20:33 11 Aprile 2021
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Prosegue il lavoro del governo su Alitalia, la compagnia di bandiera che negli ultimi anni durante i suoi continui salvataggi è costata caro ai contribuenti italiani. Miliardi di euro stanziati in una compagnia che non si è più rialzata. Ora è il momento della discontinuità e tocca ad Ita, ma la nuova compagnia riuscirà a decollare?

Per il 16 marzo è previsto il secondo incontro sull’eterno dossier Alitalia fra i ministri competenti del governo italiano e la commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager. La nuova compagnia Ita dovrebbe partire in primavera, ma parte già svantaggiata, perché piccola e indipendente, in un mercato aereo internazionale complesso e in grave difficoltà.

Da una parte abbiamo una bad company senza soldi e piena di debiti, dall’altra una nuova piccola compagnia che fatica a decollare. Ma quanto è costato il dossier Alitalia allo Stato, ma anche alle tasche dei contribuenti? Che futuro avrà la nuova Ita? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Andrea Giuricin, economista dei trasporti alla Bicocca di Milano e ricercatore all’Istituto Bruno Leoni, uno dei massimi esperti del dossier Alitalia.

— Andrea Giuricin, a che punto siamo arrivati con l’eterno dossier Alitalia?

— La newco Ita sarebbe dovuta partire già prima dell’autunno, poi è stato tutto rimandato. Adesso dovrebbe decollare per la primavera. Il fatto è che non è facile farla partire, perché Ita in questo momento è quasi una scatola vuota, non ha infatti le certificazioni di volo, non ha gli asset. Sono stati stanziati 3 miliardi di euro, ma di fatto non si sa ancora quando si riuscirà a partire. Tutto dipende dalla discussione in atto fra Commissione Europea, in particolare Margrethe Vestager, e il governo italiano. Sulla trasmissione degli asset dalla vecchia Alitalia alla nuova Ita la commissione ha messo dei paletti molto chiari in una lettera dell’8 gennaio che ha mandato al governo italiano.

— Che cosa dice questa lettera?

— Per passare da una compagnia all’altra ci vuole una gara trasparente, questo è un punto chiave. Viene richiesto di rilasciare degli slot su Linate. Serve quindi discontinuità fra un’azienda e l’altra e la discontinuità è data dagli slot. Ci sono diverse condizioni che la Commissione Europea ha messo e che in questo momento il governo italiano non è ancora in grado di soddisfare. Inoltre il marchio Alitalia non può passare alla nuova Ita. Si tratta di condizioni scritte nero su bianco. Ad ogni modo la trattativa in atto fra l’Unione Europea e Roma è politica. Qui emerge un altro vincolo, chiamiamolo “esterno”.

— Cioè?

— Parlo dei soldi della badco. Quanti soldi incassa la badco? In realtà ha finito i soldi, già il mese scorso ha fatto fatica a pagare i propri dipendenti. Nonostante abbia ricevuto gli aiuti Covid nell’ultimo anno questi soldi sono stati tutti consumati. Chiaramente questo fa sì che la soluzione debba essere trovata molto in fretta.

— Anche se riuscisse a decollare Ita riuscirà a competere sul mercato aereo internazionale, fra l’altro oggi in grande difficoltà?

— Devo dire che negli ultimi 15 anni ho azzeccato sui numeri per quanto riguarda Alitalia. Nel mercato aereo attuale, estremamente complesso, iniziare con 45 aerei è difficile, perché è un mercato competitivo e le possibilità di una piccola compagnia indipendente contro i grandi attori sono molto limitate. Quindi mi immagino si vada incontro ad altre perdite. Siamo quindi di fronte ad una compagnia badco che ha finito i soldi e ha consumato tutti i soldi del prestito ponte e degli aiuti Covid, dall’altra parte c’è la nuova compagnia che fatica a partire. La soluzione di una Ita più piccola sul mercato secondo me non starà in piedi.

— Ora sono stati stanziati 3 miliardi per Ita, ma in generale quanti soldi sono stati spesi per i continui salvataggi di Alitalia?

— Possiamo partire da tre anni e mezzo fa e capire quanto è costata l’ultima Alitalia dall’ultimo commissariamento del 2017 ad oggi. A parte i 3 miliardi di euro per la nazionalizzazione, che in realtà sono 3 miliardi e 20 milioni. Poi abbiamo i soldi del prestito ponte – 1 miliardo e 300 milioni. Ci dobbiamo aggiungere 300 milioni di euro di interessi non pagati. Poi aggiungiamo gli aiuti Covid stanziati dal governo italiano – 350 milioni di euro nel maggio 2020. Arriviamo così a 5 miliardi di euro negli ultimi 3 anni e mezzo.

Non dobbiamo scordarci che la badco in realtà sta andando verso il fallimento dove difficilmente riuscirà a recuperare tanti soldi dalla vendita degli asset, perché valgono poco. La badco aveva in pancia 3 miliardi di debiti. Ora, dobbiamo capire chi perderà questi 3 miliardi di debiti. In buona parte il settore privato, come le banche che hanno prestato i soldi, così come anche i fornitori.

Ci sono i soldi inoltre della cassa integrazione speciale e del fondo volo, i dipendenti negli ultimi anni sono costati. Ricordiamoci che per il fondo volo i passeggeri, non solo di Alitalia ma tutti quelli che partono da Roma e Milano, storicamente pagano 6 euro e mezzo di tassa per andare a mettere soldi nel fondo volo per arrivare all’80% dello stipendio netto dei dipendenti per 7 anni.

Quindi se consideriamo anche il fallimento del 2008 possiamo dire che Alitalia non è costata tutta allo Stato, anche il fondo volo è pagato dai passeggeri. Si viene a creare però un’inefficienza. Tutti i soldi nei diversi anni di fallimento costati direttamente e indirettamente ai passeggeri sono 13 miliardi fino ad oggi.

— Soldi dei contribuenti che oggi vanno a pesare molto in questa situazione di crisi. Quale situazione si immagina per questo dossier così costoso per tutti?

— Non solo vediamo il problema del costo per i contribuenti, ma per il settore aereo è stato fatto ben poco in generale. Qui si sta pensando di salvare una compagnia che trasporta il 13% di passeggeri italiani del mercato complessivo. Non è come l’Aeroflot che avendo una grande quota di mercato è strategica per la Russia. Sul mercato internazionale Alitalia trasportava solo il 7,8% dei passeggeri internazionali da e per l’Italia. Quando la politica dice che Alitalia è strategica sui numeri non sembrerebbe.

La Commissione Europea ha chiesto nella lettera di fare una vendita degli asset di Alitalia sul mercato. L’unico problema è che si è perso troppo tempo sulla vendita degli asset tramite gara. La soluzione dello spezzatino non è mai stata accettata dai sindacati né dalla politica. L’ideale sarebbe fare la vendita degli asset, si è arrivati in questa situazione però nella più grande crisi del trasporto aereo. Immagino che il governo andrà per una soluzione di una Ita leggera per cercare di far costare il tutto il meno possibile al contribuente italiano.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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