19:52 21 Gennaio 2021
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Dopo l'assedio di Capitol Hill, Twitter ha deciso di bloccare in modo permanente l'account di Donald Trump da 88 milioni di follower. Il rischio, secondo il social network, è che in futuro il presidente uscente possa nuovamente incitare all'odio e alla violenza.

“Dopo aver revisionato i più recenti tweet di @realDonaldTrump e averli contestualizzati, analizzando come vengono recepiti e interpretati su Twitter e fuori, abbiamo deciso di sospendere permanentemente l’account per evitare ulteriori rischi”, - ha fatto sapere il social network nella sua nota ufficiale.

Twitter ha dato il buon esempio e pochi minuti dopo anche Facebook e Instagram hanno bandito The Donald.

Gianluca Comin, Professor Communication Strategy, Luiss Guido Carli di Roma
© Foto : Gianluca Comin
Gianluca Comin, Professor Communication Strategy, Luiss Guido Carli di Roma

Si tratta di una difesa della democrazia o censura? Una azienda privata può avere una funzione pubblica? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Gianluca Comin, Professore di Communication Strategy presso la Luiss Guido Carli di Roma.

— Professore Comin, qual è la Sua lettura della “chiusura permanente” dell'account personale del presidente uscente Donald Trump per il quale Twitter era da sempre un importante mezzo di comunicazione? Aspettava una mossa del genere che praticamente ha lasciato Trump senza la sua “arma” preferita? 

— Era ipotizzabile che Twitter potesse arrivare all'estrema decisione di chiudere l'account di Trump dopo settimane in cui cancellava i suoi tweet più controversi, anche se questa scelta ha sollevato un grande dibattito tra gli esperti.

Per Trump è nell'immediato un grande problema, perché proprio attraverso il social network ha alimentato il suo storytelling, mobilitando la sua base politica. Molta parte della comunicazione che non vuole passare attraverso i media mainstream deve oggi necessariamente fare ricorso ai social network e alla comunicazione digitale e per un politico non poterlo più fare è indubbiamente un grave danno. Nel giro di pochi mesi la comunicazione, i suoi flussi e i suoi strumenti sono stati completamente stravolti. Ricordo, ad esempio, la necessità, nata a seguito della pandemia, di verificare la veloce e incontrollata diffusione di fake news attraverso sistemi di fact-checking.

— Le convincono le spiegazioni di Twitter che ha preso questa decisione “in seguito alle ripetute violazioni delle regole da parte di Trump, che avrebbe “incitato anche il popolo alla violenza”? Oppure ha ragione il Tycoon quando parla della “violazione della libertà della parola” e “cospirazione” contro di lui?  Perché come il bersaglio è stato scelto proprio Trump, visto che ci sono dei vari leader mondiali che usano Twitter in maniera simile? 

— Twitter è una società privata e ovviamente avrà valutato le conseguenze legali della sua scelta. La mia opinione è che la libertà di espressione e parola è un bene superiore e che non può essere condizionata dalle decisioni discrezionali e autonome di un gruppo di manager che di volta in volta possono decidere chi censurare e chi no.

Oggi Trump, domani un governo legittimo di un Paese o un leader di un movimento di liberazione o che altro? Ci vogliono regole chiare e condivise per evitare fake news o l'uso massiccio di boots che possono distorcere il dibattito politico e un regolare confronto elettorale. Ma queste regole le devono fare governi legittimamente eletti o istituzioni sovranazionali e non dei privati, chiunque essi siano, come rimarcato da Angela Merkel o dal ministro francese Bruno La Maire.

No alle censure, dunque, ma allo stesso modo credo si debbano impedire anche i blackout informativi che certi Paesi hanno imposto chiudendo i social network che amplificavano proteste sociali o politiche.

— Che effetto potrebbe avere il blocco sulla reputazione dello stesso Twitter, visto che dopo la sospensione dell'account di @realDonaldTrump i titoli del social network hanno perso il 2,78% nelle contrattazioni after-hours a Wall Street?

— Come in altri casi, l'effetto potrebbe essere un boicottaggio su scala globale. Centinaia di migliaia di iscritti potrebbero cancellarsi dal social network con pesanti ripercussioni sul business, come dimostra il crollo a Wall Street nella giornata odierna.

Vedo inoltre crescere un dibattito sulla libertà di espressione che non fa certo bene a Twitter dal punto di vista della reputazione. Ricordiamo, infine, la sentenza dello scorso luglio: una commissione di tre giudici della Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Secondo Circuito, a New York, ha deliberato all'unanimità che il Presidente Trump ha violato la Costituzione impedendo alle persone di seguire il suo account Twitter perché lo hanno criticato o deriso. Queste controversie certamente non aiutano la reputazione del social e fanno riflettere sul potere che questo esercita sull'informazione.

— Secondo lei, questo tipo di censura potrebbe spingere verso la nascita delle piattaforme alternative? Che taglio avranno?

— Penso di sì e saranno piattaforme omogenee per pensiero politico, quindi luoghi dove si scambieranno opinioni persone che la pensano allo stesso modo. Non saranno dunque luoghi interessanti per chi vuole dire la sua in modo diverso o vuole capire ed informarsi senza passare solo dai network tradizionali e mainstream, ma si accentuerà invece la tendenza a creare delle “Filter Bubble”, ovvero luoghi dove il pensiero si confronta sempre più con opinioni omogenee.

Certamente, l'esempio di Telegram che ipotizza ulteriori frontiere tecnologiche, ci fa riflettere sulla possibilità di cercare e creare volontariamente metodi alternativi per "sfuggire" alla censura. Dunque, ora più che mai, sicurezza cibernetica, informatica e informazione si intrecciano dando vita, forse, a nuovi sistemi e modi di intendere la comunicazione: la strada è tutta in salita e certamente da valutare passo dopo passo, anzi, post dopo post.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Donald Trump, USA, Italia
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