02:09 23 Aprile 2021
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Un’indagine condotta da un’equipe di scienziati catanesi lancia un’allerta sul problema dell’infertilità maschile e sulla necessità di recuperare la cultura della prevenzione primaria.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa Journal of Clinical Medicine, rileva un progressivo calo del numero di spermatozoi nel liquido seminale dei maschi della Sicilia orientale.

Molto spesso un giovane a 18 anni ha già fatto il primo elettrocardiogramma ma non si è ancora sottoposto ad una valutazione orchidometrica essenziale per la corretta stima del volume testicolare, un parametro strettamente legato alla fertilità.

La carenza di prevenzione primaria in età puberale, nel passaggio dal pediatra al medico di famiglia, rappresenta una tra le principali causa di infertilità maschile (sorprendentemente sottostimata). Un trend in aumento secondo quanto conferma un’indagine condotta sulla popolazione maschile della Sicilia orientale in età fertile, dai ricercatori dell’Unità Operativa Complessa della Scuola di Endocrinologia del Policlinico “Gaspare Rodolico” di Catania.

Lo studio dal titolo "Temporal Trend of Conventional Sperm Parameters in a Sicilian Population in the Decade 2011-2020" pubblicato nei giorni scorsi sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of Clinical Medicine, indica una progressiva riduzione della conta spermatica negli ultimi dieci anni, con un’accelerazione nell’ultimo quinquennio.

Il professor Sandro La Vignera
© Foto : Fornita da Sandro La Vignera
Il professor Sandro La Vignera

Sputnik Italia ha approfondito l’argomento con il professor Sandro La Vignera, medico endocrinologo e professore dell’Università di Catania, responsabile dello studio.

— Professor La Vignera, cosa è emerso dallo studio condotto dalla sua equipe di ricercatori?

— La nostra è una ricerca di tipo retrospettico basata sui dati del nostro laboratorio di seminologia, relativi gli esami del seme effettuati nell’ultimo decennio. Lo studio finalizzato a valutare l’esistenza di un trend peggiorativo della qualità del seme, in particolare del numero di spermatozoi, nei pazienti afferenti al centro negli ultimi dieci anni, per vedere se il dato fosse coerente rispetto alle altre parti del mondo oppure no.

L’analisi di questi dati mostra un’effettiva riduzione del numero di spermatozoi nella popolazione maschile della Sicilia orientale. In particolare nell’ultimo quinquennio il trend peggiora rispetto ai cinque anni precedenti. Inoltre abbiamo rilevato un particolare molto importante, su cui stiamo lavorando dal punto di vista scientifico.

— Ovvero?

— Non è stata rilevata alcuna differenza statisticamente significativa di qualità spermatica tra la popolazione residente a Catania e quella residente nelle provincie più periferiche. Sembrava razionale inizialmente attendersi un dato qualitativamente peggiore nei residenti delle aree a più alto tasso di urbanizzazione (Città vs Provincie periferiche).

Questo fenomeno, di non semplice intepretazione, noi lo attribuiamo, almeno in parte, al  “mescolamento” di fattori di disturbo sulla qualità del seme, probabilmente dipende dalla contaminazione fra centro urbano e provincia dovuta ai continui spostamenti da e verso i centri più urbanizzati e le zone rurali.

Ad esempio uno studente o un lavoratore che si muove dal proprio paese verso Catania settimanalmente o giornalmente, innesca un potenziale meccanismo bidirezionale di differente esposizione tossicologica. Quindi è un po’ come se le necessità di studio, lavorative occupazionali di movimento da e verso la città esponessero allo stesso rischio chiunque.

— Quali possono essere le cause che determinano l’abbassamento del livello di spermatozoi?

— Le cause di peggioramento della qualità seminale naturalmente possono essere diverse. La mancanza quasi assoluta di prevenzione primaria dell’infertilità maschile riveste a mio avviso un ruolo centrale. Molto spesso i maschi giungono alla loro prima valutazione endocinologica  all’età di 18-20 anni, quando già è troppo tardi. Al primo screening il 25% dei maschi presenta un volume testicolare ridotto, questo significa che a 18 anni un uomo su 4 è a rischio infertilità.

