11:37 24 Gennaio 2021
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La ripresa dell'attività vulcanica dell'Etna fa aumentare la preoccupazione per scosse sismiche in Sicilia orientale, dove i vulcanologi non escludono un terremoto devastante, il Big One. Non è possibile sapere quando e dove colpirà, ma è possibile prevenire gli effetti distruttivi. L'esperto spiega in che modo.

A due anni esatti dall'eruzione di Natale del 2018, l'Etna, il vulcano più attivo d'Europa dà spettacolo con altissime fontane di fuoco e fiumi di lava che hanno acceso di rosso la notte tra il 21 e il 22 dicembre.

I siciliani non temono tanto Sua Maestà Mongibello, ma temono i terremoti che possono accompagnare la risalita del magma, come quello di Fleri del 26 dicembre 2018, tanto più che i vulcanologi dell'INVG di Catania concordano nel ritenere possibile l'arrivo del Big One, un terremoto catastrofico come quello che nel 1693 rase al suolo Catania.

L'ingegnere Luigi Bosco, già assessore regionale alle Infrastrutture ed ex presidente dell'ordine di Catania, ritiene che sia necessario diffondere la cultura della prevenzione sismica. Non è possibile prevedere terremoti ma si sa che arriveranno, e per questo bisogna costruire gli edifici ed adeguarli affinché possano resistere alle violenti scosse. Intervistato da Sputnik Italia l'ingegnere Bosco ha spiegato quali sono i rischi sismici dell'area e come prevenire gli effetti devastanti di terremoti anche poco intensi.

— L'attività vulcanica dell'Etna proprio in questi giorni ci riporta alla mente l'eruzione del 2018 accompagnata dal terremoto di Santo Stefano, che distrusse alcuni borghi pedemontani. Sappiamo che non esiste la possibilità di prevedere terremoti, ma senza fare allarmismi quanto è realistica l'ipotesi di un imminente terremoto distruttivo nella Sicilia orientale?

— Faccio una premessa generale: in questo territorio i terremoti possono essere o di origine vulcanica, legati all’attività dell’Etna, o di origine tettonica, legati all’attività della faglia ibleo-maltese che passa al largo della costa di Catania e interessa tutto il Sud Est della Sicilia orientale.

I terremoti di origine vulcanica possono essere severi ma solo su una piccola porzione di territorio. Ad esempio quello di Santo Stefano non era un terremoto di grande magnitudo, però essendo abbastanza superficiale come ipocentro, ha colpito severamente aree ristrette.

Quello che preoccupa è la faglia, la stessa che ha provocato terremoti distruttivi. L’ultimo di grande rilevanza è stato quello dell’11 gennaio del 1693 che provocò un numero enorme di morti, più del 50% della popolazione catanese ma anche in altre parti del Sud Est siciliano. L’ultimo in ordine di tempo legato a questa faglia, anche se di modesta entità, fu quello del terremoto di Santa Lucia del 13 dicembre 1990.

Quello che noi temiamo maggiormente è la possibilità che il territorio della Sicilia Sud orientale possa essere interessato, speriamo il più tardi possibile da un evento sismico paragonabile a quello del 1693, perché storicamente questi terremoti hanno un periodo di ritorno che va da 300 a 500 anni e noi siamo nel pieno del periodo di ritorno, perché da quel terremoto l’11 gennaio passeranno 328 anni.

— Come mai i terremoti di media entità nelle nostre zone  - ad esempio il 4.4 di Santa Venerina nel 2002 - sono così distruttivi, mentre terremoti molto più forti, come quello di Valparaiso del 2017, hanno impatti meno severi sulle abitazioni e infrastrutture?

— Alcuni terremoti sono superficiali, con un ipocentro abbastanza vicino alla superficie. Questi in generale non hanno una forte intensità, al di sotto di un 7 , attorno a  4- 4,5 però nelle zone vicine possono avere effetti importanti perché quello che conta è l’accelerazione al suolo che producono.

La magnitudo non è l'unico parametro da considerare, perché è una misura dell’energia sprigionata. Se l'energia è sprigionata in un’area molto vasta ha un certo impatto, se invece si concentra su una piccola area, come per i terremoti superficiali,  può produrre danni importanti, com’è avvenuto ad Ischia e come è avvenuto nel terremoto di Santo Stefano.

L’accelerazione al suolo misura il tipo di azione che poi viene trasmessa agli edifici. Se c’è una accelerazione del 10% rispetto alla forza di gravità è una bella sberla per le costruzioni. Qui a Catania dovremmo progettare per resistere al 25% di accelerazione, però già il 10% è un’azione importante sugli edifici.

— Gli edifici sono stati costruiti tenendo conto del rischio sismico o ci sono situazioni preoccupanti?

— La situazione è più preoccupante a Catania rispetto ad altre aree come Messina e Palermo, dove nacque consapevolezza delle costruzioni antisismiche rispettivamente dopo il terremoto del 1908 e quello del '68 del Belice.

Catania per una scarsa lungimiranza degli amministratori dell’epoca venne inserita in zona sismica nel 1981 e , per via delle norme transitorie,  solo a partire dal 1983 si iniziò a costruire secondo le norme antisismiche.

La somma di questi due fattori, periodo di ritorno del terremoto e mancanza di standard antisismici in grande percentuale degli edifici, ci fa stare preoccupati.  Questa preoccupazione dovrebbe portare alla messa in sicurezza sismica di tutte le scuole, a usufruire del Sisma Bonus con cui i cittadini potranno effettuare gli adeguamenti sismici senza mettere soldi di tasca propria per la sicurezza. Ma manca proprio la cultura della prevenzione antisismica e le amministrazioni preferiscono mettere la testa dentro la sabbia come gli struzzi.

— E’ possibile adeguare un'abitazione vecchia, un vecchio condominio, un edificio scolastico agli attuali standard antisismici?

— Ogni edificio è caratterizzato da una capacità di resistere a un certo livello di terremoto. Ora non è sempre possibile portare alla massima protezione dal terremoto che può colpire una certa area, ma sicuramente si possono apportare molti miglioramenti. Bisogna studiare con la verifica di vulnerabilità sismica il grado di resistenza di un edificio a un terremoto. Se la resistenza è bassa è assolutamente indispensabile attivare un processo di messa in sicurezza.

Io ho suggerito quando è possibile, e non sempre è possibile, l’isolamento sismico, altrimenti si può fare un irrigidimento periferico, quindi non invasivo, che consenta agli abitanti di rimanere dentro l’edificio. Quando non è possibile questo si può optare per un intervento di miglioramento dei pilastri, di risanamento, di controventamento, tutta una serie di interventi che ingegneri esperti in strutture antisismiche conoscono bene e che di volta in volta valuteranno per dare i giusti consiglio.

Credo che questo sia il momento giusto, perché con i contributi del Sisma Bonus i cittadini potranno effettuare la messa in sicurezza delle proprie case senza tirare fuori un euro dalle proprie tasche. E' ora di mobilitare le coscienze e mi fa piacere discuterne anche con voi perché ogni occasione di diffondere la cultura della prevenzione antisismica per me è un momento assolutamente gradito.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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