12:57 02 Marzo 2021
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Deny Menghini, psicologa e psicoterapeuta dell’équipe di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, spiega a Sputnik Italia quali sono i rischi dell'utilizzo di smartphone e social network da parte dei più piccoli: "Essenziale il controllo da parte dei genitori".

Il caso della bimba di 10 anni, morta soffocata mentre tentava di girare un video da postare su TikTok, riapre il dibattito sulle insidie del web e dei social network per i più piccoli. Un rischio, quello di incappare in “sfide” pericolose, che secondo Deny Menghini, psicologa e psicoterapeuta dell’équipe di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, raggiunta al telefono da Sputnik Italia, rischia di aumentare con il lockdown. Quello che stiamo vivendo, ci assicura, è un periodo difficile soprattutto per i più giovani. Tanto che le chiamate al numero 0668592265 Lucy per il supporto psicologico istituito dal team di Neuropsichiatria dell’ospedale, sono raddoppiate in questi mesi.

— Oggi bambini e adolescenti sono più esposti?

— Sicuramente con il lockdown aumenta il rischio dell’abuso di questi dispositivi e di un loro utilizzo incontrollato, perché magari i genitori lavorano da casa. E questo è deleterio per quei ragazzi che partono già con un disagio legato all’ansia o alla depressione. Per loro stare a casa e non avere rapporti sociali è rassicurante, ma il loro problema così si amplifica.

Usare i social o i giochi elettronici diventa un modo per non riflettere sulla propria condizione di disagio. Per questo è importante che i genitori monitorino sempre l’attività dei figli sul web.

— Cosa scatta nella mente di un bambino che sceglie di partecipare a sfide così pericolose?

— I bambini sono altamente influenzabili. Hanno una ridotta capacità di autocontrollo e di prevedere le conseguenze e i rischi delle proprie azioni. Questo è dovuto allo sviluppo, ancora incompleto, delle regioni celebrali prefrontali.

Un cervello che ancora non è maturo e che viene influenzato ovviamente è fortemente a rischio. Lasciare un bambino da solo sul web è come lasciarlo attraversare la strada senza tenergli la mano.

— Qual è l’età giusta per iscriversi sui social?

— Diciamo che fino alla maggiore età i ragazzi andrebbero monitorati nell’utilizzo di questi strumenti. L’associazione americana di pediatria, ma anche quella italiana, vieta l’utilizzo dei device prima dei due anni. Dopo di che, si consiglia l’utilizzo sotto stretta supervisione. Quindi, un bambino di dieci anni, ad esempio, non può essere lasciato solo con lo smartphone o il tablet.

Il problema è che invece sempre più genitori utilizzano questi dispositivi come una sorta di babysitter, anche con bambini molto piccoli.

— Quali sono i rischi?

— La letteratura scientifica dice che c’è una correlazione tra il tempo passato su questi device con l’obesità e le problematiche del sonno. Più i bambini utilizzano gli schermi, soprattutto dopo cena, più aumenta il rischio di risvegli notturni perché la luce blu è uno stimolante per il nostro cervello. Lasciare il bambino passivamente davanti agli schermi, inoltre, incide sullo sviluppo cognitivo, ad esempio si possono riscontrare ridotte abilità linguistiche.

— Come ci si accorge se un bambino o un ragazzo è diventato dipendente?

— Innanzitutto bisogna stare attenti a qualsiasi cambiamento. Ad esempio se il piccolo dorme meno o se perde appetito.

Oppure, riguardo gli adolescenti, se la mattina hanno difficoltà ad alzarsi perché magari stanno sui social fino a tarda notte, se sono irascibili o irritabili, se mostrano cambiamenti di umore repentini.

I ragazzi, ovviamente, tendono a negare la dipendenza, ma i genitori possono accorgersene da tutti questi segnali.

— Quali sono gli strumenti che consentono alle famiglie di limitare i danni?

— Per prima cosa è necessario imporre delle regole chiare e rigide fin da piccoli. Altrimenti, il rischio è che le limitazioni imposte successivamente non vengano accettate, provocando reazioni importanti di rabbia e aggressività. Bisognerebbe evitare l’utilizzo dello smartphone fino alle scuole medie, e se i bambini più piccoli lo usano è importante che ci sia sempre un adulto a supervisionarli.

I device ci offrono poi degli strumenti di parental control. I genitori devono controllare la cronologia e se i ragazzi la cancellano bisogna imporre delle restrizioni come ad esempio il ritiro dello smartphone per il giorno successivo.

Certo, il sistema di regole deve essere ben impostato. E poi è importante che noi adulti non facciamo da modello negativo per i più piccoli usando in continuazione il cellulare. Ricordiamoci che siamo noi il primo modello per i nostri figli.

— Cosa può fare la società per prevenire tragedie come quella di Palermo?

— La formazione è essenziale, sia per gli insegnanti, sia per i genitori. I professori devono parlare di questo e informare sulle conseguenze negative di un utilizzo smodato di questi dispositivi. I genitori, poi, hanno un ruolo fondamentale. I pediatri stessi potrebbero fare un’importante opera di divulgazione nei loro confronti sull’uso controllato della rete.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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