21:18 12 Aprile 2021
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Il nuovo modo di lavorare in remoto si chiama near working – è un’idea promossa dal Comune di Milano per organizzare il lavoro dei suoi dipendenti e delle partecipate comunali in epoca Covid.

È un modello innovativo di vivere e lavorare in una città a 15 minuti. L'obiettivo è quello di avvicinare il luogo di lavoro alla propria abitazione favorendo così lo sviluppo di quartieri non più dormitorio, ma con servizi e nuove attività commerciali con conseguente risparmio di tempo e di emissioni derivanti dagli spostamenti obbligati.

Come funziona il lavoro di vicinato? Quali sono i pro e i contro?  Per un approfondimento Sputnik Italia si è rivolto a Gabriele Nizzi, ideatore del progetto “Near Home Working” – una piattaforma che aiuta ad individuare sedi di lavoro vicine alle case di ogni singolo dipendente delle società interessate.

- Dott. Nizzi, innanzitutto Le chiederei di spiegarci la differenza principale tra smart working e near working?

- Si tratta in entrambi i casi di ambienti di lavoro condiviso, ma la differenza sostanziale tra le proposte di “co-working” e la nostra proposta di “Near Home Working” sta nel pubblico a cui si rivolge.

Il target dei co-working sono i liberi professionisti, i freelance, le start-up, i piccoli gruppi che si dedicano per periodi brevi a progetti specifici (anche le company utilizzano i co-working per esperienze brevi e fuori sede, per sviluppare progetti specifici con piccoli team). Le sedi dei co-working si trovano in ambiti urbani centrali, in ambienti cool, in zone prestigiose o con elevato appeal.

La nostra proposta di NHW si rivolge direttamente alle società, a cui offre la possibilità di far lavorare i propri dipendenti “vicino a casa”, in sedi di lavoro distribuite sul territorio, nella cintura del Comune di Milano, in aree periferiche e anche nei comuni della città metropolitana. In luoghi comodamente raggiungibili a piedi o in bicicletta in meno di 15 minuti.

- Come nasce il concetto “lavorare vicino a casa”? Dove avete trovato l’ispirazione?

- L’idea è nata nel marzo del 2020, in corrispondenza del primo lockdown, come riposta organizzativa alla pandemia COVID 19.

Abbiamo immediatamente compreso che la diffusione del contagio è direttamente proporzionale agli spostamenti e che il principale motivo di spostamento è determinato dalla necessità di raggiungere il luogo di lavoro. Al contempo abbiamo compreso che la soluzione dettata dall’emergenza, di lavorare da casa, non poteva essere considerata una soluzione definitiva e abbiamo però colto i riscontri positivi legati alle esperienze di “smart working”.

L’idea, nata in una situazione di emergenza, offre però un modello organizzativo del lavoro sul territorio estremamente valido e utile per risolvere una serie di problemi che caratterizzano la città contemporanea, innescando molteplici circoli virtuosi.

La soluzione NHW si basa su tecnologie già disponibili e sperimentate, che consentono di svolgere attività lavorative in remoto, sull’ideale di città sostenibile dei 15 minuti, teorizzata dal prof. Carlos Moreno, e su valutazioni di carattere psicologico e sociologico, legate all’abitare e alla funzione sociale del lavoro.

© REUTERS / Flavio Lo Scalzo
Человек в маске напротив Дуомо в Милане

- Quale sarebbe la Vostra missionе?

- Il nostro obiettivo è quello di organizzare un sistema territoriale, su scala metropolitana, tale per cui le persone possano raggiungere in meno di 15 minuti un “local office”, una sede di lavoro condivisa con altri, adeguatamente attrezzata e idonea per svolgere attività lavorative di tipo prevalentemente intellettuale.

- È una risposta alle difficoltà dello smart working?

- Crediamo che lo “smart working” sia un modo di lavorare che le persone generalmente apprezzano. Coniugare lo “smart working” in termini di “home working” significa non riconoscere la funzione sociale del lavoro. È il modo peggiore di utilizzare le possibilità offerte dalla tecnologia e il modo migliore per soffocare le esigenze di socialità delle persone. Da qui il disagio (stress emotivo e imbruttimento personale) che, alla lunga, provano le persone che lavorano da casa.

