11:34 26 Febbraio 2021
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Dall’inizio dell’epidemia da Covid-19 i media sono soprattutto orientati ai problemi contingenti dell’emergenza sanitaria ed economica che sta affliggendo l’Italia. Si parla poco di Siria e della guerra che seppur ridimensionata tuttora continua ad insanguinare questo paese. Dalla Siria, questa volta, giungono però buone notizie.

Grazie al contributo della Regione Piemonte, l’asilo San Giorgio nel villaggio di Maaloula, distrutto dai terroristi di Al Qaida, verrà ricostruito e presto ricomincerà ad ospitare bambini e bambine di tutte le confessioni religiose.

Il progetto, sostenuto dall’Assessorato alla Cooperazione internazionale della Regione Piemonte, sarà realizzato dalla Fondazione HOPE in partnership locale con il Patriarcato della Chiesa Greco-Melchita Cattolica di Antiochia. 

Il villaggio di Maaloula, 40 km a nord di Damasco, diventato patrimonio dell’Unesco, è considerato uno dei luoghi simbolo della cristianità in Medio Oriente: custodisce il monastero di Santa Tecla e il monastero dei santi Sergio e Bacco, entrambi da secoli meta di pellegrinaggio per fedeli cristiani e musulmani; per tal ragione il villaggio può essere indicato come un simbolo di convivenza interreligiosa.

Maaloula è inoltre famosa come l’unico posto al mondo dove si parla ancora l’aramaico, la lingua di Gesù Cristo  .

Il villaggio fu conquistato dai terroristi di Al Nusra (settembre 2013) che non esitarono a profanare e saccheggiare le chiese e gli antichi santuari presenti. La maggior parte dei suoi 8.000 abitanti fu costretta alla fuga. Attualmente sono rientrate alle loro case solamente circa 3.000 persone.

Assessore Maurizio Marrone
© Foto : Maurizio Marrone
Assessore Maurizio Marrone
“Con questa azione umanitaria, unica finora nel panorama della cooperazione decentrata delle Regioni, riscopriamo il senso più vero del Natale”, ha dichiarato l’assessore alla Cooperazione internazionale della Regione Piemonte Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia), aggiungendo: “Il Piemonte sarà protagonista della ricostruzione di quella culla della cristianità così profondamente ferita dall’odio islamista, partendo dall’assistenza ai bambini che rappresentano la migliore garanzia per il futuro di questa Siria, tornata sovrana all’insegna della libertà di culto e del pluralismo confessionale”.

Per un approfondimento Sputnik Italia ha raggiunto l’assessore Marrone promotore del progetto.

— Assessore come nasce questa iniziativa? Perché proprio in Siria?

— Il Piemonte vanta una tradizione consolidata di cooperazione internazionale nell’Africa subsahariana, ma il mio Assessorato ha voluto allargare l’orizzonte dell’intervento umanitario della Regione, promuovendo progetti pilota in scenari geopolitici di crisi più recenti dove l’Occidente finora non ha aiutato. In Siria, ad esempio, l’Italia non ha nessun progetto di assistenza attivo, non avendo nemmeno riaperto l’ambasciata, con il paradosso che il governo di centrosinistra, sempre pronto a strumentalizzare la retorica immigrazionista sui profughi, non muove un dito per aiutare la popolazione che più ha subito sulla propria pelle la violenza disumana del fondamentalismo islamico, cui è stato consegnato il Paese con la cosiddetta “primavera araba” contro Assad.

Asilo di Maaloula
© Foto : Maurizio Marrone
Asilo di Maaloula
Maaloula in particolare ha una valenza ancora più simbolica, in quanto culla della cristianità dove le milizie di Jabat Al Nusra hanno colpito più duro, martirizzando i fedeli, profanando il santuario di Santa Tecla, sequestrando le monache. Appoggiandoci alla solida autorevolezza della locale Chiesa cattolica melchita contribuiremo alla ricostruzione proprio dall’asilo, ovvero il luogo dove i bambini di differenti confessioni religiose giocavano insieme diventando amici e imparando il rispetto reciproco. Potranno tornare lì costruendo nuovamente le fondamenta della società multiconfessionale restaurata dalla Repubblica Araba Siriana dopo la sconfitta dei jihadisti.

