16:22 07 Marzo 2021
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I ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e dell’Università di Harvard hanno individuato una condizione anticipatrice delle temperature anomale nella stratosfera polare da cui hanno origine i fenomeni che permettono all’aria gelida di raggiungere le medie latitudini come le nostre.

Il meccanismo analizzato dallo studio curato da Mostafa Hamouda e Claudia Pasquero dell’Università di Milano-Bicocca insieme a Eli Tziperman dell’Università di Harvard spiega il legame tra il riscaldamento globale e l’aumento degli eventi di freddo estremo. I risultati del lavoro di ricerca sono stati pubblicati su “Nature Climate Change” nell’articolo dal titolo “Decoupling of the Arctic Oscillation and North Atlantic Oscillation in a warmer climate”.

Sputnik Italia ha parlato con la professoressa di Oceanografia e Fisica dell'atmosfera all'Università di Milano-Bicocca Claudia Pasquero su risultati di questa ricerca e su alcuni punti che girano intorno la clima: riscaldamento globale, emissioni di anidride carbonica, alcuni detti popolari.

Claudia Pasquero
© Foto : Università di Milano-Bicocca
Claudia Pasquero
— Quest’anno tra Natale e Capodanno c’è stata una ondata di freddo intenso. Alla dolina di Campo Magro, sull'Altopiano di Asiago (Vicenza) è stato rilevato il record: -41,8 gradi. Da che cosa dipendono queste condizioni meteorologiche? Può spiegare la vostra ricerca?

— Le ondate invernali di freddo intenso nella nostra regione sono spesso legate ad incursioni di aria polare: normalmente è confinata alla zona Artica ma di tanto in tanto riesce a fuoriuscire e giungere alle nostre latitudini. Questa fuoriuscita è legata all’indebolimento di un vento che generalmente spira da ovest verso est attorno al Polo Nord, in una circolazione chiamata Vortice Polare. Ogni tanto questo vortice si indebolisce, a causa di un rapido riscaldamento a circa 30 km di quota (in stratosfera), e permette appunto alla fredda aria polare di scendere verso l’equatore. Attorno a Capodanno 2021 c’è stato uno di questi eventi di riscaldamento repentino in stratosfera, con temperature che sono cambiate nel giro di qualche giorno da circa -60°C a -30°C e poco dopo si sono osservate le ondate di freddo e gelo in Spagna e in parte anche da noi.

— Può spiegare meglio il legame che c’è tra riscaldamento globale ed eventi di freddo estremo?

— Il rapido riscaldamento della stratosfera, che influenza poi il tempo meteorologico anche sulla nostra penisola, non è un evento rarissimo. Negli ultimi 60 anni, cioè da quando sono iniziate le osservazioni, è accaduto più o meno una volta ogni due anni. Non è ancora chiaro se negli ultimi tempi ci sia una maggiore incidenza di ondate di freddo alle nostre latitudini e non è chiaro se ci sia una variazione nella frequenza dei loro precursori stratosferici. Alcuni studi hanno individuato un incremento di ondate di freddo in America Settentrionale ed in Europa, ma la questione è ancora piuttosto controversa.

Si è inizialmente ipotizzato che potesse esistere un legame tra l’Amplificazione Artica, ovvero sia l’aumento di temperature nella regione polare decisamente maggiore di quello registrato negli ultimi decenni nel resto del globo, e gli episodi freddi alle nostre latitudini. Il nostro gruppo di ricerca ha seguito una strada molto diversa, ed ha evidenziato un legame tra gli episodi di indebolimento del vortice polare e il diverso riscaldamento dell’Oceano Atlantico e dell’Oceano Pacifico settentrionali.
Inverno a Milano
© Foto : Evgeny Utkin
Inverno a Milano

Quando le temperature superficiali dell’oceano Pacifico presentano un incremento maggiore di quelle dell’Atlantico, la circolazione atmosferica risulta modificata in un modo che favorisce il rapido riscaldamento della stratosfera. In conseguenza del riscaldamento globale e grazie alle diverse correnti nei due oceani, il Pacifico si sta scaldando più rapidamente dell’Atlantico e si presume che questo trend continui nel prossimo futuro favorendo quindi l’indebolimento del vortice polare che poi influenza le ondate di freddo. Naturalmente questa teoria ha ancora bisogno di essere studiata nei dettagli.