L'ambiente domestico infatti è perfetto per coltivare affetti e relazioni personali, ma non offre le condizioni minime necessarie per lavorare con soddisfazione: troppe le distrazioni, inadeguati gli spazi, minime le indispensabili occasioni di socialità.

- Il vostro progetto è anche un modo per sostenere i commercianti che hanno paura di ritrovarsi una città vuota?

Il progetto NHW, offrendo la possibilità alle persone di vivere il quartiere per tutta la giornata, certamente potrebbe contribuire alla riqualificazione di aree urbane o metropolitane periferiche, alla valorizzazione dei servizi di prossimità, all’incentivazione delle attività economiche di quartiere, ma ha anche una serie di ulteriori effetti corollario che possono portare a benefici in diversi ambiti.

Mobilità Urbana: riduzione degli spostamenti (si evitano gli spostamenti non necessari), minore utilizzo di veicoli privati, minore impatto sui mezzi pubblici, controllo dei livelli di congestione del traffico, maggiori opportunità per la mobilità leggera e alternativa.

Ambiente: riduzione dell'inquinamento, migliore qualità dell'aria, minore utilizzo di combustibili fossili.

Economia: la formazione di una rete di “local office” agevola il mantenimento in funzione delle attività produttive in momenti di emergenza.

Socialità: possibilità di intrattenere relazioni e rapporti sociali e interpersonali.

Salute: riduzione degli spostamenti lunghi con conseguente diminuzione delle possibilità di contagio per contatto interpersonale involontario lungo il percorso di trasferimento.

Le recentissime esperienze legate al tentativo di gestire e controllare la diffusione della pandemia COVID 19, mostrano come sia particolarmente efficace la strategia di costituire piccole aree di lock-down, in corrispondenza di specifici focolai, invece di bloccare intere regioni o intere nazioni. Il progetto NHW, riducendo le necessità di spostamento e rafforzando le organizzazioni di prossimità, asseconda questa strategia anche in aree metropolitane densamente popolate.

- Il near working consente ai dipendenti pubblici di poter lavorare in ufficio, ma non quello consueto, bensì in un ufficio qualsiasi che si trovi a soli 15 minuti dalla propria abitazione. E altre categorie dei lavoratori possono avere l'accesso a questo prezioso servizio?

- Il progetto NHW non è destinato solo ai dipendenti pubblici, ma a tutti i lavoratori dipendenti che operano nei settori del terziario e del terziario avanzato (servizi alle aziende, amministrazione, servizi finanziari, bancari e assicurativi).

Un recente rapporto curato da Assolombarda che descrive l’articolazione del lavoro nell’ambito della città metropolitana di Milano (“Il lavoro a Milano”, edizione 2019), mostra che il progetto NHW potrebbe coinvolgere fino 500.000 lavoratori.

Quest’anno l’assessora Cristina Tajani, del Comune di Milano, facendo riferimento ai contenuti e ai termini del progetto NHW e, di fatto, promuovendo la locuzione “near working”, ha dichiarato l’intenzione di mettere a disposizione dei dipendenti dell’Amministrazione le sue sedi distaccate. Si tratta di un’iniziativa lodevole e che appoggiamo, ma che, al momento, sembra non poter contare su alcuna risorsa.

A questo proposito abbiamo avuto l’occasione di confrontarci direttamente con lo staff dell’assessora Tajani per fornire il nostro contributo in termini di consulenza a supporto dell’iniziativa, ma al momento l’incontro non ha avuto alcun seguito. La nostra preoccupazione, così come abbiamo riferito, si basa sulla semplice considerazione che, per ottenere dei risultati soddisfacenti, in termini di realizzazione del progetto NHW, non sia sufficiente individuare delle sedi e sistemare delle scrivanie, ma serva invece configurare ambienti di lavoro adeguatamente attrezzati, organizzati e appaganti. Gli utenti cioè devono poter lavorare in ambienti in grado di restituire esperienze piacevoli e stimolanti. Abbiamo criticato invece l’intenzione di destinare le sedi comunali solo ai dipendenti pubblici: perché non metterle a disposizione le sedi a tutti?

- Come funziona il NHW in pratica?

