15:17 07 Marzo 2021
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Il grave caso di Antonella, la ragazzina di Palermo, morta a 10 anni dopo aver partecipato a una sfida su TikTok, ha aperto un’accesa discussione per trovare una soluzione al problema in tempi rapidi e soprattutto per evitare nuove tragedie di minori a causa degli effetti negativi dei social network.

L’europarlamentare della Lega Luisa Regimenti ha presentato un'interrogazione alla Commissione europea in merito alla necessità di tutelare i minori in Rete contro le diverse forme di abuso online e di sostenere con strumenti adeguati le famiglie nel loro impegnativo ruolo educativo e sociale.

Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento l’On. Regimenti, europarlamentare della Lega, medico legale e responsabile Sanità per il partito nel Lazio.

On. Luisa Regimenti
© Foto : ITAL COMMUNICATIONS
On. Luisa Regimenti
— On. Regimenti, perché ha deciso di presentare un'interrogazione alla Commissione europea?

— L’utilizzo della Rete nasconde tante insidie, che in questa fase di trasformazione digitale sono in costante aumento. Chiunque, navigando in Internet, può sfruttare le debolezze di bambini e ragazzi, ma anche di adulti fragili e dare vita a fenomeni come cyberbullismo e pedopornografia. Sul web si possono lanciare poi messaggi molto pericolosi, in grado di istigare all’autolesionismo e, come successo con l’influencer siciliana, anche al suicidio. Di conseguenza, occorre favorire il controllo e la sorveglianza preventivi impiegando nuove norme che possano rendere internet un luogo più sicuro soprattutto per i minori, che sono gli utenti meno difesi.

Alla Commissione europea ho pertanto chiesto di avviare iniziative in merito, specifiche, con più vincoli per i gestori dei siti web e i providers, dai quali deve essere pretesa una maggiore responsabilizzazione operativa. Non si può lasciare alle tante piattaforme online, TikTok, Facebook e Instagram sono solo le più note, il potere di decidere sulla privacy delle persone che entrano a far parte della community.

— Potrebbe svelare i contenuti della Sua iniziativa per sostenere le famiglie con risorse Recovery?

— Le istituzioni hanno il dovere di sostenere con strumenti adeguati le famiglie nel loro impegnativo ruolo educativo e sociale, per contribuire insieme allo sviluppo di una sana e costruttiva cultura digitale. Mi auguro che le risorse del Recovery Plan possano essere impiegate efficacemente anche in questa direzione e siamo al lavoro per definire un programma di iniziative mirate e in grado di dare finalmente i giusti mezzi operativi alla società, alle famiglie, alle comunità territoriali, allo scopo di educare ad un utilizzo corretto e propositivo della Rete.

Bisogna impedire a bambini e ragazzi di trasformarsi da fruitori a vittime dei social network e questa è una priorità di cui si devono far carico tutti i Governi, per creare un sistema di controllo più efficace e una normativa che metta al riparo i minori sul web e colpisca con fermezza chi queste norme non le rispetta.

— Che riscontro ha avuto da parte dei colleghi europei? C’è la volontà di affrontare questo argomento e di confrontarsi?

— Non c’è dubbio che si tratta di un tema complesso e che si allarga a molti ambiti del vivere quotidiano. C’è probabilmente una sensibilità diffusa al riguardo e la volontà di uniformare leggi e regolamenti per dare un contributo serio ed efficace.

L’Europa non può defilarsi lasciando soli gli Stati, per cui sarà fondamentale che in futuro tutte le forze politiche riescano a sedersi a un tavolo per affrontare un dibattito che ha pesanti ricadute a livello sociale, sanitario ed economico. Occorre superare le differenze e i contrasti e parlare una sola lingua, quella della tutela e del rispetto della privacy degli utenti sul web, in modo particolare dei minori.

— L’Unione Europea è intervenuta recentemente, nel 2015, con il GDPR (General Data Protection Regulation) ma la strada è ancora lunga e tortuosa. Lei è d'accordo?

