15:52 07 Marzo 2021
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Il sondaggista Renato Mannheimer, intervistato da Sputnik Italia, fa il punto sugli scenari che si aprono dopo le consultazioni, dalla probabile ricucitura tra Conte e Renzi ad un governo di unità nazionale con dentro anche Berlusconi e Salvini: "Al leader leghista converrebbe, così perde solo voti".

Dal Conte Ter ad un governo di unità nazionale, al voto anticipato. Sono tanti gli scenari che potrebbero aprirsi al termine di questa prima tornata di consultazioni. Sputnik Italia ha raggiunto al telefono Renato Mannheimer, sociologo e sondaggista, fondatore dell’ISPO e membro dell’Advisory Board di Eumetra, per fare il punto della situazione.

— Nel Movimento 5 Stelle da un lato dicono “O Conte o niente”, e dall’altro chiudono la porta a Renzi. Ma ci sono i numeri per un Conte Ter senza Italia Viva?

— L’impressione, in questi giorni, è che questa maggioranza non ci sia e che sia difficile farla. Però va aggiunto che per una serie di motivi i parlamentari non vogliono che si vada al voto: molti non saranno rieletti, il numero dei deputati e senatori diminuisce, la forza dei partiti cambia. La volontà predominante, quindi, sarà quella di mantenere il posto. Per cui è possibile che si adotteranno anche le soluzioni più fantasiose pur di non andare a nuove elezioni e di formare una nuova maggioranza. Ad oggi, tuttavia, i numeri non si vedono, questo non vuol dire però che non potranno venir fuori.

— Quindi non è esclusa una ricucitura tra Conte e Renzi?

— Certo, è una possibilità. In politica ci sono state tante ricuciture, in Italia e non solo, quindi è una eventualità concreta.

In fondo Conte ha telefonato a Renzi e ha preso l’iniziativa. I Cinque Stelle pur di rimanere al loro posto, pur di conservare questo Parlamento, potrebbero anche applicare quello che adesso negano.

— E gli italiani cosa vorrebbero? Un Conte Ter o nuove elezioni?

— La maggioranza degli italiani, oltre il 70 per cento, non vuole andare al voto. E questo vale anche per una quota rilevante di elettori del centrodestra, almeno la metà. Quella delle elezioni è una prospettiva molto lontana anche sul piano delle richieste dell’elettorato, tanto che negli ultimi giorni che anche il centrodestra sta iniziando ad essere meno fissato solo sul voto. Certo, lo chiede ma ci sono anche proposte di contenuto o di governo di unità nazionale: basti pensare a Berlusconi, ai partiti più piccoli, come quello di Lupi o Cambiamo, e in parte anche a Salvini, che ha cambiato atteggiamento. Questo anche perché i sondaggi mostrano che la netta maggioranza degli italiani vorrebbe evitare un nuovo ricorso alle urne.

— E chi ci starebbe dentro un eventuale governo di unità nazionale?

— Tanti. A partire da Berlusconi. Si potrebbe avere una maggioranza più allargata.

— Agli elettori piacerebbe una soluzione di questo tipo?

— Forse sì, questo non gliel’abbiamo chiesto. Il punto centrale è che oggi sia gli elettori di centrodestra, sia quelli di centrosinistra hanno a cuore non tanto la crisi di governo, quanto i loro problemi. Problemi più economici che di salute.

La crisi economica sta pesando, ci avviamo alla scadenza del blocco dei licenziamenti, tante aziende stanno chiudendo già adesso, quindi pur di risolvere questi problemi e di non interrompere la legislatura con le elezioni, la stragrande maggioranza degli elettori, al di là degli schieramenti, chiede che ci sia un governo in carica che si occupi di governare.

— Se si andasse a votare domani, quanto peserebbe il “partito” di Conte?

— Il nostro sondaggio, quello di Eumetra, dà un eventuale partito del premier al 15 per cento. Toglierebbe voti al Pd e anche al M5S. Se poi non si trattasse di una nuova formazione, ma si mettesse a capo del Movimento, la percentuale salirebbe addirittura al 20 per cento. Altri istituti lo collocano in una forbice che oscilla tra il 10 e il 20.

— Quindi, se corresse in coalizione con il centrosinistra, la partita del voto non sarebbe così scontata?

— Sì, perché è vero che i sondaggi rilevano una netta maggioranza a favore del centrodestra, ma è anche vero che c’è un 30 per cento di intervistati che dice di essere ancora indeciso. Una percentuale che non viene contata dalle statistiche dei giornali, ma che poi andrà ai seggi a votare. Gli indecisi possono essere convinti. Quindi il centrosinistra se la può giocare benissimo, soprattutto se fa delle proposte convincenti per gli italiani.

— Invece Matteo Salvini perderebbe consensi aderendo ad un eventuale governo di unità nazionale?

— Si, perderebbe qualche consenso. Ma di fatto li sta già perdendo. Salvini ha già perduto la centralità nella comunicazione politica. Nel 2020 è diminuito molto, sempre nei sondaggi virtuali. Quindi sì, perderebbe qualcosa, ma gli converrebbe comunque. Stare così all’opposizione a dire solo “nuove elezioni”, gli fa perdere voti.

— Quindi la parabola di Conte non è ancora in discesa?

— Oggi Conte è ancora molto popolare, tanta gente ha fiducia in lui. Il suo governo ha avuto una fiducia molto alta. Certo, se fanno un governo oggi senza di lui, non so se tra due anni avrebbe la stessa popolarità.

— C’è un’alternativa al premier dimissionario?

— Si parla di Franceschini, Draghi, Cartabia. Del resto lo stesso Conte l’hanno trovato in una notte, inventato dai Cinque Stelle. Vedremo. Può succedere davvero qualunque cosa.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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