andarsene per le più svariate ragioni, ad esempio per ottenere all’estero stipendi più elevati. Riteniamo che questo sia un fenomeno del tutto normale. Ad ogni modo l’interesse manifestato dagli scienziati stranieri nei confronti della Turchia sta crescendo in maniera costante. Dunque, possiamo invece constare un “afflusso di cervelli” in Turchia.

© Sputnik
Un ricercatore russo al lavoro con un foglio di silicio

La casa automobilistica tedesca Volkswagen ha deciso di chiudere lo stabilimento aperto l’anno scorso a Manisa. È probabile forse che questa decisione spinga anche altre società a lasciare il mercato turco?

La Turchia è una nazione che attira investimenti esteri. In Turchia registriamo investimenti effettuati da aziende internazionali. Fino ad oggi la Turchia è riuscita ad attirare questi fondi. Durante la pandemia gli stabilimenti in tutto il mondo hanno dovuto affrontare importanti difficoltà. Sono crollate le consuete catene di distribuzione. Ma la Turchia in tempo di pandemia è riuscita ad aumentare la produzione grazie alla sua struttura produttiva, alle risorse umane e al suo posizionamento geografico. La Turchia è riuscita ad adempiere per tempo alle proprie obbligazioni a livello internazionale. Questi fattori contribuiscono ad incrementare l’attrattività del Paese.

È eccessivo sostenere che la situazione di Volkswagen provocherà una reazione a catena. A tal proposito vorrei fare un esempio. Com’è noto, Man è una società Volkswagen e al momento Man sta aumentando i suoi investimenti in Turchia. Dunque, sebbene il gruppo Volkswagen non voglia avviare investimenti da zero in Turchia, comunque una società dello stesso gruppo sta mettendo a punto un piano finalizzato ad aumentare il volume di investimenti e lo sta implementando. Pertanto, non vale la pena fasciarsi la testa per la decisione di Volkswagen.

In generale possiamo affermare che la Turchia è una nazione talmente interessante per gli investimenti per in questo caso a perderci è Volkswagen. Se, infatti, il gruppo fosse entrato nel mercato turco, avrebbe potuto avviare la produzione nella modalità ad esso più congeniale.

Twitter non è riuscito a nominare il proprio rappresentante in Turchia. Dunque, vi saranno restrizioni di traffico utenti e di pubblicità. Questo creerà una serie di problemi alle società turche di pubblicità. La situazione costituirà forse un ostacolo per i Paesi intenzionati a investire in Turchia?

La questione è all’ordine del giorno, ma non solo per la Turchia. Oggi in tutto il mondo si parla di quanto le società tech siano in grado di influenzare la politica mondiale. Altri Paesi hanno cominciato a elaborare nuove misure per disciplinare l’operato dei giganti tech. Si pensi all’Australia. A definire la politica mondiale saranno gli Stati o le multinazionali? A grandi linee, le attività che abbiamo posto in essere non differiscono da quelle dell’UE o di altri Paesi.

Immaginatevi di essere una piattaforma di social network e di guadagnare denaro in Turchia con la vostra attività digitale. Sarebbe logico nominare un rappresentante in Turchia sotto forma di persona giuridica o fisica. Ma il governo turco deve sapere a chi rivolgersi in loco. Se guadagnate denaro in Turchia, insistiamo sulla necessità di pagare i relativi tributi in Turchia. Ma se Twitter non soddisfa queste condizioni, incorrerà nelle sanzioni previste dalla legge. Io non mi trovo d’accordo con il fatto che l’attuale stato delle cose possa influenzare il desiderio di altre società di operare in Turchia. Da poco si parla dell’app Clubhouse, molto diffusa in Turchia. L’app è comparsa proprio mentre stavamo avendo questo problema con Twitter. Dunque, le società guardano al loro fatturato e al valore aggiunto che trovano in un Paese. Non penso che la situazione attuale possa disincentivare altre società.

