08:04 14 Aprile 2021
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Il Pd verso un nuovo congresso per ricucire le spaccature interne e definire la nuova identità del partito. Il senatore Stefano Ceccanti a Sputnik: "L’idea di chiudersi nel recinto di una sinistra tradizionale è una prospettiva suicida, ora dobbiamo conquistare gli elettori di centro e dimostrare di essere un grande partito di centrosinistra".

Il congresso del Pd non si può più rimandare. A dirlo tra le righe ora è anche il segretario Dem Nicola Zingaretti, che chiede che si apra “una discussione sulle cose concrete da fare”, dopo la spaccatura interna seguita alle dichiarazioni del governatore emiliano, Stefano Bonaccini sulla possibilità di aprire i ristoranti la sera. Una proposta di rottura rispetto alla linea del segretario Dem, che si è trasformata, di fatto, in un assist al leader leghista, Matteo Salvini.

Il congresso, quindi, servirà a definire la nuova identità del Pd in uno scenario politico che nel giro di due anni è mutato radicalmente. “C’è bisogno di fare qualcosa”, conferma a Sputnik Italia anche il senatore Dem, Stefano Ceccanti, presidente del Comitato per la legislazione e capogruppo del partito in commissione Affari Costituzionali.

— Quali saranno le priorità?

— Noi abbiamo fatto un congresso due anni fa, quando eravamo all’opposizione del governo Conte I. Nel frattempo abbiamo contribuito positivamente al passaggio al Conte Bis e al governo Draghi: due tappe che hanno cambiato radicalmente gli equilibri del sistema politico. Quindi, che ci debba essere un momento di confronto sulle cose fatte da qui in avanti mi sembra abbastanza chiaro.

Con il mandato di allora non si possono affrontare le sfide che si presentano oggi, che sono nuove. Staremo a vedere in cosa questo debba tradursi: se si tratterà di una discussione sui temi o sulla leadership. Però è giusto che un partito discuta visto che si sta aprendo una fase nuova.

— Circola già una data per l'evento?

— Oggi la gestione della pandemia e il sostegno al governo hanno la priorità, quindi, è un po’ difficile immaginare,  in questa situazione, un congresso di tipo tradizionale. E poi c’è un importante turno amministrativo alle porte, ma non sappiamo ancora se si terrà a maggio-giugno o a settembre. È logico che quando c’è una scadenza di questa natura è difficile sommarla ad un evento importante di partito. Quindi, non avendo neppure un calendario definito per le elezioni è difficile sapere quando si potrà fare il congresso.

— Si discuterà anche del futuro dell’alleanza con il M5S?

— Un congresso di partito si fa innanzitutto sulle cose che si vogliono fare. La scelta delle alleanze è successiva. Oggi il sistema politico è in rapido e radicale cambiamento. La Lega si avvicina sempre più alle posizioni tradizionali di Forza Italia e ora punta a costruire un centrodestra che parla al centro della società italiana. Questo è un fatto nuovo, perché fin qui lo schema è stato sovranisti contro europeisti. Non a caso, il Conte Bis è nato dopo la svolta europeista del M5S con il voto di fiducia per la Commissione Ue.

Ora si torna ad una dinamica bipolare più tradizionale e ridefinire i confini tra centrodestra e centrosinistra diventa fondamentale. In questa chiave il problema, quindi, non è tanto con chi ci si allea, ma cosa vuole fare il Pd. E il Pd è chiamato ad essere competitivo con Lega e Forza Italia rispetto agli elettori di centro.

— In questo senso pensa che l’alleanza con il M5S possa essere penalizzante?

Il M5S sta evolvendo ed è sempre più simile alle forze ecologiste europee, che sono tradizionalmente alleate con la sinistra. Di conseguenza, l’alleanza con loro diventerà quasi naturale. Ma il punto è un altro. Il Pd oggi è il primo partito della coalizione e si deve far carico della capacità di occupare lo spazio vuoto che c’è al centro della società italiana.

L’idea di chiudersi in un recinto di sinistra tradizionale è una prospettiva suicida. Non dobbiamo limitare la nostra capacità di essere un grande partito di centrosinistra.

— Come farete a conquistare questa fetta di elettorato?

— Noi siamo più degli altri il partito di Draghi. Il nostro presidente del Consiglio sulla carta non appartiene a nessun partito, ma dovessimo accomunarlo a qualcuno per ispirazione ideale non c’è dubbio che sia più vicino al Pd che ad altri.

Basta pensare alla linea della “distruzione creatrice”. Ci sono posti di lavoro che vengono distrutti e altri che vengono creati, e il nostro obiettivo è aiutare chi crea posti di lavoro e accompagnare chi li perde verso una evoluzione. Questa è un’impostazione classica di centrosinistra, che guarda al futuro senza lasciare indietro nessuno.

— Che ne pensa di una eventuale candidatura di Bonaccini alla segreteria del partito?

— È tutto prematuro, non sappiamo ancora che tipo di congresso faremo né quando lo faremo. Ad oggi non c’è certezza né sulle regole né sul timing. Quello che è certo è che, quando ci sarà da discutere della leadership, sarà importante che tra le varie candidature ce ne sia anche una in grado di conquistare il consenso del centro della società italiana.

— Nelle ultime settimane è scoppiato il caso delle donne Dem e delle correnti guidate da uomini che fagocitano la rappresentanza femminile, discuterete anche di questo?

— La presenza di correnti nei partiti medio-grandi è un dato strutturale. Il punto è se queste correnti hanno una competizione positiva o negativa. Se è positiva valorizzano la società, se diventano autoreferenziali e degenerano non sono utili nemmeno al partito. Certo che potrebbe esserci una candidatura femminile ma, ripeto, non essendo chiare ancora regole e tempi, discuterne ora è sicuramente affrettato.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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M5S, congresso, PD
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