— Da qui si può confermare anche la valenza di un detto popolare: estate molto calda, inverno più freddo?

— Non è così semplice, no. I detti popolari hanno origine da quello che ricordiamo sulle condizioni meteo e la percezione è estremamente soggettiva oltre che influenzata dalle nostre convinzioni. C’è anche il detto “fa troppo freddo per poter nevicare”, che se fosse vero vorrebbe dire che in Antartide non nevica mai. In realtà dalle nostre parti generalmente fa freddo quando è sereno, perché manca la “coperta” delle nuvole che trattiene il calore alla superficie. E se è sereno di sicuro non può nevicare. Quindi un fondo di verità c’è sempre in questi detti, ma vanno interpretati nel modo corretto.

— Come conseguenza della sua ricerca, si può arrivare alla conclusione che dopo il riscaldamento globale arriverà il grande freddo, come è già stato nell’Era glaciale?

— Assolutamente no. O quanto meno dobbiamo specificare su quali orizzonti temporali. Come sappiamo, le fasi glaciali nell’ultimo milione di anni si sono alternate con le fasi interglaciali con una periodicità di circa 100mila anni. L’ultima glaciazione è terminata circa 12mila anni fa. Ad oggi non abbiamo alcuna indicazione che l’alternanza di fasi glaciali ed interglaciali sia interrotta. Non sappiamo se l’effetto antropico sul clima possa modificare in modo sostanziale questa ciclicità. Mi sento di dire che la preoccupazione attuale relativa ai cambiamenti climatici indotti dall’uomo non sia riferita alla ciclicità glaciale/interglaciale.

Inverno a Milano
© Foto : Evgeny Utkin
Inverno a Milano
La maggior parte della ricerca climatica si concentra su un arco temporale decisamente più corto e rilevante per le nostre società: di solito si parla dell’evoluzione climatica nei prossimi decenni, anche perché ipotizzare cosa potrebbe succedere in un futuro più remoto senza sapere quali saranno le politiche ambientali risulta arduo. In questo arco temporale le temperature medie del pianeta continueranno ad aumentare. Un eventuale aumento delle ondate di gelo invernale sarebbe assolutamente compatibile con un aumento della temperatura media del pianeta.

— La pandemia ha rallentato l’economia in tutto il mondo. Probabilmente la natura è stata l’unica a trarne dei vantaggi. E’ diminuito il rilascio di CO2 e l’aria è diventata più pulita. Quali conseguenze potrebbe avere sul riscaldamento globale e quindi sulle condizioni meteorologiche?

— Ci siamo tutti quanti accorti che durante il lockdown le condizioni ambientali sono migliorate in Pianura Padana, una delle regioni più inquinate d’Europa. L’aria era più pura, la visibilità più nitida, il verde più rigoglioso. Anche le emissioni di anidride carbonica sono diminuite. A livello globale si è registrata una diminuzione massima nelle emissioni di CO2 del 17%. Tuttavia il periodo è stato limitato nel tempo, e la concentrazione atmosferica di CO2 non solo ha continuato ad aumentare ma nel 2020 ha anche avuto un incremento rispetto al 2019 maggiore di quello registrato l’anno precedente. L’anidride carbonica emessa rimane in atmosfera per diversi anni, quindi la quantità presente nel 2020 non dipende solo dalle emissioni del 2020 ma anche da quelle degli anni precedenti e gli effetti del lockdown sulla quantità di gas serra presenti in atmosfera sono tutto sommato trascurabili.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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