11:05 26 Febbraio 2021
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Il premier ha ottenuto la fiducia, ma esce indebolito. Secondo il politologo Giannuli “per Conte sarà il Vietnam, con questi numeri non si governa”. Ecco quali scenari potrebbe aprire la crisi politica e alcune previsioni sul futuro dei due leader che tengono l’Italia con il fiato sospeso.

Gli italiani hanno assistito a bocca aperta ad una crisi politica apparentemente incomprensibile, iniziata con lo scontro fra Matteo Renzi e il premier Giuseppe Conte, culminata con il ritiro dal governo delle due ministre di Italia viva e alla conta in aula, mentre il Paese reale si confronta con un’emergenza pandemica ed economica senza precedenti.

Davanti all’Italia si delinea una stagione di incertezza politica, alla vigilia di importanti appuntamenti internazionali quali la presidenza del Consiglio europeo e del G20, che si somma alla pesante incognita sulla campagna di vaccinazione di massa dopo la decisione unilaterale di Pfizer di ridurre le dosi di vaccino contro il Covid-19.

Sputnik Italia ha chiesto al politologo Aldo Giannuli, docente dell’Università Statale di Milano, storico e promotore dell’Osservatorio sulla Globalizzazione, una sua analisi della situazione politica per comprendere meglio le ragioni della crisi e fare qualche previsione sui possibili scenari che attendono l’Italia.

— Lo scontro a Palazzo Madama: chi è uscito vincitore?

— Ci sono delle volte in cui sono tutti perdenti. Conte è perdente perché non ha la maggioranza assoluta e perché tutto sommato è stato salvato dall’astensione dei renziani.

Renzi ha perso perché l’astensione gli è stata imposta dai suoi che non lo volevano seguire su questa via avventurosa di eventuali elezioni anticipate in cui nessuno di loro sarà rieletto.

L’opposizione di destra è uscita ridimensionata perché non è riuscita a dar la spallata e i cinquestelle, i “soci di maggioranza” della coalizione di governo, hanno fatto la parte delle belle statuine. Non vedo chi possa essere il vincitore.

— E allora perché questa crisi è andata in scena?

— Perché abbiamo un ceto politico che al massimo può fare sgangherate messe in scena nei momenti meno opportuni, perché mi sembra di capire che il momento non è brillante.

Forse non ve ne siete accorti ma la prima sberla dagli Stati Uniti già c’è arrivata.

— Perché?

— L’azienda statunitense Pfizer viene meno agli impegni contrattuali e annuncia la riduzione delle dosi di vaccino. A distanza di poco il neopresidente Usa dice di aver bisogno di 100 milioni di dosi, un milione al giorno, per vaccinare gli americani. Le due cose appaiono abbastanza collegate fra  loro. Biden da qualche lato deve rifornirsi di vaccini e probabilmente quelle dosi sono tagliate in altri Paesi. In un momento del genere noi ci consentiamo di fare sceneggiate come quella che abbiamo appena visto.

— E allora per quale ragione Renzi ha aperto questa crisi, quali sono i suoi obiettivi politici?

— Premesso che i democratici americani non hanno alcuna simpatia per “Giuseppi”, considerato vicino a Trump, Renzi, che aspira a fare il segretario generale della Nato, voleva portare la testa di Conte. Ma non ce l’ha fatta. Tutto qua. Una banalissima storia di carrierismi personali.

— Avendo ottenuto la maggioranza relativa al Senato, il governo Conte per il momento non è in discussione?

—Mica tanto, perché anche se dovesse restare in sella per Conte sarà un Vietnam con la probabile guerriglia dei parlamentari di Italia viva nelle commissioni di Camera e Senato. Con quei numeri non si governa. Molto dipenderà dal presidente della Repubblica.

— Quali i possibili scenari in cui si evolverà la crisi?

Dipende se Mattarella ha davvero fretta di andare alle elezioni o se usa il voto come arma di pressione. Se Conte non ha i numeri e si apre la crisi io escluderei un ritorno alla coalizione giallorossa, che mi pare sfilacciata. Escluderei anche un governo di unità nazionale, sarebbe Fratelli d’Italia ad opporsi e ciò costringerebbe la Lega a chiedere di andare al voto.

Ma l’ipotesi di elezioni anticipate la vedo difficile: la maggioranza dei parlamentari non ne vuole sentir parlare. Con la riduzione di un terzo dei seggi tutti i gruppi parlamentari diminuiranno. Per i cinque stelle sarà una strage ma, anche per partiti come la Lega, il maggiore consenso non  può rimediare al disastro di un terzo dei seggi in meno. Nel caso di resistenze parlamentari potrebbe esserci la soluzione del governo del presidente. Quindi la nomina di un tecnico o di una figura istituzionale.

— E quali nomi ipotizza?

— Secondo me il nome meno probabile è proprio quello di Draghi, mi dà l’impressione che non ci starebbe lui. La scelta potrebbe finire su un vertice amministrativo o su una figura come il presidente della Corte Costituzionale o il presidente del Consiglio di Stato.

Un governo di questo tipo avrebbe bisogno di resistere sino all’1-2 aprile. Dopo non si può più andare al voto perché il 2 luglio scatta il semestre bianco, non è mai successo di andare a votare in questo periodo, e a quel punto si dovrà attendere l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, che potrebbe essere di nuovo Sergio Mattarella. Solo si potrà parlare di voto anticipato.

— Tornando alle ambizioni di Renzi, perché ambisce a questo ruolo nella Nato?  Il suo è un obiettivo realistico?

— Lui ormai nella politica italiana non conta più niente, nella scissione che ha fatto una scissione non l’ha seguito neppure la sua corrente. Il suo sbocco potrebbe quindi essere un incarico di prestigio a livello internazionale, appunto come la segreteria generale della Nato.

A suo favore c’è il fatto che a questo giro la segreteria generale toccherebbe all’Italia. Il problema è se l’Italia lo candida. Gli Usa potrebbero fare pressioni data la vicinanza di Renzi con l’amministrazione Biden. D’altro canto però, da questo braccio di ferro, lui ne è uscito ammaccato, quindi non so se poi gli americani continueranno a puntare su di lui o se sceglieranno piuttosto di interloquire con il PD.

— Che significato attribuisce alla delega di Benassi ai servizi segreti?

— Un tentativo di Conte di mettere mani sui servizi perché quello è ciò che lui può offrire agli Stati Uniti per essere tollerato. Benassi è prima di tutto gradito a Conte e quindi può fare quello che lui gli dice di fare.

— Invece quale sarebbe lo sbocco di Conte se dovesse concludersi la sua esperienza di governo?

— Nonostante i sondaggi, escludo un “partito di Conte”. Fare un partito richiede tre cose: soldi, uomini e tempo. Una lista non si fa in fretta in furia, c’è bisogno di trovare soldi e uomini sul territorio e soprattutto in tempi di lockdown, per fare tutto sul web, si deve avere già un apparato. Non lo vedo proprio.

— Rischia dunque l’uscita di scena?

— Questo il rischio forte che sta correndo. In alternativa potrebbe essere il presidente del consiglio proposto dal M5S, che naturalmente prenderebbe meno della metà dei voti nelle elezioni precedenti. Lui non farebbe più il premier ma potrebbe restare l’esponente istituzionale dei cinque stelle, sempre che Di Maio accetti di imbarcare un tale rivale. L’altra possibilità è che in fondo lui ha uno studio legale molto affermato e può tornare alla sua professione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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