10:33 23 Gennaio 2021
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L'indicazione dei 67 siti idonei per i depositi nazionali di rifiuti nucleari ha provocato una levata di scudi in diverse regioni. Dalla Sicilia arriva un no assoluto e trasversale, dalla politica, dai comitati e dalle imprese.

"La Sicilia ha pagato un tributo ambientale molto alto con i petrolchimici e siamo assolutamente contrari ad un deposito nucleare nazionale in Sicilia. Deve valere il principio di prossimità, ogni regione deve gestirsi i suoi rifiuti, non può prendersi carico di quelli degli altri”. Con queste parole Angela Foti, la vicepresidente dell'Assemblea regionale siciliana del gruppo Attiva Sicilia, commenta la designazione della Sicilia per ospitare il parco tecnologico nazionale.

Tolti i sigilli alla Carta nazionale aree potenzialmente idonee (Cnapi), nella mappa del Sogin compaiono cinque località ritenute adeguate a ospitare i depositi dei rifiuti radioattivi: Trapani, Castellana Sicula, Calatafimi Segesta, Petralia Sottana e Butera.

E se per le altre regioni sarà difficile trovare un accordo sul deposito nazionale, in Sicilia e Sardegna si preannuncia una resistenza durissima per via dell'insularità. Palermo ha già istituito un comitato tecnico, presieduto dall'assessore Toto Cordaro, per formulare le osservazioni scritte da inviare entro 60 giorni al Sogin per impedire i depositi nazionali.

Sputnik Italia ha intervistato l'onorevole regionale Foti che con il suo gruppo ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro la presenza delle scorie radioattive sull'isola.

– Dalla Sicilia si è levato un no assoluto ai depositi nazionali. Ci sono degli ostacoli oggettivi alla realizzazione?

Angela Foti
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Angela Foti

– La Sogin ha già escluso tutto il distretto del Sud Est e l'area del messinese per ragioni idrogeologiche e sismiche. Le scelte ricadono su quattro zone individuate tra Caltanissetta, Palermo e Trapani. Tuttavia le località di Calatafimi-Segesta, Petralia Sottana e Butera, con la presenza di un parco archeologico, grotte termali e aziende agricole, hanno forte vocazione turistica e agricola. Da decenni sono stati fatti investimenti sul territorio in questi comparti e l'indicazione dei siti in questi luoghi è vista come una pericolosa controtendenza.

– Non si rischia di  cadere in una logica "not in my backyard"?

–  Nella scelta dei siti devono essere presi in considerazione alcun criteri. Il ragionamento su un deposito nazionale non rispecchia il criterio di prossimità, ossia i rifiuti vanno gestiti nel luogo più vicino possibile a dove vengono prodotti. Quindi nel caso della Sicilia significa che noi possiamo gestire i nostri rifiuti ma non possiamo importare quelli degli altri.

Il secondo criterio è quello dell'ambito. Se regioni contigue e poco popolose come il Molise o l'Abruzzo o l'Umbria, ritengono troppo oneroso avere un proprio deposito, possono accorparsi e farne uno comune. Ma noi siamo un'isola e non possiamo accorparci con altre regioni contigue.

Per via dell'insularità, che già costa alle imprese e ai siciliani 6 miliardi e mezzo l'anno, il flusso dei rifiuti nucleari può essere solo in entrata, non in uscita.

Che i rifiuti delle altre regioni debbano attraversare tutta l'Italia per finire in Sicilia è una cosa oggettivamente, non solo emozionalmente, inaccettabile.Noi possiamo gestire i nostri rifiuti radioattivi, non quelli degli altri. Quindi non è un atteggiamento Nimby, è un rispetto del principio di prossimità.

– I siti scelti si trovano per lo più in regioni del Sud. Ritiene che nella classificazione delle 67 location ci sia stata una pregiudiziale anti-meridionale?

– Non ci troverei nulla di nuovo perché questo atteggiamento purtroppo lo rinvengo nel tempo in diversi settori, quindi non mi stupirebbe più di tanto, ma non voglio buttarla sul complottismo. Ci sono sufficienti ragioni oggettive e scientifiche per respingere questo tipo di proposta e smantellare questa relazione che ci indica come potenzialmente idonei a ricevere un deposito nazionale.

Per me la legge a monte è sbagliata. Ogni regione deve gestirsi i suoi e chi vuole faccia  un accordo con la regione vicina per fare un deposito in comune, ma da noi non si viene a sversare nulla che non sia stato prodotto, utilizzato e sfruttato dai siciliani.

– L'indicazione del Sogin ha incontrato un'opposizione trasversale all'interno delle istituzioni siciliane, sia nell'Ars, che in giunta che nei comuni. La politica locale è compatta nel non volere questi depositi oppure no?

– Io posso dire di aver registrato almeno qui in Sicilia un coro unanime di no. Anche la Sardegna si sta muovendo con comitati, associazioni, compresa la parte politica che è avversa a questo tipo di soluzione.

Immagino che anche nelle altre regioni ci siano opposizioni del genere, ma il compito della politica (e a questo si doveva pensare quando è stata fatta la legge del 2010) deve essere quello di governare i processi non di contrastarli quando provengono da un dettato normativo.

Quindi io faccio la mia proposta: l'unica soluzione è quella di aggregare regioni che per contiguità territoriale con il minimo tratto possibile accumulino in più depositi le proprie scorie. Noi abbiamo una delle regioni più estese e più popolose, quindi noi possiamo avere soltanto un nostro proprio deposito per i nostri scarti.

– Sicilia Attiva ha immediatamente fatto uscire un comunicato di contrarietà, pianificate di portare avanti iniziative a riguardo?

La nostra nuova capogruppo, Elena Pagana, il giorno stesso in cui è uscita la mappa del Sogin ha fatto una richiesta al presidente dell'Ars di calendarizzare una seduta di dibattito per un confronto con il presidente e gli assessori, mi auguro alla presenza di tutta la giunta, per aggiornarci sullo stato dell'arte e produrre una ulteriore mozione dia mandato al presidente di assumere un certo tipo di indirizzo. Porteremo avanti una attività dell'Ars ad adiuvantum, anche se devo dire che il fatto che già la giunta si sia espressa sulla stampa in maniera chiara sul fatto che il deposito nazionale qui non si farà.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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