— Sicuramente c’è ancora molta strada fare. Il GDPR (n. 2016/679) è la normativa europea in materia di protezione dei dati ed è senz’altro un primo importante passo, anche se la sua attuazione è avvenuta a distanza di due anni, quindi a partire dal 25 maggio 2018. Punta ad aumentare la fiducia dei cittadini nella società digitale e si pone l'obiettivo di tutelare la libertà di circolazione dei dati personali. Questo regolamento, come dimostrano gli ultimi agghiaccianti fatti di cronaca, evidentemente non basta. Nei mesi scorsi la Commissione Ue aveva proposto una normativa provvisoria per consentire ai servizi di comunicazione di individuare più facilmente gli abusi sessuali, ma si tratta di una normativa incompleta e carente.

Il legislatore, infatti, non ha considerato tutti quei casi in cui l'abuso sessuale è consumato direttamente online, ovvero, in cui il materiale pedopornografico è fornito direttamente dal minore, a seguito dell'instaurarsi di un rapporto di fiducia tra il predatore e la vittima. Così ho interrogato la Commissione europea e chiesto interventi urgenti, per evitare che la Rete diventi sempre più una giungla ingestibile, dove chiunque può sfruttare le debolezze dei minori, aggravate dal distanziamento sociale e dall'isolamento forzato che le restrizioni contro la pandemia impongono.

— Come Lei ha giustamente sottolineato, le sfide pericolosi sui social purtroppo non mancano: la pericolosità di cyberbullismo e pedopornografia o di fenomeni come Blue Whale e Jonathan Galindo, capaci di istigare all’autolesionismo e al suicidio. È stato verificato che su, per esempio, TikTok i minori possono facilmente inserire una falsa data di nascita, senza che vi sia controllo da parte dei gestori della piattaforma. Cosa pensa dell’idea di utilizzare lo Spid per iscriversi ai social?

— Garantire la sicurezza dei minori generando una identità digitale, che dovrà essere gestita attraverso la collaborazione dei genitori e delle piattaforme social, può essere una proposta interessante e ben vengano iniziative che hanno lo scopo di agevolare gli internauti e metterli al riparo dalle insidie telematiche. La tecnologia e l’innovazione devono essere al servizio dell'uomo, purtroppo però ciò non sempre avviene. Sotto i riflettori, in particolare e soprattutto in quest'ultimo periodo, sono finiti i social, con il caso TikTok in evidenza.

Il monito del Garante per la privacy, comunque, sembra sia stato accolto dalla piattaforma cinese, che bloccherà l'accesso agli utenti minori di 13 anni, valutando l'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per verificare l'età e avviando una campagna informativa per sensibilizzare genitori e figli. Vedremo se sarà effettivamente così.

— Secondo la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, anche l’uso dello smartphone stesso da parte dei minori dovrebbe essere regolamentato per legge, con divieti a seconda dell’età. Condivide questa osservazione? A Suo avviso, un provvedimento del genere potrebbe essere adottato anche a livello europeo?

— La vicenda della ‘influencer’ siciliana denunciata per istigazione al suicidio dalla Polizia Postale per un video pubblicato su TikTok, conferma il fatto che esiste il rischio concreto di una pericolosa deriva incontrollata dei social network.

Il fenomeno, purtroppo, sta assumendo connotazioni sempre più gravi e preoccupanti, generando conseguenze drammatiche sulla vita dei minori. La crescita dei crimini che si consumano sul web è spaventosa e occorre arginarla con soluzioni efficaci, anche attraverso un maggiore controllo dello smartphone, come è stato proposto, per rendere ad esempio obbligatoria, per i minori di 18 anni, l'installazione di una app per il controllo parentale e la verifica dell'età sui social. Iniziative che possono e devono sicuramente trovare la favorevole condivisione in tutta la Ue.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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