— È stato facile convincer il Consiglio Regionale della bontà del progetto?

— Questo progetto pilota è stato approvato con una delibera di Giunta, ma da quest’anno aumenteremo i fondi a disposizione così da poter finanziare più progetti come questo, indicendo un bando apposito secondo linee di indirizzo che saranno approvate dal Consiglio Regionale. Auspico che nessuna forza politica si metta di traverso, lo vedremo presto.

Aiuto “a casa loro”

— Di solito le organizzazione umanitarie, o in generale coloro che si occupano di cooperazione, preferiscono aiutare chi fugge, almeno apparentemente dalla guerra, in arrivo sul territorio nazionale, difficilmente alla fonte nel loro paese di provenienza. Quali quindi le motivazioni della vostra scelta originale e a prima vista in controtendenza all’andazzo generale?

— Per noi il motto “aiutiamoli a casa loro” non è uno slogan propagandistico, bensì una linea di governo da mettere in pratica con azioni concrete: la migrazione di massa non è, infatti, la risposta giusta alle crisi umanitarie perché indebolisce la ricostruzione dei paesi di origine e destabilizza a livello sociale e culturale i nostri Paesi ospiti in Europa. Invece di ingrassare il business dell’accoglienza, la linea del mio assessorato mira a sostenere con opere concrete e solide i popoli colpiti dalle guerre, aiutando la rinascita delle comunità che hanno resistito senza fuggire, favorendo anzi il ritorno degli sfollati: un asilo è costituito da solide mura, altro che sprechi politicamente corretti, ed è una scommessa sulle giovani generazioni per la rinascita di nazioni che hanno anzitutto il diritto a non dover migrare. La stessa delibera ha finanziato un’analoga costruzione di un asilo anche in Congo, ad esempio.

— Com’è oggi la situazione sul posto, in particolare nel villaggio di Maaloula?

— Dopo la liberazione della cittadina da parte dell’esercito di Assad e delle milizie cristiane locali con il sostegno di Russia e Iran, gli abitanti stanno lentamente ripopolando quello che era un centro culturale e spirituale e viveva di un’economia turistica rivolta ai cittadini della vicina Damasco. Ora il monastero ha riaperto i battenti, l’asilo ha anche già ripreso a funzionare, ospitato negli alloggi del parroco, ma la struttura originale è da ristrutturare per recuperarla dalla devastazione dei jihadisti.

— I lavori sono già iniziati? Quando prevedete la riattivazione dell’asilo?  

— La Regione ha liquidato l’anticipo di finanziamento a fine 2020, l’avvio dei lavori è programmato per febbraio, da concludersi questa estate. Saranno ricostruite quattro aule che consentiranno il raddoppio circa dei bambini ospitabili. Oltre che sostenere le famiglie, quest’azione aiuterà gli adulti ad occuparsi della ricostruzione della cittadina intera senza che i bambini siano lasciati per strada.

Uno sguardo ai bambini che soffrono

— Quali i futuri progetti del suo assessorato?

— Sicuramente ci impegneremo per estendere l’importante opera di avanguardia umanitaria avviata dal Piemonte in Siria anche in altri contesti di guerre ignorate dal mainstream mediatico, dove le popolazioni colpite sono lasciate senza assistenza dall’Occidente per cinici calcoli di opportunità geopolitica. Abbiamo avviato ad esempio una collaborazione con il gruppo rock californiano “System of a Down” per aiutare gli armeni sfollati dall’Artsakh, ma sicuramente non ci fermeremo a questo scenario: aiuteremo dovunque ci siano bambini che soffrono.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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