00:45 06 Marzo 2021
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Nel 2021, Venezia festeggia il suo 1.600esimo anniversario con la tecnologia che si chiama la Smart Control Room.

Si trova all'isola del Tronchetto e concretizza molte delle idee legate al concetto di smart city, raccogliendo una grande quantità di dati in tempo reale: i filmati delle telecamere, il numero delle persone presenti in città, il numero e tipi di barche nei canali, i movimenti dei mezzi pubblici, il controllo del flusso turistico, il monitoraggio delle previsioni metereologiche e del fenomeno delle maree.
Insomma, la Smart Control Room permette non solo di monitorare la Città a 360 gradi ma anche avere “occhi” su tutta Venezia per garantire la sicurezza e per gestire tempestivamente le emergenze.   
 

Come funziona questo sistema innovativo? E quali problemi di Venezia potrà aiutare a risolvere? Per parlarne Sputnik Italia si è rivolto a Paolo Bettio, Amministratore Unico di Venis Spa che insieme a TIM si è occupata della parte tecnologica della Smart Control Room.

Paolo Bettio
© Foto : Paolo Bettio
Paolo Bettio
— Sig. Bettio, potrebbe spiegarci perché il progetto la Smart Control Room di Venezia è chiamato da molti esperti “la più moderna centrale operativa d’Europa”? E quali sono le sue particolarità?

— Nella nostra Smart Control Room abbiamo adottato intelligenza artificiale, sensori per l’Internet of Things, cloud computing e piattaforme per l’analisi dei dati.

Direi però che oltre alla tecnologia, l’innovazione sta nell’intuizione del Sindaco Luigi Brugnaro di riunire in un’unica sede tutto ciò che potrebbe aiutare a controllare una città come Venezia che, come ogni città, ha le sue aziende partecipate che gestiscono i vari servizi e che di solito sono distaccate le una dalle altre. Quello che si è cercato di fare è di creare una sorta di “torre di controllo” di Venezia nella quale confluisce in tempo reale un’imponente quantità di dati e di video raccolti dai sensori dislocati in città. Queste informazioni vengono poi analizzate ed elaborate, e trasmesse a chi deve prendere le decisioni.

  • Smart Control Room
    Smart Control Room
    © Foto : VENIS SPA
  • Un esempio del grafico dei flussi
    Un esempio del grafico dei flussi
    © Foto : Venis Spa
  • Un esempio del grafico dei flussi
    Un esempio del grafico dei flussi
    © Foto : Venis Spa
  • Un esempio del grafico dei flussi
    Un esempio del grafico dei flussi
    © Foto : Venis Spa
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© Foto : VENIS SPA
Smart Control Room

Nel centro di controllo operano una trentina di persone per conto di Azienda Veneziana della Mobilità, Centro Maree, Comune di Venezia, Polizia Locale, Protezione Civile, Venezia informatica e sistemi (Venis) e della multiutility locale Veritas, che presidiano e monitorano i vari flussi ognuno per le proprie competenze. Questa, direi, è la parte più innovativa della faccenda dal punto di vista strutturale. 

— Quindi, si tratta di un vero e proprio monitoraggio della città a 360 gradi?

— Non si tratta solo di monitoraggio, ma anzi, l’obiettivo è di consentire di intervenire tempestivamente laddove si creino delle criticità (sia nella città storica che nella città di terraferma) e soprattutto di prevenire situazioni critiche con attività predittive grazie proprio al monitoraggio e all’analisi dei dati che vengono raccolti dai vari sensori.

— Oggi Venezia è l’unica città nel mondo che ha una centrale di controllo tecnologicamente all’avanguardia? Quale sarebbe il costo del progetto? Da chi è finanziato?

— Se sia l’unica, ovviamente non sono in grado di dirlo. Sicuramente è l’unica in Italia. Comunque, vorrei sottolineare, che non abbiamo realizzato questo progetto per essere unici nel mondo o in Italia, ma proprio per attivare un insieme di servizi di cui la città ha un forte bisogno.

Per quanto invece riguarda i costi, sono stati stanziati poco più di 5 milioni di euro. Il progetto è stato finanziato con il PON Metro (Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane) e quindi parzialmente da fondi europei e, oltre a fondi propri della Città di Venezia.

— Una volta, quando a Venezia torneranno i turisti, come la nuova tecnologia permetterà di regolare i flussi all'interno della città lagunare e contribuirà a creare un piano turistico più sostenibile per il futuro?

— Infatti il progetto è nato in un momento in cui a Venezia c’era una fortissima pressione turistica, con milioni di persone che andavano ad interagire con una città relativamente piccola. E di conseguenza, soprattutto a livello pedonale, c’era la necessità assoluta di gestire questo tipo di situazioni, quindi avere un certo numero di persone presenti nel centro storico.