Per garantire la propria sicurezza nazionale la Turchia ha acquistato dalla Russia degli S-400. In passato la dirigenza della società Rostekh ha dichiarato che sarebbero continuate le trattative con la Turchia per l’acquisto di un secondo lotto di S-400. Come valuta a tendere la produzione congiunta con la Russia di S-400?

Relativamente agli S-400 si parla di due pacchetti: il primo prevede l’acquisto di sistemi già pronti, mentre il secondo prevede una lavorazione congiunta. I colleghi russi stanno continuando le trattative con la nostra Direzione per l’industria della Difesa. 

Non vediamo alcun ostacolo a lavorare con altri Paesi in ambito tecnologico. Saremo felici se riusciremo insieme alla Russia a mettere a punto progetti che soddisfino gli interessi di entrambi i Paesi. Al momento continuano le trattative tra i ministeri competenti sulla questione. Oggi stiamo anche lavorando attivamente alla costruzione in Turchia di sistemi proprietari di difesa contraerea.

Quali traguardi prevedete di conseguire nei prossimi anni nell’industria aeronautica?

La Turchia ha continuato a sviluppare significativi progetti di investimento in tecnologie e in ricerca scientifica nell’ambito dell’industria aeronautica. Disponiamo di un grande potenziale per la produzione di droni. Nello specifico, i media internazionali riportano della nostra capacità di utilizzare droni sul campo di battaglia. Sono all’attivo progetti che per molti anni la Turchia ha curato in questo settore anche come alleato della NATO al fine di soddisfare esigenze interne. Al momento stiamo realizzando un progetto per la produzione di un caccia nazionale di nuova generazione di cui diffonderemo a breve i dettagli. 

Velivolo T-346A dell'Aeronautica militare italiana
Velivolo T-346A dell'Aeronautica militare italiana

Nell’ambito di questo progetto siamo aperti alla collaborazione con altri Paesi. Nello specifico, stiamo lavorando con la Gran Bretagna. Al momento non partecipiamo al progetto degli F-35. Tuttavia, la componentistica principale per questo progetto viene prodotta dalla Turchia, anche in via esclusiva. Dunque, se la Turchia non producesse questi componenti, si rivelerebbe impossibile di fatto la produzione di questi velivoli. Ma noi non verremmo in alcun modo meno alle obbligazioni che ci siamo assunti. La Turchia infatti sta continuando a produrre questi componenti. Attendiamo che vengano corretti gli squilibri venutisi a creare a nostro danno nell’ambito del progetto. Come già menzionato, per noi è assolutamente inaccettabile dipendere dall’esterno nell’industria per la difesa. Siamo intenzionati a diventare a tutti i costi una nazione interamente autosufficiente. Siamo riusciti a portare la quota di produzione proprietaria dal 20% al 70%.

La decisione adottata dagli USA di escludere la Turchia dal programma degli F-35 ha accelerato lo sviluppo delle tecnologie nazionali. Al contempo il Servizio federale russo di cooperazione tecnico-militare ha dichiarato l’intenzione di negoziare con la Turchia la fornitura di caccia russi. Come giudica la collaborazione con la Russia in questo settore?

Valutiamo possibilità di collaborazione con altri Paesi partendo dai nostri interessi nazionali e dagli interessi reciproci a livello bilaterali. Se la Russia dispone di un velivolo che soddisfa le nostre attuali esigenze e se non si producono criticità relativi all’integrazione dello stesso nel nostro sistema, allora chiaramente potremmo comprarlo dalla Russia o da un altro Paese europeo.

Questi temi sono spesso oggetto di discussione in occasione degli incontri tra i leader dei nostri Paesi. Chiaramente la nostra priorità è anzitutto sviluppare il potenziale della Turchia relativamente alla produzione di caccia di quinta generazione. Ma se la Russia dispone di un velivolo che soddisfa le nostre esigenze, la Turchia lo acquisterà.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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