- La realizzazione del progetto si basa sulla disponibilità dei dipendenti d’azienda di lavorare in “smart working” lontano dalle sedi istituzionali delle rispettive aziende e sulla disponibilità di spazi adeguati sul territorio da destinare a “local office”.

La piattaforma web (www.nhw-mi.net) che abbiamo messo a punto raccoglie, da un lato i dipendenti interessati, che indicano la posizione della propria abitazione, e dall’altro, coloro che dispongono di immobili che possono essere destinati ad essere impiegati come “local office”, anch’essi indicano la posizione dell’immobile. Incrociando i dati è possibile abbinare lavoratori e uffici.

Naturalmente il progetto mira a coinvolgere le direzioni aziendali, che necessariamente devono organizzare la propria attività in modo da poter gestire il lavoro in remoto dei propri dipendenti e, in particolare, le Amministrazioni pubbliche, che dovrebbero incentivare le iniziative delle aziende in prospettiva NHW, anche in ragione dei benefici che ne otterrebbe.

Una volta costituita la rete di “local office” le persone, direttamente o tramite la propria azienda, potranno prenotare la propria postazione di lavoro, esattamente come già accade per le postazioni in co-working, ma “vicino a casa”, evitando spostamenti non necessari.

- Quali sono i vantaggi del near working? Potrebbe essere un'occasione di conciliazione, per esempio, per le donne che appartengono ad una categoria per la quale lo smart working si è purtroppo trasformato in “extreme working” ?

- La possibilità di lavorare vicino a casa permette a tutti di risparmiare tempo. Il tempo che si perde per trasferirsi da casa al lavoro. Donne e uomini potranno lavorare rimanendo vicino a casa, vicino alla scuola dei figli, vicino ai propri affetti e ai propri interessi.

- Ma anche i datori di lavoro potranno beneficiare della riduzione dei costi dovuti all’affitto di uffici, giusto?

- Noi crediamo che le aziende non potranno e non vorranno rinunciare ad identificarsi con una propria sede istituzionale. Crediamo che il ricorso allo “smart working” debba articolarsi in modo da alternare il lavoro in presenza con il lavoro in remoto: per esempio 2/3 giorni in presenza e 2/3 giorni in “local office”.

La tendenza a dimensionare e organizzare gli uffici sotto-dimensionando il numero delle postazioni rispetto al numero dei dipendenti, attivando procedure di condivisione delle scrivanie (assecondando le valutazioni statistiche di presenza effettiva in ufficio), è già in atto da tempo. Lo sviluppo dello smart working, che sosteniamo, non fa altro che inserirsi in questo solco. Le conseguenze rilevanti sono due:

  • la prima è che la dimensione delle sedi istituzionali delle aziende tenderà a ridursi, con i relativi costi di affitto;
  • la seconda è che la loro configurazione e articolazione sarà volta ad ospitare postazioni di lavoro con livelli di densità molto inferiori a quelle raggiunte nel passato e ad accogliere funzioni specifiche connesse alle necessità di riunione, formale o informale.
© Sputnik
Impiegato in ufficio

- Si punta solo sulla città metropolitana di Milano o questa iniziativa si inevitabilmente allargherà, visto che la pandemia non è ancora finita?

- Il progetto NHW è stato pensato per la città metropolitana di Milano, ma certamente potrebbe essere replicata in altri contesti urbani.

In realtà NHW è un progetto di cui, al momento, non abbiamo rilevato alcun precedente in tutto il pianeta. La città dei 15 minuti, che rappresenta l’idea concettuale di ispirazione, costituisce un modello teorico che non offre però indicazioni di concreta applicazione. NHW rappresenta il tentativo di realizzare una applicazione concreta.

- Quanto hanno inciso questi eventi nella configurazione degli uffici? Cosa si intende per ufficio “tradizionale”?

- Il legame tra l’ufficio, come luogo di lavoro dedicato ad attività prevalentemente intellettuali, e i sistemi tecnologici e informatici di supporto, in progresso continuo, determina la rapida obsolescenza di qualsiasi configurazione e organizzazione del lavoro e dei relativi spazi, che mutano in continuazione alla ricerca delle opzioni migliori.

Le trasformazioni però possono essere “anticipate” e governate, sfruttando magari il vantaggio competitivo che deriva da atteggiamenti lungimiranti, oppure devono essere subite, con tutto ciò che ne consegue.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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