Questo significa che la transizione adolescenziale del maschio, quindi il passaggio dal pediatra al medico di famiglia, che in Italia si fa all’età di 14 anni, avviene senza il supporto di quella che tecnicamente prende il nome di valutazione orchidometrica. Mi spiego meglio, il maschio a 18 anni avrà fatto probabilmente il primo elettrocardiogramma, ma non ha fatto la prima valutazione di crescita di  volume testicolare, un parametro strettamente associato alla qualità del seme e alla fertilità.

Questo per noi è un elemento di novità  molto importante perché quando il maschio arriva a 18 anni con un volume testicolare ridotto e senza spermatozoi noi siamo già in ritardo diagnostico e con tentativi terapeutici di recupero molto limitati. Quindi qui il problema serio che con questo studio vogliamo porre è quello di recuperare il concetto di cultura della prevenzione primaria dell’infertilità maschile.

— Fattori ambientali come ad esempio l’inquinamento, incidono sul calo di spermatozoi osservato?

— Questa è la seconda causa rilevata. Si racchiude sotto un termine che tecnicamente prende il nome di distruttori endocrini, cioè tutte le sostanze che interferiscono con la qualità funzionale di strutture anatomiche con funzione ormonale, come ad esempio il testicolo che è una ghiandola che produce ormoni e spermatozoi.

Nella nostra zona abbiamo una serie di problematiche legate a inquinamento, qualità delle acque, metalli pesanti, quindi un aspetto tossicologico che rappresenta la seconda problematica, perché purtroppo molte di queste sostanze ce le ritroviamo nei liquidi biologici e quindi questo è il secondo aspetto.

— Questa carenza che avete riscontrato è relativa a specifiche fasce d’età o è generale?

— Noi abbiamo studiato la popolazione in epoca fertile, dai 18 anni in su. Non c’è una differenza per fasce d’età, il problema riguarda tutta la popolazione. Tuttavia, superando i 45 anni, gli uomini hanno maggiore probabilità di sviluppare una condizione di ipogonadismo a insorgenza tardiva (riduzione dei livelli circolanti di testosterone), elemento peggiorato e accelerato da una concomitante eventuale problematica di obesità (sempre più frequente).

— Avete rilevato un gap tra la Sicilia orientale e le altre aree della regione o con il trend nazionale?

— Nelle altre aree della regione il fenomeno non è stato mai studiato, mentre siamo in linea con il trend nazionale. L’unico dato che va in controtendenza riguarda il dato di motilità degli spermatozoi.

— Dopo questi risultati come proseguirà il vostro studio?

— Il nostro campo d’indagine principale è la prevenzione dell’infertilità maschile. Le nostre ricerche sono finalizzate a capire se esistono dei marcatori ormonali e molecolari di danno della funzione testicolare da valutare quando ancora il paziente è in fase prepuberale. Il prossimo studio riguarderà la qualità seminale dei maschi nella fase di transizione per capire qual è il momento adatto per intervenire con il primo spermiogramma, la prima valutazione del seme, su cui non c’è un consenso internazionale della comunità scientifica.

Noi vogliamo intervenire nella fascia di età in cui ancora il testicolo non si è sviluppato del tutto per prevenire problemi di infertilità attraverso l’esame di marcatori ormonali e molecolari che ci permettano di distinguere chi avrà pochi spermatozoi, da chi non ne avrà completamente e chi sarà normale.

Ci auguriamo di vedere meno uomini che arrivano da noi assieme alle loro compagne per risolvere un problema di infertilità, dopo aver fatto la triste scoperta di non avere spermatozoi. Con il nostro lavoro di ricerca vogliamo accendere un faro  sulla necessità di fare prevenzione primaria e quindi comunicare a chi si occupa di politica sanitaria di attuare reali campagne di prevenzione primaria dell’infertilità maschile, basate su algoritmi chiari ed allo stesso tempo scientificamente adeguati (es. curva orchidometrica della popolazione italiana in fase adolescenziale con selezione dei casi patologici meritevoli di approfondimento diagnostico sin da subito). La Figura dell’Endocrinologo con competenze di Endocrinologia della Riproduzione e della Sessualità in tale ambito risulta fondamentale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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