12:12 16 Maggio 2021
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Difficile immaginare ma la Brexit è diventata una realtà. A quattro anni dal referendum, dopo intensi negoziati e 47 anni di “storia europea”, il 1° gennaio la Gran Bretagna ha ufficialmente lasciato l'Unione Europea.

Comincia la fase di buon vicinato, segnata però da diverse incognite. Secondo molti analisti, che fanno riferimento ai “buchi” nell’accordo e ai nodi ancora da sciogliere, si tratta di un divorzio solo a metà. Oltre a questo, il post-Brexit potrebbe causare una serie dei disagi di carattere burocratico e minacciare l'integrità del Paese. E la sfida dell'Europa sarà invece quella di mantenere l'unità del blocco e di prevenire le nuove exit.

Che impatto avrà la Brexit sulla Gran Bretagna e sull'integrazione europea? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Filippo Romeo, Analista of Vision & Global Trends.

— Filippo, chi, a tuo avviso, è uscito vincitore o perdente dallo storico accordo sulla Brexit? È davvero “un buon patto per tutti”, come l'ha definito Boris Johnson?

— È ancora troppo presto per individuare chi trarrà maggiori benefici da questo accordo. Di certo l'intesa raggiunta ha evitato la drammaticità del no deal che senz'altro avrebbe penalizzato, almeno nel breve periodo, entrambe le parti.

La Gran Bretagna, pur non rimanendo vincolata ai regolamenti dell’Unione, continuerà ad avere accesso al mercato europeo -che rappresenta il più grande mercato di consumatori a livello globale- nel rispetto delle norme del Paese importatore e degli standard UE, ma con delle condizioni altamente flessibili mai concesse dall’UE ad altri soggetti.

È condivisibile l'idea di alcuni analisti secondo cui si tratterebbe di un’unione doganale mascherata. Se questo è stato senz'altro un importante risultato rivendicato da Johnson come pieno recupero della sovranità legale, non è da escludere che "l’autonomia regolamentare”, se non adeguatamente rispettata, possa far perdere l'accesso al mercato europeo e, quindi, rivelarsi un vero e proprio boomerang che costringerà Londra a continui adeguamenti e revisioni.

Sul punto si ricorda che, sin dal 1973, per la Gran Bretagna l’accesso al mercato europeo ha rappresentato uno dei maggiori obiettivi della sua adesione all’allora CEE, oltre a quello geopolitico di controbilanciare l’ascesa della Germania. Circa quest'ultimo, non è un caso che l'uscita della Gran Bretagna ha consentito all’UE di fare in pochi mesi, complice anche la pandemia, grandi balzi in avanti sul fronte dell’integrazione, mostrandosi più forte e identitaria. E’, inoltre, importante sottolineare che, stante gli attuali equilibri geopolitici in atto, Bruxelles non avrebbe mai accettato un accordo che non rispecchiasse il suo interesse.

— Cosa cambierà in pratica per il Regno Unito con una rottura dopo 47 anni dal punto di vista di commercio, viaggi, lavoro, studio ed Erasmus?

— Dal primo gennaio di quest'anno il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea. L’accordo ha evitato di compromettere l’interscambio tra queste due entità attestatosi a quota 43% di prodotti e beni che, nel 2019, dal Regno Unito hanno raggiunto l’UE. Di contro i Paesi dell’UE risultavano meno esposti dal momento che le loro esportazioni verso Londra si aggirano intorno alla media del 6%, con l’Italia che rappresenta l'ottavo Paese fornitore del Regno Unito a livello globale preceduta da Germania, USA, Cina, Olanda, Francia, Belgio e Norvegia.

I cambiamenti in ambito commerciale obbligheranno il Regno Unito a compilare delle dichiarazioni doganali per ogni merce spedita, ciò certamente rallenterà le operazioni di scambio, nonostante siano state previste notevoli semplificazioni. Il settore della pesca, che seppur rappresenta un comparto minore in termini commerciali, è stato dirimente in ambito di trattative che si sono concluse con la concessione ai pescatori europei di poter continuare a pescare in acque britanniche, riconsegnando solo il 25% del pescato.  

Per quanto riguarda il resto, dal 1° gennaio coloro i quali intendono raggiungere la Gran Bretagna per lavoro dovranno essere muniti di visto, ottenibile solo a seguito di una concreta offerta lavorativa, di cui saranno dispensati i turisti che soggiorneranno per un periodo inferiore ai 3 mesi.

Il governo britannico ha inoltre deciso di abbandonare il programma Erasmus con la conseguenza che dal prossimo anno gli studenti europei intenzionati a studiare in Gran Bretagna dovranno munirsi di visto.

— Quale effetto avrà la Brexit sulla Scozia che da anni vuole stare dentro l'Unione Europea e fuori dal Regno Unito? E come reagirà l'Irlanda del Nord? Il Regno sarà, secondo te, sempre meno unito?

​— Si tratta di due questioni estremamente delicate. Con riferimento all’Irlanda del Nord, al fine di prevenire la ricostituzione del confine all'interno dell'isola irlandese, l'accordo prevede che la stessa rimarrà soggetta alle regole del mercato unico dell'Ue sui prodotti. Tale condizione potrebbe, nel medio lungo periodo, offrire la possibilità a Dublino di far breccia tra gli irlandesi del nord ancora legati alla Corona per ottenere una riunificazione pacifica dell’isola.

