12:36 01 Marzo 2021
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Il Covid blocca per il secondo anno consecutivo le feste in laguna. La pandemia stravolge anche il Carnevale 2021 di Venezia che ogni anno attirava migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo.

La tradizionale rassegna quest’anno sarà puramente virtuale, ridotta per numero di giorni. Quindi niente Volo dell’Angelo, né i balli nei palazzi e sfilate di maschere, nemmeno selfie in Piazza San Marco.

Cosa pensano di questo Carnevale simbolico gli abitanti della città sull’acqua? E di quale manifestazione sognano? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Alberto Toso Fei, veneziano doc, giornalista, scrittore e l'autore del canale YouTube Venezia in un minuto.

— Alberto, che aria si respira in questi giorni a Venezia in vista della festa cittadina più importante?

— Si respira l’aria che purtroppo aleggia anche nel resto del mondo. È aria di rassegnazione all'ineluttabile, che non cancella però la voglia di celebrazione. Mancheranno le grandi folle, forse, ma non la voglia di svagarsi, travestirsi, essere altro da sé per una sera soltanto. Mancheranno i grandi avvenimenti e le feste, ma forse - così come è avvenuto per altri aspetti della nostra vita, anche meno frivoli - è un’occasione per ripensare al senso della ricorrenza. Attraversarla in modo inedito (per una volta, nella storia moderna del Carnevale) sarà sicuramente inusuale ma può essere utile per ripensare il Carnevale, così come stiamo ripensando e abbiamo ripensato alle nostre stesse esistenze. E comunque ricercare forme alternative di divertimento.

Carnevale di Venezia
© Sputnik . Ekaterina Tchesnokova
Carnevale di Venezia
— Storicamente parlando, con la caduta della Serenissima, il Carnevale ha già subito un periodo di declino. È paragonabile con le manifestazioni ai tempi del Covid?

— Direi di no. Durante le due dominazioni storiche che hanno governato Venezia nell’Ottocento, quella francese e quale austriaca, le manifestazioni erano impedite per questioni di ordine pubblico e di censura; anche le persone, in quelle condizioni, avevano poca voglia di festeggiare. Ai tempi del Covid, sebbene non vi siano certo motivi eccessivi per essere allegri, c’è almeno la percezione che quest’onda mortifera passerà, e che torneremo a vivere. Non facciamo festa per preservare la nostra salute e quella degli altri e non perché un'autorità superiore ce lo impedisce in nome di qualche imperatore.

— L'anno scorso è stato il primo carnevale in maschera sanitaria che purtroppo ha sostituito quella di carnevale. E quest'anno un carnevale in streaming con le “stanze virtuali” ti sembra una buona idea? Secondo te, questa soluzione è stata scelta solo per salvaguardare il marchio importante?

— Mi sembra una scelta adeguata ai tempi, che dimostra la voglia di lasciarsi presto alle spalle questo periodo così complesso nella storia del mondo e non rinunciare comunque all'idea di stare assieme in questi tempi nuovi. Ci siamo abituati tutti, in questi mesi, a lavorare, studiare, incontrarci attraverso lo schermo di un computer. L’idea che un concorso di maschere possa avvenire a distanza non è forse esaltante ma funziona, e dà soddisfazione a tutte quelle persone che hanno magari lavorato settimane intere per confezionare un costume. I bambini possono ascoltare storie, e godere di un intrattenimento che forse non è dissimile da quello che stanno comunque vivendo in questo periodo, ma è almeno centrato sui temi del Carnevale.

Non sarà la stessa cosa, ma non fare nulla sarebbe stato devastante: avrebbe significato arrendersi alla tirannia del virus. Non credo che Venezia abbia bisogno di far sopravvivere in streaming per una stagione il suo Carnevale, al solo scopo di salvaguardarne simbolicamente il marchio. Credo invece che lo spirito veneziano sia capace di adattamento e di superamento delle avversità, come ha dimostrato più volte nel corso della storia. Questa occasione ne è un ulteriore esempio.

Maschera di Carnevale
© Sputnik . Vladimir Astapkovich
Maschera di Carnevale
— Come valuti questo progetto alternativo dal punto di vista creativo? Quali eventi del programma online, a tuo avviso, sono i più attraenti? 

— Non sono onestamente a conoscenza dell’intero programma di manifestazioni; mi pare che, anche a fronte della situazione, le varie proposte siano in continua comprensibile evoluzione. Credo che - per una edizione - aver trasposto il concorso delle maschere online possa risultare una esperienza divertente. Anche i materiali destinati a popolare il web - filmati d'epoca, interviste, interventi più o meno centrati sulla storia della manifestazione - possano alla fine accrescere la conoscenza di uno dei Carnevali più antichi del mondo, sulla cui longevità e senso ci soffermiamo magari meno quando (giustamente) riusciamo a viverlo con più spensieratezza, in presenza.

— Il Carnevale di Venezia è un evento culturale che attira migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo e che vale oltre 60 milioni di euro: un affare irrinunciabile per albergatori, ristoratori, esercenti, artigiani della città. Come stanno vivendo questa crisi sanitaria di cui non si vede ancora la fine e soprattutto cosa stanno facendo per salvare le imprese senza le quali non si può immaginare Venezia?

La crisi, che ovunque è profondissima, a Venezia è sicuramente più acuta. Gli strumenti sociali e legislativi messi in atto sono quelli nazionali, ai quali la città si è adeguata. Ma la città, che è a prevalente vocazione turistica, è logicamente deserta e la pandemia sta lasciando e lascerà segni profondi, nel tessuto economico e produttivo.

Per il resto, tornando all’esempio del Carnevale in streaming, perché non pensarlo anche come un’occasione per rendere volano economico? Se vedo un filmato di un artigiano che costruisce una maschera; se conosco la storia di quella maschera, i motivi che ne hanno condotto all’esistenza e il suo eventuale scopo, perché poi non dovrei acquistarla online? Oppure alla prima occasione di visita a Venezia? Anche così si aiutano le piccole imprese cittadine a sopravvivere.

— Dopo la pandemia, secondo te, il volto del Carnevale di Venezia potrebbe cambiare se tentiamo in considerazione l’aspetto economico? Come sarà la prima manifestazione post-Covid?

— Il Covid ha già cambiato le nostre vite, le condizionerà a lungo e il Carnevale non farà eccezione. Muterà, ma è pur sempre Carnevale: troverà vie nuove e diverse per offrire spensieratezza e divertimento, fino a che - un poco per volta - non torneremo a essere folla in giro per i campi veneziani. La prima manifestazione, in tal senso, sarà soprattutto liberatoria: se in condizioni normali il Carnevale è libertà e maggior adesione ai nostri istinti (rifugiati dietro una maschera), allora il primo Carnevale dell’era post-Covid sarà una festa di gioia irrefrenabile. Sarà bello esserci.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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