15:34 05 Marzo 2021
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Il governo revoca definitivamente la maxi-commessa per le forniture di armi Rmw di Domusnovas ad Arabia Saudita e EAU. La licenza era stata data nel 2016 dal governo Renzi, per missili e bombe impiegate nella guerra in Yemen, conflitto che ha provocato una gravissima crisi umanitaria.

“Una vittoria che segna una discontinuità e un passo avanti verso la pace”, così Yana Ehm, deputata del Movimento 5 Stelle e membro della commissione Esteri, ha definito a Sputnik Italia la revoca delle licenze per l’export di armi ai Paesi coinvolti nella guerra in Yemen.

Il nome della Ehm, assieme a quello della deputata del PD Lia Quartapelle, è tra le firme della risoluzione per la sospensione della vendita di armi approvata lo scorso dicembre in cui viene chiesta la revoca delle autorizzazioni.

Tra le licenze revocate spicca la MAE 45560, autorizzata nel 2016 dal governo di Renzi, una maxi commessa 20mila bombe aeree della serie MK per un valore di oltre 411 milioni di euro prodotte dalla  fornite dalla Rwm di Domusnovas, in Sardegna. La revoca di questa licenza cancellerà la fornitura di 12.700 ordigni. E proprio Matteo Renzi, mentre si decide della proroga del 21 gennaio, si precipita in Arabia Saudita dopo che il ritiro delle sue due ministre ha innescato la crisi di governo.

Sputnik Italia ha intervistato la deputata Yana Ehm per capirne di più su questo atto di portata storica che giunge nel bel mezzo della crisi di governo.

— Con questa revoca si chiude definitivamente la possibilità di vendere armi ai Paesi coinvolti nella guerra in Yemen o ci sarà la possibilità, ad esempio con un prossimo governo sostenuto da altra maggioranza, di concedere altre licenze?

— Questa vittoria lancia un segnale ben chiaro sulla guerra in Yemen che imperversa da troppi anni, divenuta la più grave crisi umanitaria al mondo. Una decisione politica in direzione della Pace.

C’è la possibilità di concedere nuove licenze ma queste dovranno avere l’ok da parte della UAMA, l’autorità che regola l’export di armamenti e fa capo alla Farnesina. Quindi, per quanto riguarda questo esecutivo e questa maggioranza il messaggio dato con questa revoca è stato ben chiaro.

— La revoca riguarderà tutti i tipi di armi prodotte in Italia o solo alcune specifiche? 

— Riguarda in primis missili e bombe d’aereo che sono le armi principalmente utilizzate in questa guerra – che è per lo più un conflitto aereo - e che maggiormente provocano  le morti dei civili. Ma la risoluzione contiene l’impegno da parte del governo di estendere questa revoca ad altre tipologie di armi. 

— Della guerra in Yemen non si parla molto. Quel è la situazione del Paese e quali le ripercussioni del conflitto sui civili?

— In questa guerra le armi fornite hanno provocato decine di migliaia di morti e, una delle cose più gravi è che non è stata mai fatta alcuna distinzione tra obiettivi militari e civili. I bombardamenti non hanno risparmiato quelle strutture tutelate dal diritto internazionale, come scuole e ospedali, diventati target del conflitto in Yemen.

Questo ha fatto sì che la maggior parte delle vittime fosse tra la popolazione e soprattutto donne e bambini. Ma la cosa più grave non è tanto la quantità di morti ma la situazione di crisi umanitaria determinata dalla guerra in Yemen. Parliamo di 24 milioni di abitanti su 28 milioni che vivono al di sotto della soglia di povertà senza cibo né acqua. Ci dovrà essere uno sforzo adesso a far arrivare tutto l’occorrente affinché la popolazione non muoia di fame.

— Quali sono i Paesi che verranno colpiti dalla revoca delle sei licenze?

— Le commesse principali riguardano Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma la risoluzione riguarderà tutti i Paesi della coalizione internazionale coinvolti nella guerra in Yemen.

— L’Italia è un Paese che per costituzione ripudia la guerra, invece scopriamo che nel 2016 il governo Renzi ha concesso le licenze per vendere armi usate contro la popolazione. Com’è possibile?

— La UAMA fa un controllo rigidissimo e oggi giorno vi è un divieto di vendere armamenti in Paesi ufficialmente in conflitto o in guerre che non rispettano i diritti umani. Con lo Yemen il problema è che il conflitto non è mai stato visto come una guerra ma piuttosto come un supporto pacifico al governo yemenita. E quindi ufficialmente, secondo anche i dati Onu, la guerra non è mai scoppiata. Questo ha fatto sì che potessero esserci delle concessioni nei vari Paesi alla vendita di armi.

Va però detto, e questo è un passo importante, che si parla di almeno 6 autorizzazioni inclusa anche la licenza MAAE 45560 che è una di quelle maxi commesse del 2016, quindi se comunque allora venne decisa quella vendita, oggi si pone rimedio a quella scelta e si prende una decisione ben chiara che è quella della pace.

— Nella risoluzione è passato il principio di non vendere armi a chi non rispetta i diritti umani. Dopo i casi Regeni e Zaki, in Italia si è parlato dello stop delle armi per l'Egitto. Si andrà in questa direzione? 

— Io concordo assolutamente sul fatto che impedire l’export di armi in Paesi in guerra o che non rispettano i diritti umani sia un passo fondamentale. Vorrei vedere questa revoca come un primo passo importante per porre la questione dell’export delle armi a Paesi come l’Egitto, che sul tema dei diritti umani hanno delle lacune fondamentali.

— Questo atto di revoca potrà essere il punto di partenza per guidare una road map verso la pace in Yemen?

— Sicuramente, nel 2019, quando passò la prima mozione di sospensioni dell’export di armi per la guerra in Yemen, eravamo noi come l’Italia a seguire l’esempio di altri paesi europei. Con questo atto di revoca, invece, saremo noi l’esempio affinché si dica stop alla guerra in Yemen.

Sulla road map c’è il massimo sostegno al lavoro che sta portando avanti l’inviato speciale per lo Yemen, Martin Griffiths e la volontà di trovare quanto prima delle soluzioni che portino alla pace. Non è facile però questa revoca vuole essere un messaggio ben chiaro: non c’è più tempo da perdere. Si devono compiere quanto prima  dei passi concreti in avanti per la popolazione civile e per la pace.

— Joe Biden ha adottato un atto simile di sospensione dell’export di armi. Pare che vada nello stesso senso, no?

— Sono contenta di questa concordanza, è bene che ci sia un’attenzione dei principali player internazionali e quindi da parte degli USA.

— Tornando a Renzi, questo atto di revoca avviene all’indomani del suo viaggio in Arabia Saudita, può sembrare uno schiaffo a chi guidava il governo che ha concesso la licenza per l’export di armi?

— Voglio precisare che questa questione della revoca è una questione su cui lavoriamo da settimane. Certo questa è stata una coincidenza che in qualche modo mette attenzione su questo tema, ma preciso che non è una questione che è successa apposta, si stava lavorando sulla tematica da settimane, piuttosto si potrebbe enfatizzare il fatto che invece questa revoca riguarda anche la commessa che il suo governo approvò nel 2016.

— Lei vede un nesso tra questo provvedimento di revoca che colpisce l’Arabia Saudita e la fuga di Renzi a Riad in piena crisi di governo?

— Secondo me non vi è un nesso piuttosto ritengo che vada sottolineato il cambio di passo di questo governo che con la revoca decisa dalla Farnesina fa un passo molto importante e coraggioso che vuol dire stop alla guerra e sì alla pace.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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