In Scozia, di contro, la situazione si presenta più complicata dal momento che una consistente fetta della popolazione non ha gradito la Brexit, ed in particolare gli effetti legati alla negazione dell’Erasmus, e vi è altresì fermento per la richiesta di un nuovo referendum voluto con forza anche dall'attuale Premier scozzese Nicola Sturgeon. 

E’, dunque, evidente che tali fenomeni potrebbero minare l’unità del Regno. 

— Come si dice “il diavolo si nasconde nei dettagli”. Dopo aver analizzato una valanga di pagine (1246), alcuni esperti sostengono che l'intesa raggiunta offre poche certezze e lascia sospese molte questioni importanti. Quali sono i nodi ancora da sciogliere

— I nodi ancora da sciogliere sono molti e per lo più legati all'ambito dei servizi e dei servizi finanziari che, senz'altro, rappresentano una importantissima fetta dell’economia britannica e su cui si continuerà a negoziare ad oltranza. L’incertezza dettata dalle negoziazioni continue, potrebbe indebolire Londra. Come già accennato Londra se si allontanerà dagli standard prestabiliti, che verranno monitorati da organismi preposti, rischia di compromettere l’accordo. Pertanto, per mantenere la propria posizione di mercato in Europa, nel medio periodo, si vedrà costretta a rinunciare alla sovranità trovandosi a dover accettare le regole europee, oppure le tariffe che le verranno imposte.

Circa i servizi finanziari è importante sottolineare che i fornitori degli stessi dovranno rispettare le regole del Paese ospitante in ogni Stato membro e non potranno più beneficiare del principio del Paese di origine e del riconoscimento reciproco dei principi di passaporto per i servizi finanziari. Ciò farà sì che molti fornitori di servizi finanziari saranno costretti a trasferire la propria sede in Europa. 

— Uno degli incubi più forti dell’Europa sarebbe quello che il caso di Londra si trasformi in un precedente. Cosa deve fare Bruxelles per prevenire future exit? 

— La pandemia di Covid-19 ha impresso una drastica accelerazione di cambiamenti che potrebbe determinare dei sostanziali cambiamenti anche, e soprattutto, nei modelli economici di sviluppo. 

Rispetto al passato, a livello europeo sono stati compiuti passi decisivi con l'adozione di importanti misure - quali l'accordo sul Recovery fund e la sospensione del patto di stabilità – che stanno dando inequivocabili segnali circa la volontà di acquisire “maggiori gradi di autonomia” in ambito geopolitico. 

Per evitare nuove “Brexit” l'Europa dovrebbe far perno sulla sua biodiversità storico, culturale, di sviluppo tecnologico e valoriale (si pensi al fatto che in essa convivono le due grandi anime del cristianesimo), per far fiorire un nuovo paradigma di sviluppo economico ispirato a valori diametralmente opposti a quelli del liberalismo. E, poiché non c'è centralità per un sistema socio-economico che non abbia consapevolezza della propria identità e del proprio destino, qualora ciò non avvenisse, il rischio concreto sarebbe la regressione del continente a periferia culturale ed economica del mondo. Pertanto, una nuova architettura economica è concretamente realizzabile a condizione che l'Europa salvi la vocazione dei luoghi senza appiattirsi su un modello unico di matrice anglosassone - statunitense che nel corso del tempo ha eroso la sua anima spirituale e, quindi economico sociale.

La missione - soprattutto in questo momento storico - è ancora possibile dal momento che lo spirito dei popoli europei, ancorché contaminato dallo spirito del capitalismo odierno, è ancora fortemente intriso dei citati valori di cooperazione, gratuità e reciprocità, solidi architrave della civiltà europea. Eloquente, al riguardo l'approccio con cui l’Europa ha affrontato la pandemia Covid-19, decidendo di “salvare le vite a qualunque costo”. Dall'altro lato dell'Atlantico, e nella stessa Gran Bretagna, per come afferma Alain De Benoist (Diorama letterario n. 356) invece, si è optato per il “Non si fermare il capitalismo!” dimostrando di preferire i beni ai legami, i risultati alle relazioni, la concorrenza al legame sociale, i redditizi agli improduttivi, il guadagno alla gratuità. 

— In vista di una forte  crisi finanziaria causata dal Covid e dopo la Brexit, a tuo avviso, anche l'Italia potrebbe uscire dall'Ue e realizzare finalmente il suo progetto l'Italexit di cui si parla ormai da anni?

— Al momento è un'ipotesi che trovo poco realistica a fronte del fatto che L'Unione Europea a guida Merkel e Von der Leyen -con tutti i suoi limiti e le sue complessità elefantiache- sta vivendo un momento di rilancio espresso con la Next Generation UE, la cassa integrazione (Sure) per i lavoratori colpiti dalla pandemia e i vaccini. E l’Italia, in particolare, grazie al Recovery Plan si trova di fronte ad una occasione irripetibile che, se ben sfruttata, potrebbe senz’altro garantire il rilancio dell'intero Paese.

Vi è, inoltre da aggiungere che il fermento antieuropeista si è parecchio affievolito rispetto al passato al punto che alcuni di quei politici che l’avevano cavalcato hanno moderato i toni e rivisto le loro posizioni.

È evidente che il futuro dipenderà da molte variabili e su tutte le elezioni in Germania.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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