03:14 05 Marzo 2021
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Si chiama Mistipé il primo partito rom italiano, che punta ad un seggio in Parlamento. La leader Giulia Di Rocco a Sputnik Italia: "Contro di noi troppi discorsi d'odio, ora vogliamo entrare nelle istituzioni".

Troppa cattiveria e discriminazione contro i rom. Per questo in Italia è nato Mistipé, il primo partito politico che punta a dare ai nomadi una rappresentanza in Parlamento. “Negli ultimi due anni ci sono state campagne becere contro i rom da parte di alcuni esponenti politici e troppi discorsi di odio in tv, creare un partito politico era l’unico modo che avevamo per difenderci”, spiega Giulia Di Rocco, fondatrice e leader della nuova formazione politica raggiunta al telefono da Sputnik Italia.

È stata sua l’idea di dar vita ad un partito per portare i nomadi nelle istituzioni. A far parte del direttivo ci sono anche altre due attiviste per i diritti dei rom Virginia Morello, anche lei abruzzese, e la stilista molisana Concetta Sarachella.

— Un gruppo tutto al femminile, è un caso?

— Assolutamente no, vogliamo mandare un messaggio forte sulle pari opportunità. Oggi le donne rom sono doppiamente discriminate, per non parlare di quelle che vivono nei campi che sono discriminati il triplo. La donna rom è concepita solo come moglie madre o sorella, non è ammesso che possa lavorare o studiare, basta guardare i dati sull’abbandono scolastico. Per chi vive nei campi c’è il problema della cittadinanza. Spesso queste ragazze sono costrette a sposarsi anche giovanissime perché il matrimonio rappresenta l’unico modo per emanciparsi. Lì non esiste la fanciullezza, all’arrivo delle prime mestruazioni le bambine vengono già considerate adulte.

— Quali sono i punti principali del vostro programma politico?

— Innanzitutto quello di avere una rappresentanza all’interno delle istituzioni per portare avanti le nostre istanze. C’è stato qualche partito politico che l’ha fatto ma per noi non è abbastanza. Poi la parità dei sessi, combattere le discriminazione e l’odio razziale con azioni mirate e una campagna di sensibilizzazione sulla cultura rom, promuovere l’inclusione sociale e l’inserimento scolastico per i ragazzi.

— Puntate ad un seggio in Parlamento?

— Perché no, lavoreremo per questo. L’Italia è molto indietro da questo punto di vista rispetto agli altri Paesi europei. La Spagna, ad esempio, ha un “segretariato gitano” e sono diversi i rom a sedere in Parlamento.

Qui invece o ti assimili o sei emarginato. Noi vogliamo far sapere al mondo politico italiano che c’è ormai c’è una rappresentanza rom anche in Italia.

— C’è qualche partito politico che vi ha contattato?

— Su questo preferisco non sbilanciarmi, è prematuro. Certo, ci sono dei partiti che hanno pensato ai rom nei loro programmi elettorali e altri che, al contrario, hanno incentrato le loro campagne elettorali sull’odio verso i rom con iniziative becere e prendendoci come capro espiatorio.

Ma noi rom italiani siamo meno di 200mila, lo 0,026 per cento della popolazione. Che minaccia siamo per l’Italia? C’è ancora troppo odio per i nomadi e per il diverso in generale nel nostro Paese.

—Cosa pensa dei campi rom?

— È vergognoso che ci siano ancora, è un retaggio della mentalità fascista che c’era qui in Italia. Il rom non è nomade per cultura, ma riesce a vivere e ad inserirsi nella società civile rispettando le regole. D’altra parte non si può risolvere il problema spostando i campi da una zona all’altra o mettendo in campo le ruspe. Ci vuole il dialogo con i rappresentanti dei rom. Molti di quelli che vivono nei campi oggi non si fidano più delle istituzioni.

— Tu hai incontrato Papa Francesco e anche il presidente Mattarella, cosa vi siete detti?

— Sono diversi anni che partecipo alle celebrazioni in ricordo dell’olocausto come rappresentante dei rom uccisi nei campi di sterminio. Al presidente della Repubblica ho regalato la bandiera romanì. Le sue parole sono state molto toccanti, lui recrimina e rigetta tutte le discriminazioni. Papa Francesco, invece, l’ho incontrato grazie ad un evento organizzato dalla fondazione Migrantes. Anche a lui ho regalato la nostra bandiera. Lui ha voluto posare con la bandiera per i fotografi e le immagini sono subito diventate virali.

— Ci sono ancora troppi pregiudizi in Italia nei confronti dei rom?

—Certo, si ricordano di noi solo durante la campagna elettorale perché siamo italiani e possiamo votare, ma finora nessuno ha fatto nulla di concreto per superare le discriminazioni. Poi c’è la questione della narrazione che viene fatta sui giornali e sui mezzi di comunicazione. Non è vero che i rom sono tutti delinquenti, sarebbe come dire che gli italiani sono tutti mafiosi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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