Per sapere questo bisognava appunto avere un controllo e capire quante persone effettivamente arrivano, a che ora arrivano, dove vanno e come si spostano. Poi questi dati interagiscono con degli altri dati fornite dagli operatori telefonici e che ci aiutano a capire il numero delle persone presenti in città: quanti sono i residenti e quanti invece sono i turisti, da quale paese provengono e la loro nazionalità. Queste informazioni ci consentono di controllare il flusso turistico, il traffico acqueo (il numero e i tipi di barche nei canali), i movimenti dei mezzi pubblici e di prevenire alcune situazioni.

— Come Lei ha appena confermato, il sistema non solo conta i visitatori in prossimità delle telecamere poste in giro per la città, ma, in collaborazione con TIM analizza chi sono e da dove provengono. Quindi questo significa che potete avere l’accesso anche ai dati personali – un aspetto che potrebbe preoccupare non solo i turisti ma anche i veneziani? 

— I dati rilevati vengono elaborati garantendo il pieno rispetto della privacy e non conosciamo affatto il numero del cellulare delle persone presenti a Venezia.  Si tratta infatti di dati che provengono da algoritmi gestiti dalle compagnie telefoniche e i dati che ci vengono comunicati si “limitano” a provenienza e spostamento di una data SIM sul territorio. A chi poi appartenga questa SIM noi non lo sappiamo.

Inoltre, i sensori che “contano” le persone non sono telecamere, e quindi non disponiamo di un riconoscimento facciale: sono infatti dei sensori che “inviano” una nuvola di punti virtuali che poi ricostruiscono delle sagome con un effetto concettualmente assimilabile a un sonar.

— La Smart Control Room è a disposizione di tutte le altre forze, comprese la protezione civile e i vigili del fuoco. Come il sistema ha aiutato alle forze dell'ordine nel loro quotidiano contrasto alla microcriminalità in questo periodo?

— Essenzialmente mettiamo a loro disposizione tutte le telecamere gestite dalla nostra Polizia Locale e dalle altre aziende di servizi (viabilità, multiutility, ecc) che abbiamo sul territorio e che sono visibili dalla Smart Control Room. Ciò consente di disporre di un sistema esteso e integrato che permette quindi di operare con una modalità sinergica tra le varie Forze dell’Ordine.

Grazie anche alle telecamere collegate, la Polizia Locale ha arrestato in flagranza di reato 69 persone, per reati contro il patrimonio o per spaccio di sostanze stupefacenti. Altre 94 sono state denunciate a piede libero.

— Nella vostra cabina di regia c’è la possibilità di monitorare anche meteo e maree. Potete quindi dare una mano anche con uno dei problemi più seri di Venezia, con l’acqua alta, nonostante l'attivazione del Mose?

— Premesso che il Mose viene attivato sulla base di previsioni fatte da un proprio ufficio sui quali l'Amministrazione non ha competenza, è invece proprio dal nostro Centro Previsioni e Segnalazioni Maree che partono le prime indicazioni che poi innescano la gestione dei problemi relativi all’acqua alta nel centro storico.

Nei periodi nei quali tali fenomeni sono più ricorrenti il Centro Maree si insedierà infatti nella Smart Control Room proprio per coordinarsi con tutti gli attori che si attivano in tali occasioni: dalla Protezione Civile ai Trasporti Pubblici, dalla Polizia Locale alla multiutility Veritas, ecc. e qui vengono prese le decisioni. Perché banalmente a secondo dell’altezza dell’acqua che si prevede, dobbiamo affrontare il discorso delle passarelle. Quando nel centro storico di Venezia arriva l’acqua alta, il passaggio nelle zone più importanti è garantito dalle passerelle e per metterle tempestivamente, bisogna attivare tutta una serie di operatori. Adesso che ha iniziato a funzionare il Mose (anche se non ancora a regime), siamo un po’ più tranquilli da questo punto di vista, perché l’acqua alta è tenuta sotto osservazione, anche se in alcune zone della città l’acqua alta rimarrà comunque un problema.   

— Secondo Lei, quando i flussi turistici torneranno alla normalità, la vostra esperienza potrebbe essere utile per altre città storiche italiane, come Firenze, Roma, Napoli e molte altre?  

— C’è sicuramente un continuo interscambio di informazioni perché la parte turistica è molto importante per l’Italia ma è anche vero che il Covid ha cambiato completamente le priorità. Per cui in questo momento di difficoltà si cerca di costruire le buone pratiche. Visto che Venezia è un po’ più avanti in questo senso, siamo senz'altro disponibili a condividere la nostra esperienza con altre città.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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