20:14 25 Febbraio 2021
Interviste
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Riflettori puntati sulla crisi di governo. È caccia ai “responsabili”, continuano le trattative in vista dell’appuntamento decisivo di martedì per il voto di fiducia al premier Conte.

Nel frattempo però gli italiani sono preoccupati per il proprio futuro: posti di lavoro persi, imprese chiuse. La realtà virtuale della politica vs la realtà del Paese.

A causa della crisi in Italia hanno perso il lavoro già 500 mila cittadini secondo le cifre dell’Istat, le prospettive non sono per niente rosee. La classe politica è in fibrillazione: in queste ore continuano in maniera frenetica i tentativi di trovare una maggioranza dopo l’apertura della crisi da parte dei renziani. I problemi del Paese sono ben altri.

I numeri sulla disoccupazione e la situazione delle imprese non farà che peggiorare senza interventi efficaci e mirati da parte dei politici. Nella manovra economica non vi è nulla per i giovani, elettori che “contano” ben poco per la classe dirigente. Che cosa rischia l’Italia? “Si rischia l’esplosione del conflitto sociale”, non usa mezzi termini PierPaolo Bombardieri, segretario generale della Uil intervistato da Sputnik Italia.

— Il Paese si trova nel pieno di una crisi di governo, i riflettori ora sono puntati sui litigi fra i politici, ma la situazione degli italiani è drammatica: 500 mila posti di lavoro persi, probabilmente sarà sempre peggio. PierPaolo Bombardieri, che cosa si rischia?

— Si rischia l’esplosione del conflitto sociale. C’è una bomba sociale pronta ad esplodere perché, come giustamente accennava prima, 500 mila persone hanno perso il lavoro, si tratta di contratti a tempo determinato e temporaneo. Vi è il rischio per quanto riguarda altri 700 mila posti a causa del blocco dei licenziamenti. Potrebbero chiudere attorno ai 300 mila punti vendita e qui dovremmo aggiungervi altri lavoratori.

Abbiamo bisogno di intervenire su questo dramma e abbiamo chiesto che ci sia una proroga del blocco dei licenziamenti e una proroga dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali anche grazie al programma europeo SURE, un programma finanziato l’anno scorso che può essere finanziato anche quest’anno.

— I politici a suo avviso stanno sottovalutando questa situazione drammatica?

— Secondo noi stanno sottovalutando il rischio sociale di una deflagrazione di questi problemi, loro vivono in una realtà virtuale, hanno perso sempre di più contatto con la realtà del Paese in questa situazione drammatica che i cittadini stanno attraversando sotto il profilo dell’occupazione, sotto il profilo sanitario e sociale.

— Quali sono le misure più urgenti da adottare per evitare la bomba sociale?

— Intanto servirebbe un metodo, in Europa viene chiamato il metodo del dialogo sociale, che prevede il coinvolgimento degli attori sociali più importanti di questo Paese. Avevamo proposto la costituzione di un Patto per l’Italia, un momento di confronto per decidere quali sono le linee da adottare per contrastare questi grandi problemi. Per noi il tema dell’occupazione è la priorità assoluta, poi c’è la sanità, il rispetto della sicurezza sul lavoro. Ci aspettiamo che si riesca a parlare insieme di politiche industriali e di politiche attive del lavoro, strumenti con i quali è possibile intervenire per rispondere alla grande crisi utilizzando le risorse in arrivo dall’Europa.

Nella manovra economica, ma anche più in generale nelle scelte politiche degli ultimi governi non vi è nulla per i giovani. Perché questo problema non viene affrontato?

— Noi abbiamo posto questo problema al governo sostenendo la necessità di attivare investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali. Attraverso una nuova politica economica crediamo sia possibile utilizzare la teoria del moltiplicatore keynesiano degli investimenti. Ci sarebbe la possibilità di costruire nuovi posti di lavoro e il ricircolo dell’economia reale.

Abbiamo chiesto al governo di accelerare gli investimenti, vediamo che il governo non è ancora riuscito a sbloccare i cantieri. Abbiamo chiesto di utilizzare politiche industriali sotto un profilo sostenibile che dovrebbero portarci all’economia verde e circolare. Chiediamo fortemente al governo di accelerare questi finanziamenti per creare nuovi posti di lavoro, posti di lavoro stabili e dignitosi.

La prima preoccupazione che abbiamo espresso durante le nostre richieste al governo è la necessità di dare una risposta ai tantissimi giovani in Italia che non cercano lavoro né studiano, si tratta di 2 milioni di ragazzi all’anno. Servono politiche attive del lavoro che riescano a mettere insieme offerta e domanda di lavoro attraverso formazione e riqualificazione professionale. Nella manovra finanziaria su questo ci sono pochi interventi, erano previsti solo 400 milioni. Nel programma di Next Generation c’è uno stanziamento importante, ma aspettiamo di vedere come verrà declinato.

— I finanziamenti ci sono, il problema sono le scelte politiche. Sembra che i giovani non contino nulla per la classe dirigente, questo perché gli elettori che “contano” sono i pensionati? Lei è fiducioso, cambierà il paradigma?

— Purtroppo non ci sono misure adeguate nemmeno per i pensionati! In questo anno il governo non ha mai dato un segnale ai pensionati. Abbiamo chiesto di fare una legge sulla non autosufficienza e sul problema dell’assistenza ai pensionati. È un problema nel nostro Paese, ma anche nel resto d’Europa. Speriamo che ci siano sistemi legislativi in grado di offrire un’assistenza degna di questo nome.

Sui giovani dobbiamo per forza essere fiduciosi. Noi lavoriamo per cambiare le cose, non possiamo abbatterci. Il quadro d’insieme di fronte a noi è a tinte fosche, ma noi dobbiamo lottare per accendere le luci e per migliorare questo quadro. Abbiamo delle idee e facciamo delle proposte, le continueremo a fare in questi giorni alla politica, al governo e, se necessario, al Presidente della Repubblica.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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