15:33 17 Maggio 2021
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Isolati, impauriti e sotto stress. Non vedere i propri figli e i propri cari per lunghi mesi a causa del Covid ha provocato un vero problema per la salute dei numerosi pazienti delle case di riposo. “La stanza degli abbracci” però ha ridato speranza agli anziani, permettendo loro di ricevere l’amore e il calore dei parenti.

Il 21 gennaio è la giornata internazionale degli abbracci, un gesto così importante e quasi dimenticato ai tempi del Covid. “La stanza degli abbracci” è un luogo sicuro e protetto da possibili contagi, ma che permette di toccare i propri cari, è l’invenzione che ha ridato pace interiore e serenità agli anziani delle Rsa. Il bellissimo progetto ha preso piede in tutta Italia, ma i primi ad introdurre tale pratica sono stati gli operatori del Centro residenziale “Domenico Sartor” di Castelfranco Veneto, nel Trevigiano sotto la direzione di Elisabetta Barbato.

Il centro “Domenico Sartor” aveva già utilizzato la “psicologia dell’abitare” in collaborazione con l’Università di Padova, un progetto che risale al 2017 basato su un approccio multidisciplinare: natura, salute e psicologia. Il progetto metteva al centro la persona e l’influenza che ha l’ambiente circostante su di essa. Nel centro, infatti, per ricreare un ecosistema di benessere erano già stati utilizzati un giardino sensoriale, la pettherapy e un ambiente pieno di stimoli. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Elisabetta Barbato, direttrice del Centro “Domenico Sartor”.

— Dottoressa Barbato, ci parli per favore della vostra “stanza degli abbracci”, una pratica ripresa da tante case di cura in giro per l’Italia. Siete stati i primi ad inventare questo progetto?

© AP Photo / Themba Hadebe
— Si, siamo stati i primi, perché abbiamo visto che con la seconda ondata il tono dell’umore di nostri clienti anziani era pericolosamente crollato. Servivano altre risorse e magari un colpo di fantasia in più. Abbiamo voluto creare un luogo di incontro con i parenti, perché la lontananza dei famigliari aveva accentuato tutti i problemi di salute legati alla decadenza senile. Tutta questa situazione aveva portato inesorabilmente ad una condizione emotiva e fisica difficile da controllare. Nelle nostre rsa la solitudine è una piaga sociale che rischia di compromettere lo stato generale di salute dell’anziano e di aggravare tutte le patologie. Per noi si trattava anche della percezione della solitudine e della paura, un vero fattore di rischio.

Abbiamo deciso di intervenire subito, perché i nostri anziani non avevano la possibilità di toccare i propri cari, di ricevere carezze, quella rassicurazione che per loro era fondamentale. I nostri operatori sono amorevoli nella cura e nell’assistenza, ma non possono sostituire l’amore del figlio o dei nipoti. La necessità del contatto era fondamentale per trasmettere vicinanza e calore.

— Avete usato delle strutture speciali di plastica che permettessero il contatto in totale sicurezza?

— Sì. L’idea ispiratrice è stata l’incubatrice che ospita i bambini nati prematuri. Ho pensato che ci fosse la necessità di creare un ambiente protetto, ma che allo stesso tempo consentisse di fare passare l’affetto e l’amore. I nostri anziani sono all’interno di un ambiente sicuro, ma allo stesso tempo si possono stringere ai parenti, possono sentire una manifestazione di affetto, di protezione, di calore. È l’unione di due persone, quindi di due menti e di due cuori. È una luce che va a sconfiggere il buio dell’isolamento.

— I pazienti anziani delle rsa non hanno visto per lunghi mesi i propri parenti, giusto? Chi vive tutt’oggi in strutture senza la stanza degli abbracci non vede i propri cari già da un anno …

— Molto, troppo tempo. L’ospite ha bisogno di questo tipo di rassicurazioni. L’abbraccio è uno strumento molto potente contro molte patologie legate all’invecchiamento. L’abbraccio stabilizza le condizioni, così come per il bambino nell’incubatrice, così anche per l’anziano. Noi abbiamo visto subito un miglioramento del tono dell’umore e dei benefici generali. L’abbraccio ha migliorato la loro sfera emozionale. È un approccio molto sensoriale.

— La carenza di abbracci ha provocato anche dei danni anche a livello fisico nei pazienti?

— Sì, tutti i parametri comportamentali e cognitivi ne hanno risentito. Gli anziani seguivano le notizie del mondo esterno e in loro ha preso piede la paura, la solitudine e uno stato d’animo che compromette tutte le situazioni psicologiche e fisiche. L’isolamento determina uno stato d’animo di stress e di ansia. Con il gesto positivo dell’abbraccio c’è un miglioramento di tutte le componenti psicologiche. L’abbraccio riduce la frequenza cardiaca, riduce lo stress, aumenta l’autostima. Anche solo 20 secondi di abbraccio stimolano il sorriso, perché si libera l’ossitocina, la serotonina e la dopamina. Tutto ciò favorisce anche l’ossigenazione del sangue. L’abbraccio è una vera terapia.

— Il vostro metodo può essere utilizzato da tutte le strutture? Qual è il messaggio che vuole lanciare in chiusura?

— Può essere utilizzato da tutte le strutture, ma vorrei sottolineare un aspetto. Non è solo una questione dell’apparato fatto di barriere che non consentono il passaggio di droplet, allo stesso tempo noi abbiamo creato dei dispositivi audio per rendere agevole la conversazione e dei sistemi di sanificazione per rendere sicuro l’ambiente dei famigliari, totalmente separato da quello degli ospiti. Non basta l’apparato, perché si possa avere un sistema di protezione adeguato ci vogliono anche delle procedure puntuali che vadano a tradurre le disposizioni nazionali, regionali e locali. Inoltre la sanificazione è fondamentale e sta alla base del buon funzionamento dell’apparato. Altrimenti potrebbe solo rappresentare un rischio.

La stanza degli abbracci può essere utilizzata per svariate attività. Siamo riusciti a permettere agli ospiti di partecipare alla Santa Messa in presenza e di ricevere l’eucarestia. In questo periodo il nostro ospite anziano ha bisogno anche di avvicinarsi a Dio, questo è possibile attraverso la presenza del sacerdote. Anche questa è una sorta di consolazione e di pace interiore. È da marzo che i nostri ospiti non avevano la possibilità di poter partecipare alla Santa Messa. Mi è difficile descrivere gli stati d’animo che ho visto, però sono stati di grande commozione e trasporto.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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