19:38 22 Aprile 2021
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Nel paesino sardo, meta di smart worker e manager nella pandemia, il progetto di riordino urbano coinvolge la popolazione creando una coscienza della comunità, ha spiegato il coordinatore Lorenzo Baldini.

Prima la vendita di case a un euro per contrastare lo spopolamento, poi un reality show olandese che ha reso celebre nel mondo il paesino della Barbagia, Ollolai, poi ancora un progetto integrato di riordino urbano che sta trasformando giorno dopo giorno il piccolo centro in provincia di Nuoro, che ha attratto anche molti smart worker e manager di rientro nella pandemia.

Ma al centro di tutto questo dinamismo c’è un punto principale, da cui non si prescinde, la comunità. Come ha spiegato a Sputnik Italia Lorenzo Baldini coordinatore del progetto Ollolai Capitale, prima di ogni passo c’è un laboratorio formativo, un dialogo e un confronto con gli abitanti, 1.200 circa, anche i più piccoli, per capire da loro come realizzare e migliorare la propria città usando le risorse pubbliche per una rigenerazione sociale e urbana.

E adesso il prossimo passo del Programma Integrato di Riordino Urbano (P.I.R.U.) finanziato dalla Regione Sardegna, promosso dal comune di Ollolai e gestito dal raggruppamento di imprese formato da Caire (Reggio Emilia), Avanzi (Milano), Sardarch (Cagliari) e A|Cube (Milano) sarà il community hub, un centro polifunzionale in cui ci sarà spazio anche per il coworking.

- In che cosa consiste il progetto complessivo di Ollolai Capitale?

- Il progetto è innovativo, è un’esperienza molto rara in Italia e la stiamo inventando strada facendo. È merito di amministrazione lungimirante e di una Regione che ha seguito gli spunti e anche merito nostro che lo abbiamo tradotto in una cosa fattibile.

Il progetto usa termini innovativi come community manager, community hub, ma parla di cose concrete. È finalizzato a contrastare lo spopolamento, trovare nuovi modi per fare sì che questi luoghi siano attrattivi per chi ci abita già, ma anche per le persone che possono decidere di stare lì un mese, sei mesi o trasferirsi per la vita.

La sfida la si vince non in posizione difensiva, trattenendo coloro che abitano, ma cercando di far diventare un luogo interessante dove si vuole vivere. Come è accaduto durante la pandemia, in cui alcune persone hanno trovato ad Ollalai uno spazio non solo adatto ma anche accogliente e con le strutture giuste.

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Публикация от Ollolai Capitale (@ollolai.capitale)

- Perché Ollolai e non un altro posto?

- A Ollolai si sono incontrati diversi elementi. Come detto un’amministrazione lungimirante, con l’idee innovative dell’allora sindaco Efisio Arbau, che è stato un acceleratore di questo processo, ma anche un contesto unico. La sfida è stata quella di valorizzare le bellezze naturalistiche e paesaggistiche, il luogo remoto che Ollolai rappresenta, un'area interna come da manuale. Inoltre, Ollolai ha un centro storico ben preservato, un patrimonio immobiliare pubblico e privato da mettere in gioco. Sono tutti elementi che servono a questo tipo di progetto. Un progetto replicabile soltanto se esistono risorse e idee.

- In che modo valorizzate il patrimonio immobiliare?

- Su quello pubblico interveniamo direttamente con progetti che vengono discussi con la popolazione. Creiamo dei playground per bambini nel centro storico, per esempio, facendo diventare lo stesso centro storico un playground immerso nella storia e nel contesto del Paese.

Abbiamo creato un piccolissimo campo da calcio in una casa dirupa. Sono opere pensate e realizzate dalla comunità locale, sono le persone con i laboratori organizzati nei mesi che ci hanno indicato le cose da fare.

Infatti del progetto fanno parte anche le opere immateriali, il lavoro di accompagnamento formativo della comunità locale sui temi dell’abitare e sugli strumenti per diventare protagonisti. 

- Come funziona questo coinvolgimento? Come lavora il community manager?

- Si coinvolge la popolazione nella realizzazione dei vari passi. Con azioni di co-progettazione, come i giochi da far colorare ai bambini, i murales, la realizzazione di nuovi spazi gioco, la scelta della pavimentazione.

È un momento fondamentale che serve a creare e rafforzare la comunità e dare loro strumenti per decidere come si spendono le risorse, è una sorta di empowerment. È il modo migliore per garantire che queste cose vengano manutenute nel tempo e non abbandonate dopo la fine del progetto.

E adesso da parte della popolazione ci sono aspettative enormi.

- I prossimi passi prevedono anche un’Agenzia dell’abitare. Come funziona?

- Inizialmente il patrimonio anche privato di case era stato messo in vendita a un euro per poter recuperare i ruderi del centro, adesso non ce ne sono quasi più e l’idea è di creare una strategia collettiva per valorizzare questo patrimonio: vendere o affittare non da soli, ma tramite l’Agenzia dell’abitare.

Lavorare insieme per fare in modo che ci sia una strategia e una tattica per attirare certi tipi di persone che possano venire a vivere ad Ollolai.

E poi c’è il Community hub, un progetto in fieri, che creerà uno spazio all'interno dell'ex asilo parrocchiale. C’è stato l’accordo tra la parrocchia e il Comune, che mette risorse per oltre 200mila euro. All’interno ci sarà una Cooperativa di comunità, laboratori, spazi di coworking, una foresteria. Sarà uno spazio gestito da più associazione ed è il nostro prossimo traguardo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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