10:15 23 Aprile 2021
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L'infezione sanitaria del virus affianca l’infezione finanziaria mafiosa. Nel mirino della criminalità organizzata sono gli aiuti ai comparti economici e agli operatori più danneggiati dal lockdown, le risorse promesse del Recovery Fund e la distribuzione dei vaccini.

Perché il Covid-19 ha acceso gli appetiti delle organizzazioni mafiose? Come la criminalità organizzata sfrutta la pandemia e il disagio economico? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Nicola Graziano, Magistrato del Tribunale di Napoli con funzioni di Giudice Delegato, laureato del premio internazionale "Falcone Borsellino".

— Dott. Graziano, la mafia è pronta a cogliere il difficile momento legato all'emergenza coronavirus come un’ulteriore opportunità di espansione. In che modo la pandemia sta creando un terreno fertile per l'aggressione della criminalità?

— Le organizzazioni criminali sono sempre attente ad ogni fenomeno sociale per coglierne i punti di debolezza per così approfittare e allargare il campo del proprio intervento secondo la regola della penetrazione nei più svariati settori delle attività economiche. Questo emerge con chiarezza anche dalla recentissima Relazione al Parlamento sull’attività svolta dalla Dia e relativa al I semestre 2020 che, come tutti sanno, è quello nel quale è scoppiata l'emergenza sanitaria per la diffusione della pandemia da COVID – 19. Ed è significativo già in qualche modo riportare quanto emerge dal titolo che si può ricavare da tale relazione che è proprio “l’emergenza sanitaria come occasione di espansione dell'economia criminale”.

— Potrebbe analizzare i dati pubblicati nel report della Libera e Lavialibera che sottolinea che “mafia e virus sono fatti l’uno per l’altro”? Com’è cambiato il business dei clan ai tempi del Covid?

Un'operatrice sanitaria tiene la siringa con il vaccino contro il coronavirus
© Foto : Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo//Federica Belli
— Ho letto il Report nelle sue svariate sfaccettature e nei dettagli si coglie il grido di allarme che ne deriva. Una analisi lucida che non lascia indifferenti, specie nella parte in cui si sottolinea un’impennata nelle interdittive antimafia che significano in particolare una penetrazione della economia criminale nei settori chiave con particolare riferimento agli appalti pubblici, in materia di sanità e di infrastrutture. Ma dal Report emerge l'evoluzione del business dei clan che viaggia anche attraverso la Rete vista la nuova frontiera dei crimini informatici di natura finanziaria.

— Crisi crea bisogno di liquidità nelle imprese e le mafie hanno quei soldi e quindi si nutrono di "poveri". La pandemia rafforza il fenomeno di usura? La strategia di boss e criminali sarebbe quella di dare aiuto oggi per avere riconoscenza domani?

— In tutta Italia, e cioè senza distinzione, tra Nord, Centro e Sud si è registrato nell’ultimo anno un leggero aumento dei reati di usura (quasi del 30%), essendo questo un chiaro segnale di quel disagio economico e della mancanza di liquidità dovuti alla situazione contingente che, purtroppo, ha avuto impatto anche nelle regioni più ricche del Paese, lasciando anche qui spazio a canali di finanziamento illegali.

È evidente quindi che la strategia criminale anche se, a dire il vero, l'odioso reato di usura si è accompagnato dalla commissione (questa volta in notevole aumento) dei delitti di riciclaggio e reimpiego di denaro che sono chiaro ed evidente sintomo della volontà criminale di sfruttare la congiuntura economica negativa per infiltrare l’economia legale che è, altresì, contaminata dal trasferimento fraudolento di valori.

— È vero che mafia punta maggiormente ai negozi del quartiere e il cosiddetto “welfare mafioso di prossimità” sta allargando di giorno in giorno? Quali aziende sono più esposte alla penetrazione delle mafie?

