06:15 19 Aprile 2021
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I Paesi ricchi dovrebbero mangiare carne sintetica, questo è l’appello di Bill Gates per combattere contro i cambiamenti climatici e il gas serra. Carne sì, carne no, un eterno dibattito che però non mette al centro il vero problema: la sostenibilità dell’intero sistema alimentare.

Il consumo della carne ha sempre suscitato accese polemiche, ma la lotta ideologica contro la carne tout court non porta da nessuna parte, così anche come un utilizzo smisurato delle carni senza consapevolezza da parte del consumatore. Per una intervista a 360 gradi in merito Sputnik Italia ha raggiunto Sara Roversi, fondatrice e presidente del Future FoodInstitute.

Sara Roversi
© Foto : Fornita da Sara Roversi
Sara Roversi

— Sara Roversi, che ne pensa del monito ai Paesi ricchi da parte di Bill Gates sulla necessità di utilizzare carne sintetica per lottare contro il gas serra?

— Che il tema delle emissioni di gas serra provenienti dal settore agricolo, in particolare dagli allevamenti intensivi, sia uno dei fronti più critici nella lotta al cambiamento climatico e fondamentale e più che mai urgente intervenire in tal senso, è senza dubbio verissimo. Che la carne sintetica sia un'alternativa e che sia per molti aspetti migliore rispetto agli allevamenti intensivi, anche. Che ci sia un bisogno impellente di creare consapevolezza nei consumatori, educandoli a ridurre il consumo di carne e a vedere le connessioni che ci sono tra cibo e cambiamento climatico, ancor di più! Son contenta quindi che Bill Gates si sia espresso a tal proposito, anche solo per aver portato l’argomento sotto gli occhi di chi magari non si era mai domandato nulla in merito.

Se potessi dargli un consiglio, però, gli ricorderei che la sostenibilità è per sua natura complessa e che focalizzarsi solo su una delle soluzioni non è detto che sia la giusta soluzione per ogni contesto. Parlare di sostenibilità solo a livello ambientale è più che mai riduttivo, e generalizzare demonizzando l'allevamento di bestiame è un errore pericoloso, soprattutto se pensiamo al patrimonio incredibile europeo (e non solo) di centinaia di migliaia di piccoli allevatori virtuosi. Allevamenti che hanno a cuore il benessere animale, che non hanno nulla a che fare con l’approccio “intensivo” che intende Gates, e che non solo non avrebbe senso boicottare, ma che anzi è necessario supportare proprio perché attori cruciali nel raggiungimento di una sostenibilità che sia davvero completa e che guardi anche alla salvaguardia della biodiversità (naturale e culturale) e all'accessibilità al cibo in termini economici (la carne sintetica non è ancora accessibile a tutti).

— Qual è il suo punto di vista sulla carne sintetica e quella stampata in 3d?

— Tutti gli argomenti che ci permettono di esplorare scenari futuri sono di enorme interesse per il nostro Future FoodInstitute. La penetrazione della carne sintetica nel mercato così come l’utilizzo della stampa 3d alimentare per replicare gusto e forma della carne, hanno la potenzialità nel lungo termine di portare profonde trasformazioni che vanno ben oltre gli aspetti ecologici, andando a toccare anche la dimensione sociale e culturale. Investimenti e innovazioni in questo settore stanno crescendo in modo esponenziale, sottolineando l’importanza di affrontare in modo concreto il tema della riduzione delle emissioni prodotte dall’industria.

Ma il tema vero è un altro: qual è la priorità? La questione imprescindibile è contestualizzare queste innovazioni nella situazione in cui ci troviamo oggi, nel 2021: cambiamento climatico in atto, diseguaglianze economiche mai viste prima e un’emergenza sanitaria che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. L’attenzione prioritaria allora non può che essere sulla necessità di garantire a tutti l’accesso ad un cibo (e in questo caso ad una carne) che da un lato tuteli il pianeta e che dall’altro sia capace di nutrire l’uomo senza danneggiare la sua salute. Le cose sono collegate!

