05:04 16 Maggio 2021
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Nella difficile situazione legata ai vaccini in Europa la Russia potrebbe dare una mano fornendo 100 milioni di dosi di Sputnik V. Sempre più Paesi aprono al vaccino russo. Si tratta di buon senso, secondo il noto virologo Bassetti, che auspica una cooperazione diretta italo-russa per la produzione dei vaccini.

Inizialmente sdegnato da tutti, il vaccino russo potrebbe rappresentare una buona alternativa in Europa, soprattutto oggi nel contesto di una campagna vaccinale molto difficoltosa a causa dei ritardi nell’approvvigionamento. La Germania ha già aperto allo Sputnik V.

Anche in Italia diversi esperti valutano il vaccino russo come una importante opportunità per i propri cittadini, di questo parere è Matteo Bassetti, infettivologo, primario dell’Ospedale San Martino di Genova, che in un’intervista in esclusiva a Sputnik Italia lancia l’idea di una partnership diretta fra Italia e Russia per la produzione dei vaccini.

— Matteo Bassetti, che ne pensa dell’utilizzo del vaccino Sputnik V in Italia?

— Credo sia una decisione di buon senso, qui si tratta di avere più varianti di vaccino possibili. Evidentemente si tratta di una possibilità in più, parliamo fra l’altro di un vaccino che pur non avendo fatto la fase di sviluppo 3, se fosse presentato all’Ema molto rapidamente si potrebbe avere a disposizione nel breve termine. Sarebbe certamente un’opportunità in più, perché oggi è stato approvato il vaccino di AstraZeneca che ha un’efficacia del 60%. Sono stati presentati i vaccini di Johnson & Johnson, anche questi al 67% di efficacia. Mi risulta che i dati del vaccino russo siano molto buoni, è un vaccino inoltre a vettore virale, quindi simile al vaccino di AstraZeneca.

Potrebbe essere intanto valutato da parte dell’Ema, poi perché no, si potrebbe provare ad attuare una partnership per la produzione. Noi in Italia siamo un grande produttore di vaccini, abbiamo i reattori, che potrebbero essere convertiti, così da rendere possibile una cooperazione per la produzione del vaccino. Questo ci aiuterebbe moltissimo in un momento in cui la situazione è difficile: abbiamo una grande problematica dell’approvvigionamento, avere un vaccino in più sarebbe molto utile.

— Perché secondo lei nei confronti di Sputnik V c’è stato un approccio negativo fin da subito? Ora invece tutti pian piano lo vogliono.

— Secondo me inizialmente è stato dettato dal fatto che sembrava di vivere un periodo di vacche molto grasse, come si dice in Italia. Ci si aspettava di avere tantissimi vaccini da altre quattro aziende, si pensava di avere la pancia piena. In Russia si è seguito un approccio diverso, cioè di non andare verso una fase 3, ma di fermarsi alla seconda. C’è stata una critica anche da un punto di vista scientifico. Sono certo, se chi produce il vaccino vorrà approcciarsi all’Europa presenterà tutti i dati all’Ema, si potrà arrivare ad una decisione più rapida possibile.

— In Italia per il momento la gestione dei vaccini non sta andando bene. Quali i rischi si corrono?

—  Il rischio è molto semplice: ogni settimana di ritardo nella vaccinazione soprattutto di alcune categorie fa pagare un prezzo elevato in termini di morti e di ospedalizzazioni. Con le dosi promesse dalla Pfizer e Moderna dovremmo mettere in sicurezza le persone con più di 80 anni, questo è un buon punto. Non dobbiamo però dimenticarci tutti gli altri: ci sono le persone fragili, gli immunodepressi.

Credo che la campagna vaccinale sia partita con squilli di trombe, poi invece sono sorte difficoltà con l’approvvigionamento, anche con l’esecuzione vera e propria dei vaccini. Una volta che avremo tutti i vaccini disponibili bisognerà farli molto rapidamente, questo rimane un punto dolente. Finché si tratta di fare i vaccini all’ospedale siamo bravi, quando si tratta di uscire dagli ospedali e portare i vaccini nelle località di montagna e nei paesini remoti dell’entroterra il tutto diventa più difficile. Credo che sia importante ora finirla di passeggiare e che si inizi a correre.

— La Russia ha annunciato che potrebbe fornire dosi sufficienti per vaccinare 50 milioni di europei nei prossimi mesi. La cooperazione scientifica dovrebbe essere fondamentale e stare al di fuori della politica, che ne pensa?

— Io da sempre ho tantissimi contatti e moltissima collaborazione con i colleghi infettivologi e i rianimatori russi, ho fatto moltissimi viaggi in Russia a discutere insieme ai colleghi di terapia antibiotica, che è il mio pane. Ho sempre trovato in Russia un elevatissimo livello scientifico e culturale. I medici russi sono sempre stati degli ottimi medici, la ricerca russa è sempre stata ottima.

È evidente che qui dobbiamo capire chi ha voluto in qualche modo porre dei dubbi sulla qualità della ricerca e della medicina russa; mi pare si tratti di una responsabilità di tipo politico.

Nel settore medico noi da sempre collaboriamo in maniera fattiva con i colleghi russi, io ho sempre trovato un’ottima qualità, un’ottima preparazione, perché le università russe sono di grandissimo livello. Io non ho nessun dubbio a pensare che anche la produzione dei vaccini sia fatta bene.

Purtroppo c’è un concetto da guerra fredda, che secondo me ci portiamo dietro. La scienza deve andare oltre la politica. La politica fa la politica, può non piacere Putin, ma sono idee della politica, noi dobbiamo guardare alla scienza e alla medicina. Il resto non ci deve interessare.

Se la Russia offre all’Italia e all’Europa 100 milioni di dosi, bisogna essere bravi a prenderle. Secondo me si potrebbe creare un ponte, sarei molto favorevole ad una collaborazione diretta fra Italia e Russia. Ricordo che avevamo una società scientifica, la Società italo-russa di malattie infettive, molto proficua nello studio di tali malattie, è stata attiva per moltissimi anni. C’è sempre stato un ponte, addirittura ai tempi prima della perestroika. Non vedo perché non ci debba essere oggi.

— Soprattutto in un periodo di pandemia.

—  La pandemia è un problema di tutti, le chiusure non aiutano. Il mondo della medicina deve essere un mondo aperto, dove tutti rispettano le regole della ricerca e della produzione. Non credo che in Russia non si seguano queste regole.

Matteo Bassetti
© Foto : Matteo Bassetti
Matteo Bassetti

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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