12:15 01 Marzo 2021
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Spicca l’assenza di ministri siciliani nel nuovo esecutivo e in generale il Mezzogiorno è sotto-rappresentato. La squadra di Draghi sarà capace di rappresentare gli interessi di un Sud travolto dall’emergenza sanitaria? Per Salvo Fleres, leader del movimento sicilianista le Api, il problema è di tutt’altro genere.

“Per riuscire nell’ “impresa ciclopica” di rilanciare il Mezzogiorno, serve un’azione politica che si agganci al territorio che la esprime”. Lo ha dichiarato l’ex senatore Salvo Fleres, portavoce del movimento Unità siciliana - Le Api e promotore dell’iniziativa Mezzogiorno Federato, intervistato da Sputnik Italia.

— Nella squadra di governo non appare alcun ministro siciliano. Questa sotto-rappresentazione rischia di pregiudicare la Sicilia e il meridione a suo avviso?

Salvo Fleres, leader del movimento sicilianista le Api
© Foto : fornita da Salvo Fleres
Salvo Fleres, leader del movimento sicilianista le Api
— Il rischio esiste perché, potenzialmente, mancano le sensibilità riguardanti le specifiche questioni siciliane. Tuttavia, il problema non è anagrafico ma politico. In molti dei governi procedenti, dall’unità d’Italia ad oggi, infatti, sono stati presenti numerosi ministri siciliani e, più in generale, meridionali. Oggi, addirittura, c’è un Presidente della Repubblica Palermitano, ma questo non significa, né ha mai significato più lavoro, più infrastrutture o più attenzione verso il disagio in cui vive questa parte del Paese.

Intendo dire che fino a quando i voti si prenderanno al Sud ed in Sicilia e le decisioni al Nord o a Roma per noi non cambierà nulla.

È per questo che auspico la nascita di un forte partito meridionalista, post ideologico, capace di formare una classe dirigente, onesta e competente, che risponda al territorio che la esprime.

— Il precedente governo Conte in cosa è venuto meno negli interessi della Sicilia e del Sud? E adesso cosa si aspetta dal nuovo esecutivo?

— Considero entrambi i precedenti governi Conte del tutto inadeguati per qualità del personale politico e per programmi. Il Sud e la Sicilia hanno bisogno di fortissimi investimenti infrastrutturali, sociali ambientali e culturali. Conte non ha previsto nessuna significativa misura in tal senso, limitandosi a ipotizzare interventi secondari, complementari o meramente assistenzialistici, privi di qualsiasi visione prospettica legata ad un’adeguata crescita economica, sociale, culturale e civile.

Dal nuovo esecutivo mi attendo maggiore attenzione verso i problemi della nostra regione e soprattutto il rispetto degli auspici comunitari riguardanti misure capaci di perequare le condizioni generali del paese.

In tal senso mi aspetto la realizzazione del ponte di Messina, il completamento della rete autostradale, il potenziamento dei porti, lo sviluppo delle energie pulite, la tutela dell’ambiente, la valorizzazione dei beni culturali, l’incremento del turismo, la difesa dei prodotti agricoli, agroindustriali e artigianali locali, l’individuazione della Sicilia come grande hub euromediterraneo non solo per il traffico e la lavorazione delle merci, ma anche per la cultura, l’istruzione, la sanità.

— A quale modello si dovrebbe ispirare un partito dei siciliani? All’esperienza della Lega o all’autonomismo?

— Penso ad un partito che abbia una propria caratterizzazione legata alle reali esigenze del territorio in cui viviamo ed alla nostra cultura. Per troppo tempo siamo stati destinatari di modelli politici ed economici che non ci appartenevano né ci appartengono. Dunque penso ad un soggetto politico post ideologico, legato al territorio, fortemente ancorato ai principi ispiratori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che esprima dirigenti e rappresentanti che rispondano agli elettori che li hanno espressi e non ad altri centri decisionali.

— I precedenti tentativi di fondare un partito dei siciliani, come il movimento per le autonomie di Lombardo o i vari partiti indipendentisti, perché non sono andati in porto?

— Il partito voluto da Lombardo ha usato parte dei valori e dei temi sicilianisti per occupare uno spazio politico che risultava vuoto. In realtà era figlio della spaccatura di un partito nazionale di cui ereditava vizi (tanti) e virtù (poche). In quanto agli altri partiti e movimenti sicilianisti, alcuni hanno aderito al nostra appello e già da tempo lavorano con noi, altri rappresentano istanze identitarie apprezzabilissime ma poco organizzate. Auspico che, anche sotto la spinta di Mezzogiorno Federato, si giunga presto a raggiungere obiettivi comuni.

— Un’indagine Eurostat ha rivelato una Sicilia post-Covid con oltre il 44% delle famiglie con reddito inferiore alla media nazionale, alto rischio esclusione sociale e più di 550 mila persone che vivono solo con il RdC. Un partito siciliano o del Sud quali investimenti e politiche dovrebbe condurre per portare fuori dalla miseria le famiglie siciliane e permettere permettere ai giovani di costruire il proprio futuro nel Meridione?

— La Sicilia non ha bisogno di pesci, gentilmente concessi dalla “generosità” di qualcuno, ma di reti, per poterseli pescare da sola. Intendo dire che senza infrastrutture, riforme burocratiche, istruzione e valorizzazione tutela delle risorse di cui si dispone non si va da nessuna parte. Non a caso, le parole d’ordine sulle quali si è celebrato il nostro congresso fondativo, esattamente un anno addietro, erano “responsabilità”, “risorse locali”, “riforme” e “infrastrutture”. Senza questi elementi non potrà esserci alcuno sviluppo ma solo miseria e “gestori interessati” della stessa. Con questi elementi, invece, potrà nascere quell’hub euromediterraneo, al quale facevo prima riferimento, che sarà in grado di offrire ai nostri giovani non un biglietto aereo di sola andata, ma un futuro dignitoso. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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