10:52 21 Gennaio 2021
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Il vaccino “Made in Italy” sviluppato dalla società ReiThera (sede a Castel Romano, vicino a Roma) in collaborazione con l'Istituto Spallanzani e finanziato dalla Regione Lazio e dal Ministero dell’Università e ricerca, ha superato la Fase 1 della sperimentazione e sarà pronto entro estate.

Il Presidente di ReiThera Antonella Folgori e il Cofondatore e responsabile dello sviluppo tecnologico di ReiThera Stefano Colloca hanno partecipato alla conferenza stampa online organizzata dall’Associazione della Stampa Estera. Nel corso dell'incontro virtuale Sputnik Italia ha avuto possibilità di fare una domanda importante che riguarda non solo il nuovo farmaco antivirale italiano ma i vaccini in generale.

Il vaccino GRAd-COV2 si basa su un adenovirus di gorilla. Il suo obiettivo è trasportare una sequenza di codice genetico che provoca la reazione del nostro sistema immunitario e lo spinge a sviluppare degli anticorpi. Il bersaglio è la proteina Spike, che il coronavirus usa per aggredire le cellule umane.

Tempistiche e l'eventuale approvazione da parte dell’EMA: Le fasi 2 e 3 della sperimentazione clinica del vaccino italiano dovrebbero concludersi nei prossimi mesi.

“Siamo in via del completamento della prima fase della sperimentazione del nostro vaccino sugli adulti fino a 55 anni di età. In questo momento stiamo elaborando anche i dati che riguardano i volontari di età compresa fra 65 e 85 anni. Vogliamo lanciare la fase 2 a febbraio e poi proseguire il più velocemente possibile con la fase 3 che speriamo di iniziare in primavera sui diversi migliaia di volontari. Se tutto va bene e il vaccino si dimostra sicuro ed efficace, contiamo di sottomettere tutto il pacchetto di dati all'agenzia regolatoria e all'Ema per ottenere l'approvazione del nostro vaccino”, - ha spiegato il Presidente di ReiThera Antonella Folgori.

Capacità di produzione:

Lo stabilimento situato a Castel Romano ha già completato la realizzazione di 100 mila dosi e sta accelerando la produzione per raggiungere una capacità di milioni di dosi.

Secondo il responsabile dello sviluppo tecnologico Stefano Colloca, appena la facility sarà validata a marzo, a pieno regime e con le risorse necessarie, l'azienda avrà capacità di produrre “almeno 10 milioni di dosi al mese”. La quantità annuale invece sarà di circa 100 milioni di dosi all'anno.

Dunque, ReiThera sarà perfettamente in grado di garantire all'Italia l’autonomia vaccinale ma può anche espandere la propria produzione per fornire gli altri paesi.

“Siamo aperti alla distribuzione del vaccino a qualunque Paese del mondo che manifesta l’interesse”, - ha sottolineato il cofondatore di ReiThera.

Com'è il vaccino italiano diverso dagli altri?

Innanzitutto, come ha mostrato la fase 1, è sufficiente iniettare una sola dose - la scelta monodose permette di dimezzare i tempi e ridurre i costi.

E poi, a differenza da Pfizer-BioNTech e Modena, il farmaco di ReiThera è un vaccino “a vettore adenovirale” derivato dai primati non umani.

“Abbiamo messo a punto un vettore isolato dal gorilla che appartiene ad una famiglia particolare di adenovirus, al cosiddetto gruppo “C”, che ha dimostrato di essere particolarmente immunogenico e anche efficace in modelli animali. E quindi speriamo che queste caratteristiche si possono tradurre anche nell’uomo”, - ha precisato Antonella Folgori.

Infine, il vaccino italiano si mantiene stabile a una temperatura compresa fra -2 °C e -8 °C e dunque potrebbe essere conservato in maniera semplice rispetto al vaccino di Pfizer-BioNTech, attualmente in uso anche in Europa, che richiede temperature molto più basse.

Nuovi varianti possono limitare la copertura dei vaccini?

“I primi dati che abbiamo a disposizione sono molto incoraggianti. Sicuramente la variante inglese non è in grado di sfuggire all’immunità stimolata dal vaccino. Non ci sono ancora dati per la variante sudafricana… Però questo aspetto sicuramente farà parte della complessità di problemi futuri da affrontare”, - ha sottolineato Stefano Colloca. 

Domanda di Sputnik ItaliaUn vaccinato possa trasmettere il virus? Cosa dicono gli studi? Gli esperti hanno deciso di rispondere a due voci.

“Il primo dato molto chiaro che viene fuori dagli studi dice che, oltre ogni più rosea aspettativa, il vaccino è molto efficace nel prevenire il Covid sintomatico. Ritengo che questo sia il punto importante che in questo momento si può affermare con una certa sicurezza. Se il vaccino dia un’immunità sterilizzante, questo si capirà solo con la vaccinazione su larga scala ma gli studi non erano disegnati per questo scopo”, - ha notato Stefano Colloca.

“Tutti gli studi effettuati fino ad oggi e resi pubblici sono stati concentrati sulla capacità del vaccino di avere un effetto sull’infezione sintomatica e sulla malattia. Quindi è troppo presto per dire se effettivamente il vaccino possa indurre la cosiddetta immunità sterilizzante.

Per noi è sicuramente difficile fare una valutazione del genere perché siamo ancora in fase iniziale di sperimentazione. Ma nemmeno i produttori di quelli vaccini, che hanno superato la fase 3 e che sono state approvate, possono trarre questa conclusione. È un argomento assolutamente importante ma, come dicevo, è ancora presto per poter rispondere a questa domanda”, - ha aggiunto Antonella Folgori.

“Tuttavia, io ritengo che se un vaccino è efficace nel prevenire l'infezione polmonare, la malattia più grave, sicuramente il farmaco avrà un impatto sulla trasmissione del virus. Da questo punto di vista, io credo che si possa essere molto ottimisti. Quindi, i vaccini limiteranno la trasmissione del virus. Ma se saranno in grado di bloccarlo completamente, questo bisognerà ancora vederlo“, - ha concluso Colloca.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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