E’ giusto investire sulla ricerca, ed è giusto che in questo momento di transizione si continuino a sperimentare nuove soluzioni per risolvere le grandi questioni globali e per sensibilizzare sempre più gente: la problematica ambientale è così complessa che c’è spazio per tutti per poter dare un contributo. L’importante è però non perdere la bussola e ricordarsi che la priorità va posta sul rischio di compromettere l’intero sistema nel suo complesso. L’innovazione, a mio parere, non può che essere concepita seguendo l’approccio all’ecologia integrale, che ci impone di considerare sempre tutte le dimensioni di impatto; la dimensione economica, sociale, politica, culturale e umana, quindi inesorabilmente al servizio dello sviluppo sostenibile.

— Il dibattito sul consumo della carne è sempre di grande attualità, ma possiamo dire che l’approccio «carne sì- carne no» sia troppo semplicistico? 

— Non è necessario essere “pro” o “contro” la carne. Il cibo è vita, nutrimento, è veicolo di valori, cultura, simboli ed identità, il cibo è socialità. Mangiare è un atto essenziale per la vita dell’uomo, ma richiede coscienza e consapevolezza per essere in armonia con il pianeta. Negli ultimi anni, è cresciuto il dibattito internazionale sulle diete sostenibili e assistiamo sempre più spesso a una sorta di lotta ideologica contro la carne. Sembra che si sia creata una frattura tra chi difende la tradizione e chi invece spinge per l’innovazione, chi sceglie - anche comprensibilmente - di abbracciare diete che escludono il consumo di carne e chi si scandalizza alla sola idea della scelta vegetariana e/o vegana.
A prescindere da ciò che si pensa o predilige, il concetto è che dividersi non porterà mai a nulla: è arrivato il tempo, anche in questo ambito, di unirsi in nome della valorizzazione del cibo e del sistema alimentare nel suo complesso e di trovare in questo - nell’aver a cuore il pianeta e nell’essere consumatori consapevoli, ognuno con i suoi gusti e preferenze -  il motivo comune per cui impegnarsi l’uno al fianco dell’altro.

— Il problema sul consumo della carne evidentemente dovrebbe essere affrontato non da un punto di vista meramente quantitativo, ma qualitativo, analizzando la qualità degli allevamenti di carne e favorendo quelli sostenibili?

— Si, credo che questa possa e debba essere la via necessaria da percorrere. Dal secondo dopoguerra in poi, il consumo di carne nel mondo Occidentale è cresciuto esponenzialmente. Ci si è scordati che troppo spesso la quantità non fa qualità, soprattutto nell’ambito alimentare, e che questo approccio ha un’influenza disastrosa non solo su noi stessi (l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte cercato di redarguirci sul nostro smodato consumo di carne) ma su tutto l’ecosistema di cui siamo parte.

Mangiare meno carne ma di allevamenti virtuosi, che hanno a cuore il benessere animale e che sono portatori di tradizioni, mestieri, biodiversità e saperi locali, significa supportare un modello che di certo non ha colpa del disastro ambientale che stiamo vivendo e che anzi, ogni giorno si impegna col proprio lavoro per fare la sua giusta parte per contrastarlo.

— Qual è a suo avviso il futuro della carne, in particolare nel contesto della dieta mediterranea?

— È fondamentale mettere i valori al centro, rispettare identità e biodiversità, analizzare i dati e ascoltare la scienza per capire quali sono le sfide future legate alla nutrizione sostenibile di una popolazione mondiale crescente e compiere scelte di consumo responsabili e consapevoli, certi che l’innovazione rappresenti la strada più importante per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e garantire anche lunga vita alle tradizioni.

Nel contesto mediterraneo, il futuro della carne è da coltivare nelle radici profonde di una dieta che non ci dà solo dritte sul “regime alimentare” da seguire, ma ci guida proprio in quello che è uno stile di vita da avere capace di creare armonia tra l’uomo e il suo ambiente circostante. Nello specifico, per ciò che concerne questo tema, la piramide alimentare della dieta mediterranea parla chiaro: la carne è presente al vertice, come alimento per il quale è consigliato un consumo di meno di 2 porzioni a settimana. La carne non è quindi bandita, ma correttamente inserita tra quegli alimenti da mangiare con moderazione. L’equilibrio. Credo che questo sia il vero futuro.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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