— Io credo che non possa farsi distinzione tra le diverse categorie di aziende perché tutte generalmente in crisi sono esposte alla penetrazione delle mafie. Come denunciato anche da molti magistrati si stanno concretizzando iniziative filantropiche o assistenziali sul territorio poste in essere da soggetti legati alla criminalità organizzata che approfittano della crisi di liquidità per cercare di infiltrarsi in attività sino ad oggi gestite da rispettati imprenditori: si pensi a quanto avvenuto nel quartiere Zen di Palermo per procacciare all'organizzazione mafiosa consenso sociale da utilizzare in futuro per rafforzare il potere sul territorio.

Si tratta di monitorare e denunciare ma anche di mettere nelle condizioni imprenditori non collusi e quindi onesti di superare questo gravissimo momento di crisi con concreti, immediati ed efficaci, aiuti che possano in quale modo evitare quella subdola penetrazione criminale che crea quella riconoscenza verso il domani che è, oltre che pericolosissima, anche sotto certi punti di vista diseducativa perché colma assenze e vuoti, a volte, in modo irreversibile. Bisogna evitare, cioè, quella gestione – anche non diretta - del mercato degli affari che ha superato quel modus operandi tradizionale basato sullo stretto controllo del territorio.

— L’Associazione Svimez segnala l’alta capacità dei clan a infiltrarsi negli appalti pubblici. Questo vuol dire che lo “stato parallelo” è pronto a mettere le mani anche sui fondi europei per la ripresa economica?

— Il settore degli appalti pubblici in questa fase è il campo di elezione della capacità dei clan di infiltrarsi nelle attività economiche più redditizie. Ciò si spiega non solo per quella capacità di penetrazione di cui sopra abbiamo parlato e che, evidentemente, è rivolta anche ai soggetti che operano con la Pubblica Amministrazione ma anche per il fatto che si attende una riforma normativa che dovrà prevedere un inevitabile snellimento delle procedure d’affidamento degli appalti e dei servizi pubblici. Basta pensare, per tutti, al ciclo della sanità per non parlare della serie di attività che saranno finanziate con i fondi europei destinati per la ripresa economica.

Il Governo Draghi è, infatti, al lavoro per fissare i punti del Piano nazionale di ripresa e resilienza che è quel documento, che traccia gli obiettivi, le riforme e gli investimenti che l’Italia vuole realizzare con i fondi europei di Next Generation EU. Dalla lettura delle prime indiscrezioni sul lavoro posto in essere emerge la destinazione di miliardi di euro in alcuni settori di chiarissimo interesse delle mafie quali, per esempio, oltre alla già citata area di intervento per la salute, le infrastrutture, la rivoluzione verde e la transizione ecologica che, più degli altri, sono da sempre settori di interesse primario della criminalità.

— Cosa si può fare?

— Rispondo seguendo due linee di possibile intervento.

La prima è quella affidata agli organi istituzionali e da questo punto di vista basta richiamare nuovamente la Relazione al Parlamento sull'attività svolta dalla Dia ed il Report della Associazione Libera l'azione in materia di interdittive antimafia che sono efficaci per contrastare l'infiltrazione criminale nell'economia. Trattasi di procedimenti che hanno una evidente azione di controllo alla quale, ovviamente, va affiancata quella di repressione da parte delle Forze dell’Ordine e della Magistratura.

Ma questo non basta. C’è bisogno di un intervento del Legislatore che tenga conto della crisi in cui versano le imprese e venga loro in soccorso. Non si può attendere, ad un anno dal primo lockdown e mentre ci avviamo ad una nuova mappa di regioni italiane a zona rossa, una decretazione d'urgenza che possa dare respiro a chi da questa pandemia oramai è in ginocchio perché ha consumato in questo lungo anno anche le ultime riserve per sopravvivere.

Il potere esecutivo e poi legislativo non può tirarsi indietro perché vale il famoso detto: se non ora quando?

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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